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Le strane statistiche del giudice di Bibbiano

Il presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, Giuseppe Spadaro, ha detto che il sistema è sano. Ma i numeri sugli allontanamenti che ha fornito lasciano dubbi

Giuseppe Spadaro, forse, ricorderà questo 2019 che ormai declina come uno dei peggiori anni della sua vita. Dopo un’estate infernale, e alla fine di un autunno da incubo, al presidente del Tribunale dei minori di Bologna sembrerà poca cosa perfino la grave intossicazione alimentare che in aprile gli aveva imposto un ricovero in ospedale.

Per Spadaro la guerra, quella vera, è iniziata alla fine di giugno, quando è scoppiata l’inchiesta «Angeli e demoni»: suo malgrado, da allora il magistrato è sotto i riflettori dei mass media e il suo ufficio è finito al centro dello scandalo per i presunti allontanamenti illegittimi dei bambini di Bibbiano, la cittadina emiliana che in quel campo (come l’intera Regione) è sotto la sua giurisdizione.

Nato 55 anni fa in Calabria, magistrato dal 1990 e dal 2013 in carica a Bologna, Spadaro ha disperatamente cercato di presentare se stesso e i suoi giudici come le «prime vittime» degli assistenti sociali coinvolti nell’inchiesta. Non è servito: il gorgo accusatorio dei social media lo ha risucchiato. A Spadaro «Angeli e demoni» ha rovinato anche luglio, agosto e settembre: il magistrato ha dovuto rinunciare al mare per scavare nei fascicoli da cui ha fatto uscire mille statistiche, a suo dire rassicuranti.

Ma l’inchiesta della Procura di Reggio Emilia, involontariamente, gli ha soprattutto stoppato la carriera: prima di Bibbiano veniva data per certa la sua promozione al vertice del Tribunale per i minori di Roma, il più importante d’Italia, per cui Spadaro aveva fatto domanda nel 2018. Il Consiglio superiore della magistratura era schierato con lui, Piercamillo Davigo in testa. A metà novembre, invece, lo stesso Csm ha sospeso tutto.

Ai primi di luglio, del resto, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha avviato un’indagine amministrativa sull’ufficio di Spadaro.

È vero che gli ispettori ministeriali, da buoni magistrati, non sono mai troppo severi con i colleghi dei quali si occupano. Ma stavolta il Guardasigilli ha domandato un’analisi insolitamente approfondita: Bonafede ha ordinato di «andare oltre l’acquisizione documentale» e di «ascoltare giudici, personale amministrativo, avvocati e altri soggetti in grado di fornire informazioni».

Non contento, l’11 novembre Bonafede ha chiesto agli ispettori un supplemento d’indagine «sui rapporti tra giudici e operatori che potrebbero aver determinato situazioni d’incompatibilità, e sulle misure adottate dal presidente». Cioè dal povero Spadaro. Questo supplemento d’ispezione è stato probabilmente motivato dal fatto che nelle intercettazioni di «Angeli e demoni» era emersa la vicinanza tra uno dei 41 giudici bolognesi e gli psicologi Claudio Foti e Nadia Bolognini, al centro delle indagini. Il 27 agosto Spadaro aveva sostituito il magistrato in questione, ma non c’è stato nulla da fare: un mese fa, la nuova ispezione ha indotto il Csm alla prudenza.

Come se i guai non bastassero, in novembre è arrivata la ciliegina sulla torta: l’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia ha inviato a Bonafede e al Csm un rapporto sulle presunte inadempienze del Tribunale di Spadaro.

Ne esce un quadro più che fosco, cupo. Gli avvocati lamentano che a Bologna ci sono procedure di sospensione della potestà genitoriale, e addirittura di adottabilità dei bambini, «in cui da oltre un anno non vengono fissate le udienze». Denunciano «il sistematico, mancato reperimento dei fascicoli in cancelleria e negli uffici dei magistrati» e lo «smarrimento di fascicoli». La presidente dell’Ordine, Celestina Tinelli, sostiene che spesso «gli avvocati non possono nemmeno partecipare alle udienze». E la grana rischia di ripetersi con iniziative analoghe di altri Ordini legali emiliani…

Alla fine di questa nera sequenza di avversità, il 14 novembre Spadaro è stato chiamato a rispondere alle domande della Commissione d’inchiesta sugli affidi minorili, varata dalla Regione Emilia-Romagna. Lì, caricato a molla, il magistrato ha finalmente potuto sfogarsi. Ha ricordato le offese e le minacce ricevute sui social media: «Mi hanno chiamato sequestratore di bambini!», ha protestato.

Il presidente ha cercato di rappresentare la piena efficienza del suo Tribunale: «Siamo tra i migliori in Italia» ha dichiarato con orgoglio. Ma poi è accaduto un fatto strano. Perché a Spadaro è stato chiesto conto di due numeri, fondamentali, che i giornali, concordi, gli avevano attribuito alla metà di ottobre: per dimostrare l’insussistenza di ogni problema e respingere l’accusa di un «sistema Bibbiano», Spadaro avrebbe riferito che tra 2018 e 2019 i Servizi sociali avevano chiesto al suo ufficio 100 allontanamenti, e che i suoi giudici ne avevano respinti ben 85.

Proprio alla Commissione regionale, però, quella statistica è stata sottoposta a critiche. Possibile che gli assistenti sociali avessero chiesto allontanamenti infondati nell’85 per cento dei casi? E come mai, davanti a quella valanga di errori, i giudici non avevano preso provvedimenti? Posto di fronte alla questione, Spadaro ha dato la sua versione: «È un equivoco», ha spiegato «perché i Servizi sociali non chiedevano 100 allontanamenti, altrimenti sarebbe stato un dato estremamente allarmante e io stesso sarei andato in Procura a segnalarlo».

Spadaro ha dichiarato che, al contrario, gli assistenti sociali avevano presentato 100 «segnalazioni di potenziale pregiudizio», cioè relazioni assai meno definitive. E non così preoccupanti.

Resta agli atti, però, un comunicato ufficiale dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, di cui lo stesso Spadaro è vicepresidente. L’11 e 12 ottobre, l’Aimmf si è riunita in congresso a Lecce, e nella nota finale di quell’assise si parla proprio delle 100 «richieste di allontanamento». Così la versione di Spadaro viene autorevolmente smentita proprio dall’associazione di cui è vicepresidente: «A seguito delle recenti e puntuali precisazioni fornite dal presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna» scrive l’Aimmf «è stato accertato che in 85 procedimenti su 100, avviati su richiesta della Procura minorile, era stata respinta la proposta di allontanamento dei minori dalla famiglia d’origine e il collocamento presso terzi suggerito dai Servizi sociali». L’annus horribilis di Spadaro, insomma, continua. 

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