M5S: tutto il potere allo strepito
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M5S: tutto il potere allo strepito

Di fronte a quel "boia" scagliato contro Napolitano dal cittadino-deputato Giorgio Sorial verrebbe voglia di riesumare il reato di vilipendio del capo dello Stato che pareva ormai andato in soffitta - Le reazioni in rete

 

“Tagliola, boia, cucire la bocca, tagliarci la testa”. Mi ricordo quei giochi formativi da scuola media in cui un insegnante ci dava una manciata di vocaboli e verbi e con quelli dovevamo costruire una frase. Ecco, neanche al più pazzo dei professori sarebbe mai venuta in mente quella successione di espressioni da film horror. Ci vuole dello stomaco per scovare dentro di sé una miscela così spregiudicata di suggestioni pulp. Che poi il bersaglio del cittadino-deputato Giorgio Sorial, ovviamente del Movimento 5 Stelle, fosse il presidente Napolitano mi colpisce per un motivo: fa venir voglia di riesumare nella sua attualità operativa il reato di vilipendio del capo dello Stato che pareva ormai andato in soffitta.

Perché una cosa è la critica, altra è l’iperbole violenta. Però penso che la sanzione sia già insita nell’attacco, cioè fin quando i 5 Stelle continueranno ad aprir bocca solo per urtare, in tutti i sensi, e usare le parole come cazzotti ma senza dar mai un contributo che sia più di una provocazione, una cacofonia o uno strepito, saranno solo degl’incivili disturbatori di professione. Mai una testuggine che abbia il ruolo effettivo di smontare il Palazzo o aprirlo come una scatola di sardine.

In realtà i grillini ci stanno benissimo, nel Palazzo. Si sono perfettamente accomodati e dall’alto degli scranni che hanno scelto, piccionaia turbolenta e multicolore, potranno srotolare i loro striscioni, arrampicarsi sui tetti, sputare o minacciare di sputare a chi passa sotto, inveire contro i nostri soldati, carabinieri e poliziotti che rischiano la pelle, vituperare politici vecchi e nuovi, indire conferenze stampa dal clamore equivalente alla quantità di guano scagliata e sguaiata. Ma non prenderanno mai più il voto di quella maggioranza silenziosa che li ha scelti per disperazione. Con entusiasmo, arrossendo nell’urna.

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