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Francia sotto choc ma pronta a reagire

La grande manifestazione a Parigi serve anche a scacciare i fantasmi della paura di nuovi attentati. Il dolore e la rabbia della comunità ebraica

La Francia è sotto choc per i tre giorni terribili: l'assalto alla redazione di Charlie Hebdo, costata la vita a 12 persone, della fuga e la successiva uccisione dei due fratelli Chérif e Saïd Kouachi, e la scia di morte - una giovane poliziotta urbana e quattro ostaggi - lasciata da Amedy Coulibaly fino alla sua uccisione nel supermercato kosher di Porte de Vincennes. In tutto 17 vittime (più i tre assassini anch'essi morti).


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Ma la Francia è anche un paese che vuole reagire. Prima ancora della grande marcia unitaria organizzata per domenica, con Parigi al centro del mondo e di tutte le tensioni.
Infatti la gente è uscita di casa, forse più per provare ancora reazioni normali che per manifestare: già oggi in tutto il Paese oltre 700mila persone si sono riversate nelle strade in decine di cortei diversi, il più imponente dei quali a Tolosa, città vittima nel 2012 della follia omicida dell'integralista islamico Mohamed Merah.

Le sinagoghe sbarrate
Come scosse di assestamento dopo il grande terremoto, ancora in mattinata di sabato sono risuonate qui e là le sirene della polizia, qualche petardo fuori dalle sinagoghe parigine sbarrate ieri sera per lo Shabbat, la prima volta dai tempi della seconda guerra mondiale.

Dov'è Hayat Boumeddiene?
Psicosi nella maggior parte dei casi, mentre in qualcuno - come quello della donna che ha fatto evacuare il parco di Disneyland gridando di essere Hayat Boumeddiene - la classificazione è più difficile.

Di Hayat Boumeddiene è aleggiato per ore il fantasma, da qualcuno agitato come uno spauracchio incombente, pronto a colpire alla cieca per vendicare il compagno Coulibaly ucciso nel supermercato kosher.
E invece si è appreso nel pomeriggio che Hayat non è in Francia dal 2 gennaio, giorno della sua partenza per un periplo con destinazione Siria.

La cellula del terrore
Mistero sui motivi e sulle attività, l'unica del gruppo di amici del terrore (i due fratelli Kouachi, la moglie di Cherif, Coulibaly e la stessa Hayat) che da anni si frequentavano, lottavano per le stesse cause, si indottrinavano dagli stessi imam e si facevano insieme i selfie: con il velo islamico e le armi puntate verso l'obiettivo.

Il dolore e la paura degli ebrei
Il giorno dopo il sanguinoso scontro con i terroristi islamici è stato il giorno del dolore più profondo per gli ebrei di Francia e del mondo, che hanno conosciuto i nomi dei loro morti.

Sul pavimento del supermercato kosher dove erano entrati per fare provviste sono rimasti uccisi Yoav Hattab - figlio del rabbino capo di Tunisi che era a Parigi per studiare - Yohan Cohen, che non era un cliente ma in quel supermercato ci lavorava, Philippe Braham e Francois-Michel Saada.

Davanti alle sinagoghe, lo sgomento e la paura insieme alla tentazione di andarsene dalla Francia in Israele, seguendo una tendenza che nell'ultimo anno si è impennata.

L'eroe musulmano del negozio kosher
È stato anche il giorno in cui si sono evocate le piccole e le grandi storie, in cui i testimoni hanno raccontato l'eroe musulmano nascosto nel frigorifero e il proprietario della tipografia diventata bunker dei fratelli Kouachi che ha avuto il sangue freddo di curare la ferita di uno di loro e di servire un caffè caldo.
In cambio, i due killer implacabili lo hanno lasciato andar via.

La grande manifestazione di domenica
Intanto all'Eliseo fervono i lavori per l'evento di domenica, che sta diventando di rilevanza mondiale ma al tempo stesso fa venire il sudore freddo al procuratore Francois Molins, costretto a imporre nuovi straordinari alle forze dell'ordine.

Duemila almeno in più a Parigi, oltre ai diecimila attivi nel quadro del piano antiterrorismo Vigipirate dispiegato da mercoledì.

Il piano è stato confermato al massimo livello di allerta per tutto il fine settimana, visto che ai leader europei, da Renzi alla Merkel, si sono aggiunti anche quelli mediorientali, prima di tutto Netanyahu e i reali di Giordania, ad aumentare la temperatura.

Le minacce di al Qaida
"Non sarete mai sicuri fin quando combatterete Allah, il suo messaggero e i fedeli", le parole di un capo di al Qaida della penisola araba risuonano sinistre nella mente dei francesi. Tanto più che fonti di polizia alla Cnn riferiscono che cellule terroristiche dormienti sarebbero state attivate in Francia nelle ultime 24 ore. Domani sono previste un milione di persone a Parigi, nella marcia fra place de la Republique e Nation, forse di più a sentire l'invito vibrante del primo ministro, Manuel Valls: "Sarà una manifestazione incredibile, che deve essere forte, degna, mostrare la potenza e la dignità del popolo francese che griderà il suo amore per la libertà e la tolleranza. Venite numerosi".

I Le Pen
Resta la nota stonata dei Le Pen, Marine e Jean-Marie, che alla storia della Francia unita in nome dell'ideale repubblicano e della libertà non credono. Quindi Marine, sempre invocando la pena di morte, ha chiamato i suoi seguaci a manifestare ma non a Parigi, in provincia, perché nella capitale "non è stata invitata". Il padre e fondatore del Front National, ha rispolverato il suo vecchissimo repertorio di provocazione nel momento meno opportuno: "Je ne suis pas Charlie". La frase provocatoria scritta sui muri di qualche liceo di Saint-Denis è diventata anche quella di Jean-Marie.(ANSA)

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