A Maierato i rifiuti industriali hanno sciolto il terreno
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A Maierato i rifiuti industriali hanno sciolto il terreno
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A Maierato i rifiuti industriali hanno sciolto il terreno

La spaventosa frana che nel 2010 travolse il paese calabrese non è stata provocata dalle piogge, ma dagli scarichi industriali smaltiti illegalmente

Corroso il terreno

L’acido ha “sciolto” il terreno. La spaventosa frana che il 14 febbraio 2010 interessò il Comune di Maierato, in Calabria, non fu provocata dalla pioggia bensì dalla mancata gestione del depuratore a servizio della zona industriale e dall'illecito smaltimento di reflui industriali altamente inquinanti.

A distanza di cinque anni, i carabinieri del Noe di Reggio Calabria hanno scoperto le vere motivazioni, che hanno causato l’imponente frana che ha modificato per sempre e in modo significativo la morfologia del piccolo comune calabrese. Nei giorni immediatmente successivi, gli esperti individuarono come causa dello smottamento l’innalzamento della falda acquifera e della portata di un torrente, lo Scuotapriti, dovuto alle copiose piogge cadute nei mesi precedenti. Ma la vera causa era un’altra. E un agricoltore della zona lo aveva capito ben due anni prima, nel 2008.

La denuncia dell'agricoltore

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È stata proprio la denuncia presentata dall’agricoltore a far scattare le indagini che, questa mattina, hanno portato all'emissione degli otto avvisi di garanzia nei confronti di otto persone tra funzionari comunali, provinciali e imprenditori per la frana che si sarebbe verificata a Maierato, due anni dopo. L'agricoltore, nella sua denuncia, aveva segnalato la presenza di una strana colorazione del fosso Scuotapriti, accompagnata da esalazioni nauseabonde.

Gli approfondimenti successivi dei Carabinieri del Noe, hanno accertato che la mancata gestione del depuratore e l'illecito smaltimento dei reflui, finivano direttamente nel fosso provocando l'acidificazione delle sue acque. Poi lo scorrimento sotterraneo ininterrotto tra le rocce caratteristiche del sottosuolo ha provocato una "destrutturazione dei calcari" che, combinata con le abbondanti piogge ha generato il collasso dell'intero sistema geologico. I reati contestati agli indagati sono di disastro colposo per i quattro funzionari e di disastro ambientale per gli imprenditori.

Panorama.it ha intervistato Carlo Malgarotto, Presidente dell'Ordine dei Geologi della Liguria, altra regione d'Italia flagellata dalle alluvioni e dalle frane.

Una forte concentrazioni di alogeni

La sola "sovrassaturazione" dovuta all’innalzamento della falda, per effetto delle copiose precipitazioni avvenute nel 2009 e 2010, non è l’unica causa del dissesto di Maierato. Il fattore scatenante è dovuto alla forte concentrazione di alogeni derivanti da acidi forti.

Presidente Carlo Malgarotto, come e in quali casi si innescano processi di dissoluzione delle rocce carbonatiche?

"Il Carsismo è il tipico processo di dissoluzione delle rocce carbonatiche, ed è ampiamente diffuso nel nostro Paese, la calcite, che è il minerale maggior costituente di queste rocce, si può sciogliere in presenza di acqua e anidride carbonica, e maggiore è l'acidità, maggiore è l'aggressività di queste acque. La presenza dell'acqua è ovviamente il fattore necessario affinchè avvenga questo fenomeno".

Il ruolo importante del depuratore comunale

I maggiori afflussi idrici provenienti dall’area industriale hanno modificato il regime idraulico del fosso Scuotapriti, rendendolo più incisivo nelle processo erosivo.

La qualità delle acque, mai trattate dal depuratore comunale, può aver accelerato i processi chimici e quindi modificato la struttura delle rocce carbonatiche?

"La forza erosiva dell'acqua in questo caso non è solo dovuta all'azione meccanica, di asporto delle particelle, ma anche all'azione chimica, azione che dipende dalle molecole trasportate dall'acqua. Nel caso delle rocce carbonatiche, è soprattutto il valore del pH, ovvero l'acidità, a determinare una maggiore aggressività delle acque e quindi un processo di dissoluzione accelerato".

Ecco quali sono i terreni che franano

Quali sono i terreni più “sensibili” a processi di dissoluzione innescati da sversamenti chimici? E quali possono essere  le altre condizioni che contribuiscono a generare eventi franosi?

"La "sensibilità" di un terreno è legata ai minerali che lo costituiscono, ad esempio sono facilmente solubili in acqua il gesso, il sale e la calcite. Per la genesi delle frane servono però dei fattori predisponenti, legati principalmente alla geologia su cui altri fenomeni, quali ad esempio piogge intense o dissoluzioni, agiscono abbassando le caratteristiche di resistenza di terreni e rocce".

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