F-35 ed il taglio al "lavoro" (non alla spesa)
ROSLAN RAHMAN/AFP/Getty Images
F-35 ed il taglio al "lavoro" (non alla spesa)
News

F-35 ed il taglio al "lavoro" (non alla spesa)

La vicenda dei cacciambombardieri è emblematica della politica anche di Renzi. Annunci, frasi ad effetto senza calcolare l'impatto reale di una scelta

Il problema in Italia è che non si va oltre la retorica. Pacifista o guerrafondaia che sia, la propaganda senza costrutto e senza un’analisi che confronti costi e benefici porta inesorabilmente all’acquitrino in cui annaspiamo.

Prendete i cacciabombardieri F-35. L’Italia ha sottoscritto un contratto per l’acquisto di 131 F35, poi li ha ridotti a 90, adesso non si sa più se negli stabilimenti italiani se ne monterà almeno uno per intero. L’Italia infatti è l’unico Paese europeo dove si montano i caccia. Una esclusiva nazionale, un’expertise da far valere nella competizione internazionale per portare lavoro e ricchezza in un Paese, il nostro, dove una stima dello 0,6 percento di crescita per il 2014 sembra preludere ad una grande festa nazionale. Invece il ministro della Difesa Roberta Pinotti propone una ‘moratoria’ dei pagamenti per gli aerei della discordia.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che è anche capo del Consiglio supremo della Difesa, cerca di prendere tempo con la richiesta di un ‘libro bianco’ per avere un quadro complessivo sullo stato delle forze militari e sulle esigenze di difesa italiane.

Come rivela il numero di Panorama in edicola, la PricewaterhouseCoopers ha realizzato uno studio, per conto della Lockheed, la società americana produttrice dei caccia, sulle perdite economiche per l’Italia nel caso in cui il contratto sugli F35 venisse nuovamente rivisto o addirittura cancellato. Il nostro Paese, come ho già detto, è l’unico in Europa a montare i caccia. Ha già investito 1,9 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, 1,2 in investimenti produttivi e sono stati firmati contratti con 27 aziende italiane per 667 milioni di dollari. Secondo PwC, nel periodo 2007/2035 la partecipazione italiana sarà d 15,8 miliardi di dollari tra investimenti, attività produttive e aumenti dei consumi dei lavoratori. Il programma prevede in media 5450 posti l’anno tra il 2017 e il 2026, con un picco di 6900 posti nel 2019. Nello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara, la manutenzione e la riparazione di tutta la flotta basata in Europa e nel Mediterraneo fa prevedere altri 1900 posti di lavoro. Vi sembra poco?

In tempi di crisi come quelli che viviamo, se si chiedesse agli italiani di scegliere tra l’occupazione e le fisime antimilitariste di qualche drappello parlamentare, non c’è da dubitare che i cittadini voterebbero in massa per tornare a vivere in un’Italia operosa e laboriosa, dove si guadagna e si creano posti di lavoro. Invece le decisioni politiche, ancora in epoca renziana, continuano ad ignorare quella regola che in Europa è un metodo ineludibile: la valutazione dell’impatto reale di ogni politica. Cifre e parametri chiari per misurare quantitativamente i costi e i benefici di ogni misura da implementare. Questo sì che è un esempio di buon governo della cosa pubblica. Rende i cittadini consapevoli e i decisori pubblici responsabili. Se si conoscessero quei numeri e le opportunità di lavoro cui l’Italia rischia di rinunciare, probabilmente il dibattito attorno agli F35 cambierebbe verso per davvero. Per ora invece rimane confinato entro il perimetro angusto di un déjà vu.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti