Redazione

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Sono venti i civili uccisi nell'assalto jihadista al caffè di Dacca, in Bangladesh, tra l'1 e il 2 luglio. Tra le vittime un americano, una giovane indiana, 7 giapponesi e 9 italiani, per lo più imprenditori tessili: Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D'Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D'Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti

Sono stati massacrati (i corpi avevano "ferite da armi affilate") prima che il blitz delle forze di sicurezza mettesse fine all'orrore cominciato quasi dodici ore prima: intorno alle 21:00 di venerdì quando un commando armato di fondamentalisti islamici ha fatto irruzione nell'Holey Artisan Bakery, al grido di 'Allah Akbar', Allah è grande.

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Le forze di sicurezza hanno assaltato il locale all'alba e sono riusciti a trarre in salvo 13 ostaggi; ma gli italiani erano stati evidentemente già trucidati. "Uccidevano chi non sapeva recitare il corano", ha raccontato un testimone.

Gian Galeazzo Boschetti, imprenditore tessile, invece è riuscito a fuggire: uscito in giardino per fare telefonate, ha capito quanto stava accadendo, si è nascosto per tre ore dietro un cespuglio e da lì ha dato l'allarme all'ambasciata. Sua moglie, sposata due anni fa in Bangladesh e impegnata in una Ong che si batte contro le violenze con gli acidi sulle donne, è tra le vittime. Ha accettato che sua moglie fosse morta "quando ho visto quei lenzuoli macchiati di sangue nell'obitorio. Fino a quel momento, chissà perché speravo che fosse viva". Di quei momenti terribili ha detto: "L'ultima volta che ho sentito la voce di mia moglie è stato quando ha gridato il mio nome dall'interno del locale". 

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Gianni Boschetti, l'italiano sfuggito all'attacco a Dacca, in una foto tratta da My Space – Credits: Ansa/MYSPACE

Adele Puglisi, 54 anni, Catania

Stava per rientrare a casa Adele Puglisi, 54 anni, una delle vittime italiane della strage di Dacca. Una donna "buona, solare, che amava viaggiare e il mare". Era così per gli amici e i parenti. Assassinata alla vigilia del suo rientro a Catania, dove abitava, anche se nella sua città d'origine, raccontano i vicini, "stava al massimo 20 giorni l'anno", perchè spiegano, "era sempre in giro per il mondo per il suo lavoro". Su Facebook ricostruiva la sua vita lavorativa: era a Studiotex fino al 2010, poi e' partita e si e' trasferita nello Sri Lanka. Fino ad aprile del 2014 quando ha cominciato a lavorare per Artsana, come manager quality control a Dacca. A Catania abitava in un antico palazzo di una stretta via di uno storico rione, dove sarebbe dovuta ritornare oggi. 

Nadia Benedetti, la siciliana che voleva tornare a Punta Secca

Probabilmente la cena a cui ha partecipato era per salutare una sua amica, Nadia Benedetti, anche lei uccisa dai terroristi, prima di partire dal Bangladesh per la Sicilia. Il suo rientro a Catania era previsto tra stasera e domani, e i suoi due fratelli, Costantino e Matteo, la aspettavano a Punta Secca, frazione di Santa Croce di Camerina, nel Ragusano.

Nel borgo marinaro la sua famiglia trascorre le vacanze nella casa dove viveva il padre, un ufficiale dell'esercito. Ed era lì che, secondo gli amici più cari, la donna voleva trasferirsi, visto che era stanca e pensava di lasciare il lavoro all'estero. Il fratello Matteo, nell'apprendere la notizia della sua morte, e' stato colto da malore ed e' stato soccorso da alcuni familiari.

Claudia Maria D'Antona, 56 anni, Torino

Si chiama Claudia Maria D'Antona la moglie di Gian Galeazzo Boschetti, che era con lei nel ristorante a cena ma è riuscito a scappare. D'Antona, 56 anni, torinese laureata in legge all'università di Torino, era managing directror della Fedo Trading Ltd, di cui il marito era partner, ed era volontaria della croce verde. Come paramedico era stata presente nel 1980-1981 in Irpinia all'indomani del terremoto e durante l'incendio del cinema Statuto di Torino nel 1983. La coppia viveva da oltre vent'anni in Bangladesh.

Claudio Cappelli, imprenditore

"Eravamo rimasti d'accordo che ci saremmo rivisti al suo ritorno dal Bangladesh, ci eravamo conosciuti lo scorso 14 giugno in un incontro al Consolato generale del Paese asiatico a Milano in cui gli imprenditori italiani avevano illustrato le loro esperienze nello stato che rappresento. Era entusiasta del suo lavoro": cosi', sotto choc, il console generale onorario del Bangladesh in Veneto, l'avvocato Gianalberto Scarpa Basteri, ricorda l'imprenditore Claudio Cappelli, residente in Lombardia, ucciso dai terroristi jihadisti al caffè di Dacca.

Vincenzo D'Allestro, 46 anni, casertano

Era originario del Casertano, di Piedimonte Matese, e si era trasferito ad Acerra (Napoli) nell'ottobre del 2015, Vincenzo D'Allestro, 46 anni, una delle nove vittime italiane. Nato a Wetzikon, in Svizzera, D'Allestro era nel locale in compagnia di un'altra delle vittime italiane, Nadia Benedetti, che nella capitale ha un negozio. 

Maria Riboli, mamma di una bimba di 3 anni

Maria Riboli era nata il 3 settembre 1982 ad Alzano Lombardo. Originaria di Borgo di Terzo, in valle Cavallina, dopo il matrimonio si era trasferita a Solza, nell'Isola bergamasca. Era mamma di una bambina di tre anni. Lavorava nel settore dell'abbigliamento e si trovava in viaggio per lavoro per conto di un'impresa tessile. Da qualche settimana era in Bangladesh. Ieri sera si trovava all'Holey Artisan Bakery seduta a un tavolino con alcune persone, quando sarebbe stata uccisa da una granata, lanciata da uno dei terroristi islamici.

Marco Tondat, 39 anni, imprenditore

Dopo lavori stagionali, divenuti necessari in tempo di crisi, Marco Tondat, 39 anni, di Cordovado (Pordenone), aveva trovato la sua opportunità in Bangladesh come supervisore in un'azienda tessile. Un lavoro stabile che gli permetteva di soddisfare al meglio le esigenze della sua figlioletta di cinque anni.

"Viveva per la sua piccina", ha riferito una delle più care amiche di Tondat, spiegando perchè' l'uomo aveva accettato un incarico a lungo termine nel Paese asiatico. "Restava lì per assicurarle un avvenire migliore - ha continuato la donna -. In Italia aveva lavorato come stagionale al mare, ma le risorse non erano sufficienti per un mantenimento degno della figlia, dopo che si era separato dalla moglie. Allora è partito". Sarebbe dovuto rientrare a casa lunedì, come ha riferito il fratello Fabio.

Simona Monti, 33 anni, Rieti

Simona Monti, giovane di 33 anni, era di Magliano Sabina (Rieti), conosceva il cinese e viveva in Bangladesh da un anno e mezzo dove lavorava per una azienda di tessuti come consulente.

Cristian Rossi, 47 anni padre di due gemelline di 3 anni

Cristian Rossi, era di Feletto Umberto (Udine), dove l'uomo abitava con la famiglia. 47 anni, imprenditore, sposato e padre di due gemelline di 3 anni, era stato manager alla Bernardi. Dopo alcuni anni si era messo in proprio. Era in Bangladesh per motivi di lavoro.

"Una famiglia distrutta", come ha detto il sindaco di Tavagnacco, Gianluca Maiarelli. In occasione dei funerali, ha riferito il sindaco, l'amministrazione pensa gia' di "proclamare il lutto cittadino". La famiglia, però, ha chiesto riservatezza, in particolare per proteggere le due bambine, ignare della morte del papà.

Per anni aveva lavorato per la Bernardi come buyer proprio in Bangladesh, dove aveva il compito di comprare la merce e seguire i fornitori. E proprio grazie all'esperienza maturata, quando il gruppo tessile friulano aveva cessato l'attività, si era messo in proprio avviando con un collega un'attività di importazione di capi di abbigliamento realizzati nelle fabbriche di Dacca per conto di aziende italiane.

Gli stranieri

- Tra le vittime della strage figura una ragazza del Bangladesh Abinta Kabir, che studiava negli Stati Uniti e che era tornata a trovare la famiglia. La Emory University, in Georgia, ha fatto una mail ai suoi dipendenti per avvertire che è rimasta vittima dell'attacco. La madre della ragazza è "straziata dal dolore".

- C'è un secondo studente della Emory University tra le vittime della strage nel caffè di Dacca: si tratta di Faraaz Hossein, originario della capitale del Bangladesh. Ne ha dato notizia per prima un tweet della sua università.

- Tra le tre vittime americane c'è anche Tarishi Jain (nella foto su twitter), studente del secondo anno dell'università di Berkley. Era nata in India diciotto anni fa.


Il giovane bengalese Faraaz Hossain sarà ricordato come uno degli eroi di questo dramma. Ostaggio dei jihadisti, ha rinunciato alla possibilità di essere liberato per restare accanto alle sue due amiche. La sua tragica storia è stata raccontata dal New York Times e dall'Independent.  Hossain, che studiava negli Stati Uniti, si trovava all'Holey Artisan Bakery di Dacca la sera dell'assalto, in compagnia di due donne in abiti occidentali. Ad un certo punto i terroristi gli hanno offerto di lasciare il locale, in quanto musulmano, insieme alle altre donne che indossavano il velo. Lui però, secondo le testimonianze sul posto riportate poi dalla nipote, ha rifiutato di lasciare sole le sue due amiche, che avevano detto di essere di nazionalità indiana e americana. Faraaz così è stato ucciso.

I sette cittadini giapponesi uccisi nell'attacco erano da tempo a Dacca per partecipare allo studio di fattibilità della metropolitana della capitale bengalese.

Lo ha rivelato Kaikobad Hossain, direttore esecutivo della Authority di coordinamento dei trasporti di Dacca (Dtca). Lo studio, ha aggiunto Hossain, era stato assegnato alla ALMEC Corporation, una società di consulenza con base a Tokyo di cui le vittime giapponesi erano dipendenti. L'unico cittadino giapponese che era fra gli ostaggi e che è stato liberato, era il leader del team, di cui facevano parte pianificatori, ricercatori, ingegneri e responsabili della società.

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Il premier italiano Matteo Renzi, che è stato in riunione per oltre un'ora a Palazzo Chigi con il ministro degli Esteri Gentiloni, ha annunciato che 'un velivolo della presidenza del consiglio è in volo verso Dacca' e che 'notizie ufficiali' verranno date prima alle famiglie delle vittime. 

Dentro all'Holey Artisan Bakery di Dacca al momento dell'attacco dei jihadisti c'erano una decina di italiani. Lo ha detto all'ANSA Gianni Boschetti, un connazionale che si trovava sul posto ma che è riuscito a fuggire nelle prime fasi dell'attacco. "C'erano due tavoli - racconta - uno al quale ero seduto con mia moglie e un cliente, e un altro con altre sette-otto persone".

Nelle prime fasi dell'attacco Boschetti è riuscito a gettarsi fuori dal locale e a salvarsi, ma non ha più saputo nulla della moglie e delle altre persone rimaste all'interno. Ha cercato di andare all'ospedale dove sono stati ricoverati i feriti, ma gli hanno detto che non ci sono italiani tra i feriti. Lo hanno allora portato in un luogo dove pensa che portino le vittime, ma ufficialmente non ha avuto comunicazioni. Boschetti lavora in Bangladesh da 25 anni come grossista di abbigliamento.

Un portavoce dell'esercito bengalese ha affermato che la maggior parte delle vittime dell'attacco di Dacca sono italiani e giapponesi. "Molti sono stati uccisi dagli assalitori con lame affilate", ha riferito l'esercito dopo una notte di terrore.

Chi sapeva recitare versi del Corano sarebbe stato risparmiato dai jihadisti, gli altri sono stati torturati, ha raccontato uno degli ostaggi tratti in salvo dall'Holey Artisan Bakery

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