Esteri

Sicuri che Trump appoggi il Governo Conte-bis?

Ieri via twitter la Casa Bianca a dato il suo benestare all'inciucio Pd-M5S, ma c'è un perché nascosto

Conte-Trump

Stefano Graziosi

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Donald Trump appoggia un eventuale esecutivo targato Pd e Movimento 5 Stelle? Sembrerebbe di sì. Ma forse non è così. Le febbrili trattative in corso per la formazione del governo giallo-rosso si sono arricchite ieri di un ulteriore colpo di scena: Donald Trump ha dato il proprio endorsement a Giuseppe Conte, augurandosi che rimanga presidente del Consiglio. “Ha rappresentato l’Italia in modo energico al G7. Ama il suo Paese grandemente e lavora bene con gli Usa. Un uomo molto talentuoso che spero resti primo ministro!”, ha dichiarato il presidente statunitense su Twitter. Una posizione che, lì per lì, non poteva che lasciare spiazzati. Che cosa possa avere in comune un’eventuale nuova maggioranza giallo-rossa con la linea di Trump non è infatti chiarissimo.

In primo luogo, Conte si appresterebbe a guidare un governo che include il Pd: lo schieramento politico che, in Italia, ha maggiormente avversato l’attuale inquilino della Casa Bianca, considerandolo null’altro che una deprecabile espressione di becero populismo. Non dimentichiamo che, nel 2016, Matteo Renzi diede il proprio endorsement a Hillary Clinton e che l’allora premier italiano abbia a più riprese sottolineato la propria vicinanza politica a Barack Obama. Tra l’altro, non è che il Movimento 5 Stelle abbia intrattenuto poi rapporti troppo cordiali con Trump. E’ pur vero che, in un primo momento, i grillini guardassero a lui con simpatia, proprio per la carica antisistema del suo messaggio politico. E, in questo senso, non vanno neppure dimenticati i tentativi condotti da Luigi Di Maio nei mesi scorsi per accreditarsi quale interlocutore privilegiato alla Casa Bianca. Sennonché l’aver siglato il memorandum di intesa con la Cina per aderire al progetto della Nuova Via della Seta ha man mano spinto Washington a nutrire un certo scetticismo verso il Movimento 5 Stelle. Scetticismo probabilmente aumentato dopo che, poche settimane fa, i grillini hanno di fatto determinato il naufragio del decreto legge sul golden power in materia di telecomunicazioni: una norma, caldeggiata soprattutto dalla Lega, proprio per convergere con la linea dura di Trump contro Huawei sulla spinosa questione del 5G. Tra l’altro, sempre restando sul dossier cinese, anche il Pd non ha mostrato, negli ultimi anni, posizioni troppo lontane dalla Repubblica Popolare. Nel maggio del 2017, l’allora premier Paolo Gentiloni pronunciò da Pechino parole molto calorose verso il progetto della Nuova Via della Seta.

Insomma, una eventuale maggioranza giallo-rossa risulterebbe non poco vicina alla Repubblica Popolare, che – notoriamente – è finita nel mirino degli Stati Uniti sia sul versante commerciale che su quello tecnologico-militare. Ma non è finita qui. Perché Pd e Movimento 5 Stelle hanno di recente manifestato una solida convergenza a favore della Germania, votando compattamente per la Commissione Europea il nome di Ursula von der Leyen: figura strettamente legata ad Angela Merkel. Ora, non è certo un mistero che i rapporti tra Trump e la cancelliera tedesca non siano mai stati idilliaci. Sono anni che il presidente americano accusa Berlino di concorrenza sleale sul piano commerciale e di non contribuire abbastanza alle spese della Nato.

Alla luce di tutto questo, non appare molto chiaro per quale ragione Trump abbia dato il suo endorsement a una figura, quella di Conte, che si appresta a guidare una maggioranza politica che con l’attuale linea della Casa Bianca c’entra poco o nulla. In realtà, qualche elemento esplicativo è forse ravvisabile. Un primo indizio lo ha dato, poche ore fa, la CNN. Secondo il sito del network, nel corso dell’ultimo G7 Trump si sarebbe duramente scontrato con la Merkel e con il primo ministro britannico, Boris Johnson, sulla propria proposta di reintegrare la Russia nel G8. In questo diverbio, il presidente americano avrebbe tuttavia incassato l’appoggio di Emmanuel Macron, oltre che quello dello stesso Conte. E, in tal senso, è proprio la CNN a lanciare l’ipotesi che l’endorsement digitale di Trump sia da leggersi come una sorta di ringraziamento per il sostegno ricevuto. Inoltre, più in generale, bisogna considerare che l’attuale presidente americano prediliga da sempre i rapporti personali diretti: un elemento che, con ogni probabilità, gli deriva dalla sua mentalità imprenditoriale. Del resto, che ci fosse una certa affinità umana con Conte non è mai stato un mistero, dai tempi del G7 canadese dell’anno scorso. In questo senso, non è affatto escludibile che Trump consideri al momento Conte l’unica figura a lui realmente nota, nell’ambito di una crisi – quella italiana – di cui probabilmente l’inquilino della Casa Bianca non conosce granché. Ne consegue che, più che un endorsement a un eventuale governo giallo-rosso, sia un endorsement alla persona di Conte. Un atto sostanzialmente privato (è del resto avvenuto tramite Twitter) che dovrà comunque passare attraverso le forche caudine delle istituzioni americane. Soprattutto quelle (severissime) del Dipartimento di Stato.

Ecco perché molti dei commenti, circolanti in queste ore, che parlano di “colpo a Salvini” e di “mondo cambiato” non colgono nel segno. In primo luogo, Salvini ha in questi mesi stretto legami non indifferenti con gli Stati Uniti. Legami strutturali, che – al di là delle simpatie estemporanee espresse da Trump sulla sua politica migratoria – hanno coinvolto a livello ufficiale pesi massimi, come il vicepresidente americano, Mike Pence, e il segretario di Stato, Mike Pompeo: qualcosa quindi “vagamente” più solido di un endorsement via Twitter. In secondo luogo, che il presidente americano starebbe mutando la sua strategia sull’Europa è un altro elemento che non trova riscontro nei fatti. La sua linea di apertura alla Russia di Vladimir Putin resta intatta (lo abbiamo appena visto con il “caso Conte”) e anche la sponda con Boris Johnson per una hard Brexit continua a restare in piedi. Se infine l’ultimo G7 sembrerebbe aver inaugurato un timido disgelo con Macron, i rapporti con la Germania restano comunque tesissimi (e la convergenza con Londra va, del resto, esattamente in questa direzione). Insomma, che Washington stia realmente puntando sui giallo-rossi resta tutto da dimostrare.

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