Esteri

Siria, il ruolo e gli interessi della Cina (pro-Assad)

L'importanza strategica, gli interessi economici, armi e militari in campo al fianco di Damasco e dell'alleato russo, in chiave anti-Trump

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Eleonora Lorusso

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Finora ha mantenuto un basso profilo, non si è mai esposto in modo evidente, ma in occasione dell'attacco da parte delle forze occidentali in Siria il governo di Pechino si è fatto sentire, manifestando tutto il proprio disappunto. La Cina rappresenta il quinto esportatore di armi nel paese mediorientale, dove ha ingentissimi interessi economici da tutelare: si è già aggiudicata appalti per 40 miliardi di dollari per la ricostruzione.

Da tempo è presente in Siria un contingente di forze speciali cinesi, le Tigri della Notte, che combattono contro i terroristi uiguri, una minoranza musulmana e turcofona, all'interno della quale si sono formati numerosi foreign fighters pronti a colpire in territorio cinese.

Ecco perché Xi Jinping, già storicamente al fianco della Russia di Putin in altri scenari e ora alle prese con il braccio di ferro sui dazi con gli Stati Uniti di Trump, sembra poter giocare un ruolo fondamentale negli equilibri mediorientali.

La condanna dell'attacco occidentale

"Un'azione militare unilaterale che viola le disposizioni delle Nazioni Unite e i principali accordi e leggi internazionali". Così il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying ha bocciato l'intervento armato da parte di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in Siria.

Pechino ha invocato un'indagine "completa, corretta e obiettiva", come l'ha definita il governo cinese, per accertare l'uso di armi chimiche a Douma, esortando a trovare una soluzione diplomatica. Si tratta di una posizione già seguita in passato da Xi Jinping, ma che ora assume ancora più peso, dal momento che Pechino ha tutto l'interesse a che Assad non sia rovesciato.

Il dittatore siriano, infatti, non conta solo sull'appoggio russo, ma anche su quello cinese, tanto che Newsweek non ha esitato a definire la Cina uno "sponsor" proprio di Assad.

Il supporto militare ad Assad

Xi Jinping fin dallo scorso ottobre ha deciso non solo un rafforzamento delle risorse destinate alla riforma militare, ma anche allo sviluppo delle tradizionali vie commerciali attraverso l'Asia e il Medio Oriente, oltre che in Africa ed Europa.

La Cina, secondo The Diplomat, rappresentava già il quinto esportatore di armi in Siria tra il 2006 e il 2010, e l'invio di armamenti non si è interrotto neppure a partire dal 2011, anno dello scoppio della guerra civile nel Paese.

Nel 2002 aveva proposto la realizzazione di un centro per la produzione di missili Scud in Siria, dove ha inviato propri militari per l'addestramento delle truppe siriane, come confermato da The Global Times, l'organo ufficiale del Partito Comunista cinese.  A differenza della Russia, però, non ha mai assunto posizioni di primo piano e si è tenuta alla larga dalle frizioni tra Washington e Mosca, anche per tutelare i propri interessi economici e la sicurezza interna.

Gli uiguri e il terrorismo cinese

La Cina è alle prese da anni con la questione del terrorismo interno, ma di recente il problema è rappresentato soprattutto dagli Uiguri, una minoranza etnica di fede musulmana e lingua turca, che da qualche tempo ha visto crescere il numero di militanti. Si calcola che siano almeno 5.000 i combattenti, che hanno deciso di unirsi all'Isis in Siria e Iraq.

Tra questi molti sono diventati foreign fighters, pronti a colpire in Cina o in luoghi simbolici e rappresentativi, come accaduto il 30 agosto scorso, quando una bomba è esplosa presso l'ambasciata cinese in Kyrgyzstan. L'attentato era stato rivendicato dall'East Turkestan Islamic Movement (ETIM), un gruppo con base in Siria e finanziato da Jabhat Fatah Al-Sham, già parte del fronte di Al-Nusra. Proprio questo attacco è stato citato dal governo di Pechino per giustificare la presenza militare cinese in Siria.

A dicembre un militante uiguro ha spiegato all'Associated Press di essersi unito all'Isis in Siria non per combattere contro Assad, bensì per addestrarsi con i miliziani islamisti per poi lanciare attacchi contro la Cina.

Le Tigri della Notte cinesi in Siria

La politica di non ingerenza di Pechino negli affari interni di altri paesi è stata così rivista, in virtù del rischio crescente che gli uiguri, partiti in gran numero dal territorio cinese, possano tornare a colpire in patria. Da gennaio sono stati inviati circa 200 uomini delle forze speciali cinesi, le cosiddette Tigri della Notte o della Siberia, una formazione con il compito proprio di combattere l'Isis (e gli Uiguri).

L'invio del contingente si aggiunge alla presenza cinese in Siria fin dal 2011, al fianco delle truppe russe e a sostegno di Assad. Finora Pechino aveva cercato di "mediare tra Stati Uniti e Russia" ha spiegato Li Weijian, esperto di Medio Oriente al Shanghai Institute for International Studies, citato dal South China Morning Post. Gli interessi economici cinesi in Siria, però, rischiano di subire conseguenze dopo l'attacco da parte delle forze occidentali.

Gli interessi economici

"La Siria può essere considerata un hub logistico chiave per la Cina" ha dichiarato al magazine Newsweek Kamal Alam, analista militare siriano e membro esterno del Royal United Service Institute for Defence and Security Studies britannico. Secondo Kamal le sorti della Siria sono fondamentali per la stabilità anche nel Levante, perché rientrano negli interessi strategici cinesi nella regione.

La sicurezza della Siria è determinante per gli investimenti cinesi nell'area, che sono notevoli, a partire da quelli per la ricostruzione del Paese. Pechino si è già assicurata appalti per 40 miliardi di dollari, in particolare nel settore dei trasporti e dell'energia elettrica, con appositi accordi firmati già lo scorso anno.

Ma la fetta potrebbe essere molto più grande, dal momento che secondo le stime dell'Onu occorreranno 250 miliardi di dollari di investimenti complessivi. L'importanza dell'area è tale che l'agenzia di stampa statale cinese Xinhuan ha una sezione interamente dedicata alla situazione siriana.

Aiuti economici

Nel frattempo Pechino sta sostenendo anche in termini pratici, oltre che militari, il regime di Assad e la popolazione. Lo scorso gennaio è stato donato un milione di dollari per progetti umanitari, tramite l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Altri aiuti arriveranno, grazie un accorso tra l'ambasciata cinese in Siria e la Commissione siriana per lo sviluppo e la cooperazione, per un valore di 16 milioni di dollari complessivi.

Oltre a impegnarsi con progetti di ammodernamento di strutture ospedaliere e ricostruzione di infrastrutture, a febbraio il governo cinese ha consegnato oltre 5 mila tonnellate di riso destinate alla popolazione martoriata dalla guerra.

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