La storia della lunga latitanza di Karadzic

Le chiacchierate al bar, l'omelette, i pazienti "guariti" da sterilità e depressione. Ecco com'era la vita del boia di Srebrenica

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– Credits: PANORAMA

Di Stefano Giantin da Belgrado

I suoi vicini lo ricordano per l'aspetto "bohémien" e il cappello bianco a larghe falde. "Salutava sempre per primo, era educato e affascinante. Peccato non averlo riconosciuto quando viveva qui" racconta, abbozzando un sorriso, la signora che vive sul pianerottolo dove abitava Dragan David Dabic, specialista in medicina naturale, al secolo Radovan Karadzic, criminale di guerra serbo-bosniaco, responsabile della pulizia etnica in Bosnia. All'interno 19 dell'anonimo condominio di via Juri Gagarin 267, estrema periferia di Belgrado, Dabic ha vissuto per almeno 18 mesi fino alla cattura, avvenuta il 21 luglio scorso. Dallo spioncino sulla porta dell'appartamento s'intravedono fogli sparsi, il letto addossato al muro, una lampada sul tavolo.


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Dabic usciva presto al mattino. Faceva una puntata al B Market, la piccola drogheria a pochi passi da casa. "Comprava soprattutto pane e pomodori. Mai alcolici o sigarette. Era garbato, ma non certo socievole" rivela la padrona del negozio. Dabic acquistava i quotidiani che sfogliava sull'autobus 73, quello su cui è stato fermato dalla polizia serba. Qualcuno ha da poco ribattezzato "via Radovan Karadzic" la fermata dove Dabic aspettava il bus.

Di ritorno dal lavoro, il dottore faceva tappa al bar Pinokio per un'omelette con cioccolato fuso, nocciole e mirtilli. I gestori dell'affollato chiosco hanno subito approfittato del clamore mediatico seguito all'arresto per aggiungere al menu le "omelette Karadzic". Con 150 dinari (poco meno di due euro) si può gustare uno dei piatti preferiti dell'ex superlatitante.

Dragan Dabic lavorava per due ospedali privati a Belgrado. Alla clinica Plodnost (Fertilità) operava come psichiatra, esperto in bioenergia. Il direttore Savo Bojovic ha dichiarato alla stampa che Dabic era sul suo libro paga, ma ha preferito evitare altre domande rifugiandosi in Montenegro e staccando il cellulare.

Il direttore e primario dell'ospedale Nova Vita, Milomir Kandic, conferma che Dabic frequentava la sua struttura da circa due anni. "Noi non lo pagavamo. Dabic portava qui i suoi pazienti, aveva a disposizione una camera nella clinica. Pensavo volesse usare la fama del nostro ospedale per farsi conoscere. Lo avremmo anche assunto, ma non ha mai dimostrato capacità particolari" aggiunge. "Mi sembrava triste e infelice, vestiva in modo dimesso. Penso non avesse neppure i soldi per mangiare regolarmente". Alla Nova Vita Dabic riceveva due giorni a settimana. Scompariva poi per lunghi periodi. "Penso fosse un bravo psicologo e psichiatra, conosceva le proprietà dei minerali per curare le malattie. Parlava perfettamente inglese e capiva il tedesco, sono convinto che avesse molti pazienti all'estero" confida Kandic. "Non gli ho mai chiesto referenze e diplomi, anche perché usava perfettamente la terminologia medica". Il primario rivela che Dabic era stato colpito da un melanoma alla gamba ed era stato curato con successo alla Nova Vita.

L'ospedale è conosciuto in Europa per le terapie innovative e i successi nella  lotta contro leucemia e carcinomi. Sono molti i pazienti italiani che si affidano alle cure della Nova Vita. Alvaro Porta, medico al Policlinico di Monza, ha svolto un'indagine sui metodi usati dalla clinica. "Le loro terapie sono in genere efficaci e tuttora oggetto di ricerca scientifica. Alcuni casi di guarigione sono sorprendenti" spiega a Panorama. "A Belgrado ho incontrato anche il dottor Dabic, ne ho avuto un'ottima impressione".

Secondo Kandic, anche una delegazione dell'esercito italiano sarebbe stata recentemente a Belgrado pregandolo di trasferirsi in Italia per curare i soldati ammalatisi di leucemia dopo le operazioni in Bosnia, a causa dell'uranio impoverito. "Non ho accettato perché non voglio spostarmi da Belgrado. Se sono veramente interessati, possono mandare qui i soldati malati" commenta.

Il direttore di Nova Vita conclude affermando che Dabic sarebbe riuscito a sviluppare una tecnica naturale per aumentare la velocità degli spermatozoi. "Molte coppie hanno potuto avere figli grazie a lui".

Difficile trovare conferma alle parole di Kandic. Gli ex pazienti di Dabic preferiscono evitare i giornalisti. Le storie sui poteri taumaturgici dell'eccentrico dottore, che conduceva un'intensa vita pubblica, apparendo in televisione e partecipando a conferenze sulla medicina alternativa, sono sulla bocca di tutti. "Qui a Belgrado abbiamo il più alto tasso di fertilità in Europa grazie a Dabic" svela l'avventore di un bar dove Karadzic era solito trascorrere le sue serate. "Curava gratuitamente le coppie che non riuscivano ad avere figli". Al telefono una donna afferma che il dottore-guru l'ha guarita dalla depressione: "Ha voluto solo un dinaro (circa un centesimo di euro, ndr) perché non mi sentissi troppo a disagio" spiega la paziente che vuole mantenere l'anonimato. Perfino un alto ufficiale dell'esercito serbo si sarebbe rivolto a Dabic per riuscire a concepire un bambino. In onore del guaritore dalla barba bianca, la coppia avrebbe chiamato il primo figlio David. Oggi sono dispiaciuti per non aver saputo prima la vera identità del medico e per non aver dato al maschietto il nome Radovan.

Pur non potendo provare di essere un neuropsichiatra, il latitante pubblicava articoli sulla rivista Vita sana. Goran Kojic, il direttore, si sente tradito, ma allo stesso tempo progetta di scrivere un libro sul dottor Dabic. "È un peccato che l'uomo che ho incontrato non sia esistito veramente. Dabic era tollerante, professionale, pieno di qualità. Io cerco di vivere una vita sana e positiva. A questo punto lo voglio ricordare così come l'ho conosciuto".

"Chiedo a miei nuovi amici, quelli che hanno conosciuto Dragan David Dabic, di perdonarmi" ha dichiarato Karadzic a un quotidiano il giorno prima della sua estradizione all'Aja. I suoi nuovi amici non sembrano tuttavia offesi dal travestimento del criminale di guerra. Dabic trascorreva parte delle sue serate al bar Luda Kuca (Casa pazza), vicino al suo appartamento di Belgrado. Vi si rifugiava per sorseggiare un bicchiere di vino, chiacchierare e giocare a scacchi. Al bar molti clienti portano orgogliosamente al petto due spille, una con il barbuto Dabic, l'altra con il viso ben rasato di Karadzic, così come è apparso di fronte ai giudici del Tribunale per l'ex Iugoslavia.

Marko Jankovic, ex giornalista della Tv serba, giocava e perdeva spesso a scacchi contro Karadzic. "Era un uomo calmo e profondo. Ogni sua parola e sguardo comunicavano calore" afferma. "Parlavamo di cose banali, ma anche di patriottismo e della Serbia. Lo consideravo come un fratello". Jankovic non dà peso alle scuse di Karadzic. "Radovan è il nostro più grande eroe nazionale, la personificazione della Serbia. Sono stati gli americani a costringerlo a ritirarsi a vita privata e a camuffarsi da dottor Dabic" dice.

Tomas Kovijanic, il gestore del bar, conserva gelosamente il ricordo dell'amico Dragan Dabic. "In questo bar vengono solo veri patrioti" spiega. "A Radovan piaceva stare tra noi, si sentiva a suo agio, ma non abbiamo mai parlato della guerra o di politica". Con una certa sfacciataggine, Karadzic si sedeva proprio di fronte alla sua foto e a quella del generale Ratko Mladic (il macellaio di Srebrenica, ancora latitante) appese in bella vista sopra il bancone. Kovijanic ricorda Dabic come "un santo, con quella lunga barba bianca. Ordinava caffè, poco vino rosso. Conduceva una vita modesta. Mi aveva detto di essere un neuropsichiatra".

Su Mila Damianov, la donna indicata come la possibile amante di Dabic, Kovijanic è chiaro: "Li ho intravisti mentre facevano la spesa alla drogheria. Non si sono mai scambiati effusioni. Non era una bella donna, ma aveva stile". Tra gli amici della Casa pazza, Dabic aveva anche suonato la gusle, lo strumento tradizionale del Montenegro, suo paese natale. Raso Vucinic che gli aveva prestato la propria gusle ricorda: "Ha suonato brevemente, in modo delizioso. Ci ha spiegato di aver imparato da bambino".

Di fronte alla Luda Kuca, in un altro piccolo supermercato, la commessa Sladjana ricorda bene il dottor Dabic. "Era sempre educato, non saltava mai la fila. Quando il negozio era vuoto, scherzava con le cassiere" dichiara. "Comprava solo frutta e verdura di qualità, acqua minerale da cinque litri, yogurt con pochi grassi". Il supermercato ha cambiato nome dopo l'arresto di Karadzic. Oggi si chiama "Perché solo uno?". Il barista Kovijanic spiega il perché: "Tutta la Serbia dovrebbe essere oggi di fronte ai giudici dell'Aja, non solo il nostro eroe Radovan Karadzic".

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