Esteri

La moda di chiedere i danni di guerra

Non solo Grecia e Germania. Le più grandi class action di guerra vedono Cina e Corea del Sud contro il Giappone

Danni di guerra

Anna Mazzone

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Non solo Grecia e Germania. La partita dei danni di guerra richiesti a distanza di decenni non si gioca solo in Europa. Il tema dei risarcimenti di guerra, solitamente dovuti ai vincitori da chi la guerra l'ha persa, sono un vecchio tema di dibattito. L'economista Keynes sosteneva che pesanti risarcimenti da pagare avrebbero gettato i semi di nuove guerre, generando default e povertà nei Paesi obbligati a pagarli.

In molti sono convinti che alla base della nascita del nazismo in Germania ci fossero proprio i pesanti risarcimenti del Trattato di Versailles, a conclusione della Prima guerra mondiale, che avevano messo la Germania in ginocchio, generando fame e rabbia nella popolazione. Due elementi chiave per la crescita dell'ideologia hitleriana.

La richiesta dei danni di guerra è un grande classico di tutte le guerre, da est a ovest. E se Tsipras e Angela Merkel al momento catalizzano l'attenzione del mondo, non possiamo dimenticare che la più grande causa per ottenere risarcimenti e indennizzi di guerra ha sede in Oriente, a Seul. Qui a più riprese più di 1.000 vittime di guerra (o i loro famigliari diretti) hanno portato alla sbarra il Giappone chiedendo risarcimenti per la prigionia nei campi di lavoro nipponici durante la colonizzazione giapponese dal 1910 al 1945 e battendo cassa alle grandi aziende del Paese del Sol Levante, definite come "criminali di guerra" per l'impiego e la schiavizzazione di centinaia di donne e uomini coreani.

E' la più grande class action mai vista. Le vittime di guerra sudcoreane chiedono un totale di circa 92 milioni di dollari di risarcimento. Principalmente erano costrette a lavorare nelle fabbrice di munizioni giapponesi, senza ottenere alcuna paga. Si calcola che in Corea del Sud circa 700.000 ragazzi siano stati costretti ad abbandonare la scuola e a lavorare nelle fabbriche giapponesi fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

Le grandi imprese giapponesi come la Mitsubishi (con alle spalle il governo) sostengono di aver già versato risarcimenti individuali alle vittime, come da accordi del 1965, ma le vittime credono che l'accordo bilaterale tra Tokyo e Seul non risolva affatto la questione dei singoli. 

Va detto che per il Giappone la richiesta dei danni di guerra non si limita solo a Seul. In campo da diversi anni c'è anche la Cina, che preme l'acceleratore sulla richiesta di risarcimenti ogni volta che si tocca un'apice nella crisi con Tokyo. I discendenti di centinaia di cinesi hanno citato in causa il Giappone per la detenzione nei campi di lavoro delle grandi acciaierie del Sol Levante, chiedendo milioni di dollari di risarcimento.

L'invasione della Cina da parte del Giappone risale al 1937, e secondo gli storici di Pechino circa 40.000 uomini furono sequestrati dai giapponesi e costretti a lavorare nel settore minerario. In molti non tornarono mai a casa. Oggi una corte dello Shandong ha aperto un procedimento contro le imprese nipponiche su richiesta di 700 persone, tra cui molti sopravvissuti dei campi di lavoro durante la Seconda guerra mondiale. La richiesta è di 1 milione di yuan a testa (poco più di 161mila dollari) e pubbliche scuse da pubblicare sui principali quotidiani cinesi e giapponesi.

E la vicenda della comfort women, le donne usate come schiave del sesso da parte delle truppe giapponesi sia in Corea del Sud che in Cina, ha avuto un'eco mondiale. A metà 2014 le Nazioni Unite hanno ufficialmente chiesto al Giappone di risarcire più di 200.000 donne vittime di violenze e abusi durante la dominazione nipponica della Corea e l'invasione della Cina, oltre a fornire loro pubbliche scuse per i crimini subiti. Ma il Giappone finora non ha ancora risposto alle richieste del Palazzo di Vetro. 

In Europa i Balcani sono l'area dove è presumibile fiocchino le richieste di risarcimento da qui ai prossimi anni. A inizio aprile del 2015 il governo croato ha approvato una bozza di legge che prevede un risarcimento di circa 13.000 euro per tutte le vittime di crimini sessuali commessi durante la guerra, più un pagamento mensile di circa 330 euro e sgravi fiscali. Alcune vittime, che all'epoca erano minorenni o che rimasero incinta a seguito delle violenze suessuali, riceveranno un risarcimento di 19.500 euro.

Nei Paesi Bassi più di 1000 ebrei costretti a vivere nei ghetti della città durante la Seconda Guerra Mondiale, a 70 anni dalla fine della guerra e dopo una battaglia legale iniziata circa dieci anni fa, riceveranno un risarcimento di circa 2000 euro. Insomma, le ferite di guerra non restano solo sulla carne, ma anche nel portafoglio. 


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