Matteo Politanò

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Un ordigno è esploso lunedì 11 dicembre nella stazione centrale dei bus a New York, scatenando il panico nel cuore di Manhattan mentre i pendolari arrivavano al lavoro. Un nuovo attacco nel cuore della Grande Mela che segue l'ultimo attentato dello scorso 31 ottobre.

Dove

L'esplosione, descritta dalla polizia comee "tentato attentato terroristico", si è verificata tra la 42esima e l’8a strada, presso il Port Authority Bus Terminal, la più grande stazione di pullman degli Stati Uniti (e del mondo) dove ogni giorno transitano oltre 230 mila persone.

L'esplosione

Lo scoppio è stato provocato da un ordigno artigianale, un "tubo-bomba" di 15 centimetri formato collegando un tubo metallico ad una piccola batteria. È deflagrato nel sottopasso del Porto Authority Bus alle 7,30 di mattina di lunedì 11 dicembre, orario di punta per l'arrivo dei pendolari a Manhattan. La bomba era legata al dorso di un uomo ed è esplosa accidentalmente ferendolo. Dopo il boato le linee della metropolitana di New York A, C e E sono state immediatamente evacuate scatenando una fuga di massa dalla zona. 

I feriti

Le persone ferite dall'esplosione sono quattro, compreso l'attentatore: nessuna è in pericolo di vita.

L'attentatore

Il responsabile dell'esplosione è Akayed Ullah, un uomo di 27 anni originario del Bangladesh. Era arrivato negli Usa nel 2011 con i tre fratelli ed era rimasto grazie ad una carta verde, a Brooklyn, nell'area di Flatbush. È ferito ed è stato portato all'ospedale Bellevue. Era stato un tassista ma la sua licenza era scaduta e lavorava per una ditta di impianti elettrici, il luogo di lavoro dove ha assemblato l'ordigno utilizzando una batteria da 9 volt, fiammiferi, zucchero e viti a far da schegge. La polizia americana sta indagando per verificare i collegamenti con l'estremismo islamico, l'uomo ha gridato "Allah akbar" al momento dell'arresto e dichiarato "l'ho fatto per Gaza".

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