Il 12 luglio sembra lontanissimo. E’ il giorno dell’ultima partita di Jannik Sinner, il giorno del trionfo a Wimbledon, il secondo consecutivo della sua carriera e nessuno avrebbe pensato che nel 2026 il numero uno al mondo non sarebbe più riuscito a scendere in campo. Invece una dopo l’altro sono arrivate le rinunce prima al Master di Cincinnati (9 agosto), poi agli Us Open (21 agosto) fino ad arrivare al no al torneo di Shanghai del 3 ottobre cui è seguito l’annuncio del 6 ottobre nel quale Sinner ha spiegato che la sua stagione era finita. Niente Atp Finals di Torino e obiettivo sul rientro in Australia, il tutto dopo un consulto con un chirurgo specializzato negli interventi al ginocchio all’Hopital Privè Jean Mermoz di Lione. Niente operazione ma una terapia conservativa e nessuna certezza sui tempi di recupero. Ipotizzarli per gli infortuni ai tennisti di quest’epoca è sempre difficile, come dimostra il caso di Carlos Alcaraz costretto a fermarsi per quasi 5 mesi (106 giorni) per i problemi al polso.
L’esempio di Nadal
C’è un precedente che fa ben sperare Sinner. Nel 2012 Rafa Nadal ebbe un problema al ginocchio. Sarebbe dovuto tornare per il Masters di fine anno a Londra, ma non fu possibile. Poi pensò a Doha e anche lì non riuscì a farcela. Alla fine saltò pure gli Australian Open. Eppure nel 2013 finì l’anno da numero uno del mondo. All’inizio fece un po’ di fatica. Poi ad Acapulco giocò già molto bene e vinse anche Indian Wells. Da quel momento cambiò tutto, ma l’importante è ripartire. Il suo ex allenatore Toni Nadal ha spiegato alla Gazzetta dello Sport: “All’inizio hai inevitabilmente una visione negativa, perché sai quanto è duro non competere. Vedi i tuoi rivali giocare bene, vorresti essere lì e invece non ci sei. Poi, con la giusta mentalità, si supera tutto. In ogni caso il tennis dovrebbe cambiare qualcosa perché non è possibile che i migliori giocatori del mondo si infortunino semplicemente giocando a tennis. Puoi infortunarti se prendi un colpo o se cadi. I campi duri e la velocità della palla fanno sì che ci si faccia male molto di più, perché l’impatto sul corpo è continuo. Sinner è un giocatore che sta molto basso sulle gambe, le flette tantissimo. Quando corri così tanto, a ogni frenata c’è un impatto continuo che alla fine ti logora. Quando giochi a questa velocità c’è sempre qualche movimento brusco e gli infortuni arrivano così. Io dico che è il momento di rallentare, magari usando racchette più piccole che impediscano di colpire così forte”.
La prudenza
Nella frase pronunciata da Sinner dopo l’annuncio che la stagione era finita c’è uno sguardo al futuro. “Devo pensare alla mia carriera a lungo termine” ha detto. Ecco il punto: a Sinner giustamente non interessa rientrare in fretta, quello che conta è che quando lo farà il suo ginocchio sia guarito e lui possa ritrovare in fretta la migliore condizione e tornare ad essere il numero uno al mondo. Sinner ha da poco compiuto 25 anni e adesso deve occuparsi solo di guarire. Il percorso prevede fisioterapia e allenamenti come indicato dal professor Bertrand Sonnery-Cottet, lo specialista di Lione che lo ha sottoposto al trattamento di Prp che deve agire sul suo ginocchio. Tra un paio di settimane si dovrebbe capire se la data del rientro in Australia è compatibile con le condizioni di Jannik o se ci vorrà ancora tempo. Sinner ha in mente di tornare in campo il 13 gennaio al One Point Slam, l’evento spettacolo a Melbourne che mette di fronte professionisti, qualificati amatoriali e wildcard.
