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Elezioni Europee 2019: i candidati alla presidenza (e le loro posizioni)

In quattro in corsa per la poltrona da presidente anche se a pesare sarà il fronte sovranista. Idee e storia di chi si sfida per guidare l'Europa

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Anna Migliorati

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Nell'avvicinarsi alle elezioni europee un dato è certo: dopo il 26 maggio si chiuderà l’era Juncker. Il risultato delle urne, oltre a disegnare il nuovo parlamento di Strasburgo, decreterà anche il nome del prossimo presidente della Commissione europea. Volti e nomi rimasti estranei al dibattito italiano, ma che pure conteranno molto nel delineare l’Europa dei prossimi anni. Una campagna elettorale molto diversa in questo da quella di cinque anni fa quando la sfida aveva i volti di Jean Claude Juncker e Martin Schultz.

Ora i principali candidati sono quattro, indicati dalle tradizionali famiglie dei partiti europei. Il quinto incomodo a sedere al tavolo non ha un volto, visto che il tanto evocato schieramento dei sovranisti si va costruendo in una galassia di ipotesi, ma senza un nome preciso.

I quattro candidati “ufficiali” invece le loro carte le hanno messe sul tavolo scegliendo per il loro confronto a Fiesole, al tradizione The State of the Union. A sfidarsi per guidare l’Europa sono Manfred Weber i Popolari, Frans Timmermans per i Socialisti, l’inossidabile Guy Verhofstadt per lo schieramento liberale e Ska Keller a rappresentare i Verdi europei. Per capire quanto potrebbe o meno cambiare lo scacchiere nei prossimi anni è, dunque, a questi volti che si deve guardare.

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Manfred Weber – Credits: ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

Chi è Manfred Weber (candidato del Ppe)

Il nome da tenere a mente è quello di Manfred Weber, tedesco classe 1972, una laurea in ingegneria. E’ il volto del Partito Popolare europeo, successore di Juncker. 46 anni da compiere a luglio è parlamentare europeo per la Baviera con l'Unione Cristiano Sociale dal 2004 e candidato a governare Bruxelles con la benedizione di Angela Merkel.

Oggi guida nell’emiciclo di Strasburgo la compagine più numerosa, quella di centro destra, e con ogni probabilità destinato anche questa volta a raccogliere il maggior numero di eletti. E’ di fatto lui il favorito alla corsa per la guida della Commissione, oltre che il volto più probabile per condurre le danze delle alleanze.

Tutto da vedere se riuscirà a tenere con sé l’indisciplinato partito del premier ungherese Orban. E, soprattutto, dove guarderà nel dopo voto. Se a sinistra verso i Socialisti con l’aiuto dei liberali o dei verdi, in una sorta di blocco antisovranisti. O se, invece, deciderà di dialogare almeno con una parte di questi ultimi, tenendo per la prima volta fuori i socialisti.

Ecco, perché, da Fiesole è stato lui il più prudente, già nelle vesti di prossimo mediatore. Ha ribadito di non volere “alcuna divisione”, “Anche se ci saranno governi populisti – ha detto – non accetterò che alcuni membri del consiglio blocchino le future iniziative”. Categorico sulla Brexit, bollata come una “decisione sbagliata”.

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Frans Timmermans – Credits: EPA/OLIVIER HOSLET

Chi è Frans Timmermans (candidato del Pse)

Franciscus Cornelis Gerardus Maria "Frans" Timmermans è olandese, il volto dei Socialisti europei. Classe 1961, nato a Maastricht, sposato due volte e con quattro figli ha una lunga esperienza politica non solo in quel di Bruxelles.

Laureato in Lingua e letteratura francese, ha ricoperto l’incarico di vicesegretario dell’ambasciata olandese a Mosca negli anni Novanta. Dal 2007 parlamentare con i laburisti. Attualmente è vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali.

In Italia piace al Pd e lui ricambia con un perfetto italiano (parla correttamente olandese, francese, russo, tedesco e inglese) e un tifo accanito per la Roma, eredità degli anni d’infanzia passati nel nostro paese col padre archivista dell’ambasciata in Italia. "Senza Italia l'Unione europea non funzione, e ora l'Italia è assente", è stato il suo slogan a Firenze.

Il nemico numero uno per Frans Timmermans è Victor Orban, anche perché sarà il vero ostacolo da combattere per non essere tagliato fuori nell’alleanza con i popolari di Weber. “Matteo Salvini è andato da Orban, quello che ci ha impedito di trovare una giusta soluzione” alla questione migranti, ha tuonato.

La sua idea di Europa non disdegna tempi diversi: “un sistema in cui ci sia un solo binario ma in cui i Paesi si muovano a diverse velocità”. Scettico sull’idea di un esercito europeo chiede invece forze armate più efficienti e “maggiore responsabilità a livello collettivo”.

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Guy Verhofstadt – Credits: EPA/PATRICK SEEGER

Chi è Guy Verhosftadt (candidato Alde)

Famoso da noi dagli anni del capò di Berlusconi, fino allo scontro più recente con il premier Giuseppe Conte è lui il politico europeo per eccellenza. Ma anche il vero ago della bilancia, dopo che proprio a Fiesole ha annunciato di aver imbarcato il partito di Emmanuel Macron, per la prima volta al voto europeo, destinato a portare un discreto bottino di parlamentari da spendere nel gioco delle alleanze. Cinque anni fa corteggiò e poi rifiutò il partito di Di Maio. Questa volta è candidato con poche speranze di sedere sulla poltrona di presidente della Commissione, ma certo di contare molto.

Guy Maurice Marie Louise Verhofstadt è belga, classe 1953. Primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008, ha ricoperto anche la carica di Vice Primo ministro e Ministro del bilancio dal 1985. E’ europarlamentare dal 2009.

Dal confronto di Fiesole ha ripetuto la sua linea di sempre, che dice no ad un ulteriore allargamento: “sono contrario a un’Europa a più velocità, dobbiamo avere un cerchio in cui tutti partecipino a medio e lungo termine e poi un cerchio più esterno con Paesi legati a Ue”.

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Ska Keller – Credits: EPA/CLEMENS BILAN

Chi è Ska Keller (candidata dei Verdi)

E’ lei l’unica donna in corsa, la più giovane e la più accanita. Franziska "Ska" Keller è tedesca, parlamentare europea dal 2009 e candidata dei Verdi alla presidenza della commissione europea già nel 2014 nonostante sia nata nel 1981 (ha 37 anni). 

Nel gioco delle alleanze potrebbe inaspettatamente contare più di quel che sembri. Di certo è quella che sta puntando su una campagna elettorale più diretta e con poca diplomazia. “Non vorrei che i miei dati personali finissero alle autorità ungheresi”, ha esordito salendo sul palco di Fiesole. E ha attaccato su tutto: da un dossier sensibile come quello della sicurezza in Europa con un unico database per le forze di polizia fino ai migranti. “Ci sono coloro che vogliono muri e frontiere, noi no”, ha tagliato corto.

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– Credits: ANSA

L'incognita dei sovranisti

Convitato di pietra, volto invisibile, spettro d’Europa. Lo hanno chiamato in tanti modi. Al confronto tra gli “Spitzenkandidaten”, il termine che indica i candidati scelti dai partiti tradizionali per la corsa alla presidenza della Commissione Ue, ne manca uno.

La galassia dei sovranisti in perenne movimento non ha una storia unitaria, non ha una famiglia politica, non ha un programma univoco e non ha un volto. Ma avrà voti dalle urne. Cosa ne farà questa è la vera incognita.

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