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Corea del Sud: i vantaggi di un dialogo pragmatico con il Nord

Come Seul può dialogare con Kim Jong-un senza rinunciare alla protezione militare di Washington

NKOREA-POLITICS

7 ottobre 2017 - Kim Jong-un, il dittatore della Corea del Nord – Credits: STR/AFP/Getty Images

L'incontro del 9 gennaio a Panmunjom ha riaperto tra Corea del Sud e Corea del Nord quel canale di dialogo necessario per cercare di riportare un minimo di stabilità nella Penisola coreana. Un riavvicinamento che è arrivato all'improvviso e che solo a posteriori abbiamo capito essere nell'aria dopo il discorso di capodanno di Kim Jong-un, relativamente al quale ha fatto più scalpore il botta e risposta Kim-Trump sulle dimensioni del rispettivo bottone nucleare della solidarietà intercoreana cui ha fatto riferimento il leader di Pyongyang.

Ora che i rappresentanti delle due nazioni si sono confrontati sulle Olimpiadi e sui tanti altri problemi che restano da risolvere, cosa possiamo aspettarci che succeda? Fino a dove il presidente sudcoreano Moon Jae-in potrà spingersi? Su quali dossier potrà effettivamente ottenere qualche risultato sostanziale?

Solidarietà olimpica

Che vengano dal Sud o che vangano dal Nord, i coreani si sentono molto più vicini di quanto potremmo pensare. Il senso di fratellanza continua ad essere forte e piccoli gesti come quello di ritrovarsi uniti sotto la stessa bandiera hanno un grande valore simbolico ed emotivo per i coreani. Quindi il riavvicinamento olimpico permette alle persone di tirare un sospiro di sollievo, e questo è certamente positivo.

Nucleare

La seconda certezza che abbiamo è che sarebbe inutile, se non controproducente, chiedere a Pyongyang di parlare di denuclearizzazione. L'unica risposta che Kim può dare su questo fronte è un secco no. Ma il presidente sudcoreano lo sa bene, e per evitare di ritrovarsi con un pugno di mosche avrà certamente invitato i suoi emissari a non toccare l'argomento.

Un dialogo costruttivo

Forse l'unico vero obiettivo che Seul dovrebbe porsi per questi primi passi mossi lungo la via del negoziato è quello di trovare gli argomenti giusti per far sì che incontri come quello di Panmunjom si trasformino in una sorta di routine consolidata. E già questo rappresenterebbe un enorme passo avanti visto che il penultimo vertice tra le due nazioni risale al 2015.

Tra appeasement e pragmatismo

Come ha sottolineato con grande chiarezza un'analisi pubblica da Brookings, spetta alla Corea del Sud mantenere un atteggiamento cauto e costruttivo, per ottenere qualche vantaggio dal dialogo con Pyongyang senza rischiare bruschi passi indietro. Questo non significa fare il gioco di Kim, perché, in fin dei conti, anche Seul ha tanto da guadagnare da una de-escalation delle tensioni.

I dossier da trattare

La chiave di svolta di questo negoziato potrebbe essere proprio quella di offrire a Pyongyang quello che desidera. Facendo attenzione a non concedere mai troppo. Cosa vuol dire? Anzitutto, Seul potrebbe rilanciare la collaborazione sul piano umanitario, favorendo scambi sul piano artistico, scientifico e dell'istruzione. Si potrebbero inviare al Nord insegnanti, medici, ricercatori, ma anche musicsti, cantanti, a patto che questi ultimi si presentino come coreani pronti a "servire Pyongyang", ovvero ad aiutarla a superare le proprie difficoltà mettendo al servizio del paese capitali, tecnologie e capacità, non a convincere la popolazione locale di come al Sud la vita sia più bella e facile. In fin dei conti, per la Corea del Sud l'emancipazione del Nord rappresenta una vittoria, non una sconfitta.

Sfruttando l'onda del successo olimpico, Seul potrebbe proporre a Pyongyang di partecipare insieme ad altre competizioni. Senza soffermarsi troppo sulle varianti cintemporanee della bandiera da utilizzare o dell'inno da cantare, visto che sono proprio questi i dettagli che rischiano di far deragliare il dialogo. Alla fine, l'importante è riavvicinare i due popoli, non lo spettro di una guerra nucleare.

Le riunificazioni familiari

Infine, Seul dovrebbe ritornare su un tema che le sta tanto a cuore, quello delle riunificazioni familiari, congelate da Kim Jong-un nel 2015. Le due Coree hanno lanciato questa iniziativa nel 1988, ma i continui alti e bassi nelle relazioni tra i due paesi non hanno permesso di portarla avanti in maniera lineare come tanti a Seul avevano sperato.

Degli oltre 130mila coreani che si erano registrati al programma nell'88 ne sono rimasti in vita solo 60mila, e molti di loro hanno superato i 70 anni. Forse varrebbe la pena cedere alle condizioni di Pyongyang e permettere a queste famiglie di incontrarsi di nuovo. Dove e quando Seul può lasciarlo anche decidere a Kim, l'importante è fare in modo che tutte queste persone separate dalla guerra possano di nuovo ristabilire un contatto.

Il problema dell'allineamento con gli Usa

Anche se in questi mesi Seul ha cercato di contenere Donald Trump per evitare che gli equilibri sulla penisola coreana precipitassero, la Corea del Nord sa bene che il Sud non rinuncerà mai alla sua alleanza con Washington, indispensabile sul piano della protezione militare. Tuttavia, se il negoziato tra le due Coree rimanesse su una linea realistica e pragmatica, permettendo a Kim Jong-un di trarne notevoli vantaggi, quest'ultimo potrebbe rinunciare a chiedere a Seul di allontanarsi dagli Stati Uniti per avallare uno status quo più favorevole per tutti. Uno status quo che, altro dettaglio fondamentale, a Kim non converrebbe più mettere a rischio con nuovi test missilistici o esperimenti nucleari. Resta da vedere se Trump starà al gioco.

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