Esteri

Charles Scicluna, chi è il giudice della tolleranza zero per i preti pedofili

L'arcivescovo di Malta è l'inviato del papa in Cile per riaprire le indagini sugli abusi sessuali di padre Fernando Karadima. Ecco il suo ritratto

Charles Scicluna

Orazio La Rocca

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Forse vederlo come una sorta di novello Torquemada del terzo millennio può sembrare esagerato a fuorviante. Ma Charles Scicluna, l'arcivescovo di Malta inviato in Cile dal papa per riaprire le indagini sui casi di pedofilia tra il clero, che hanno turbato non poco il suo recente viaggio in Sudamerica, qualche affinità col primo grande inquisitore spagnolo forse ce l'ha. Non nei mezzi di intervento e nei sistemi usati per pulire la Chiesa dai mali commessi al suo interno da persone consacrate. Il monaco spagnolo fu uno spietato propugnatore della difesa della “purezza” della fede anche attraverso roghi, impiccagioni, torture; il maltese invece è un fine teologo e giudice ecclesiastico impegnato nella lotta ai più gravi peccati commessi dal clero ma sempre nel rispetto dei diritti umani e dell'attenzione alle vittime.

Entrambi sono uomini di legge al servizio della Chiesa in epoche molto lontane tra loro, ma giudici di tribunali ecclesiastici dotati di un bagaglio culturale fatto di studi teologici, giuridici, canonici. Tutte e due – con stili, modalità e scelte di vita ovviamente differenti – votati alla fedeltà al Vangelo e alla Fede su mandato pontificio. Ma per il resto Torquemada e Scicluna sono divisi da differenze distanti anni luce, non solo per i circa sei secoli che li separano, ma per tutta la loro storia umana, ecclesiale e, soprattutto, giudiziaria.

Dai roghi del '400 ai diritti umani del terzo millennio

Il domenicano Tomàs de Torquemada (nato a Valladolid nel 1420 e morto ad Avila nel 1498), da capo supremo di tutti i tribunali ecclesiastici spagnoli attivi nella penisola iberica e nelle colonie (Italia compresa, in Sicilia e in Sardegna), è stato il violento persecutore di ebrei, musulmani, ma pure di chierici e laici anche sospettati – dopo processi il più delle volte sommari al ritmo di 18-20 al giorno per un totale di circa 100 mila sentenze - di “tradire” le verità evangeliche, mandando a morte migliaia di persone, in gran parte innocenti, o nel caso di ebrei e musulmani convertiti al cristianesimo accusati di “falsa conversione”.

Del tutto diversa la storia di monsignor Scicluna, che – nato a Toronto nel 1959 da una famiglia maltese – dopo essersi formato nelle università pontificie approfondendo la sua preparazione non solo in materia di teologia e Diritto Canonico, ma anche di studi giuridici, negli anni Novanta è entrato al servizio di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, col delicato incarico di Promotore di giustizia presso il Tribunale vaticano – sorta di pubblico ministero -.

Papa Francesco lo ha poi nominato arcivescovo di Malta e presso la Congregazione per la Dottrina della Fede (l'ex Sant'Uffizio) presidente del Collegio per l'esame di ricorsi in materia di “Delicta Riservata”, vale a dire i delitti più gravi compiuti dal clero, come appunto la pedofilia, le violenze sessuali su giovani e minori, l'offesa alla Fede e alla persona del Papa. Un ruolo delicatissimo che monsignor Scicluna svolge con rigore, fermezza, attenzione alle vittime e alla persona, senza lassismo.

Scicluna, il giudice della tolleranza zero per i preti pedofili

Non è un caso se si deve proprio a Scicluna la linea della “tolleranza zero” verso i preti pedofili, verso i quali – dopo processi celebrati con attenzione e rispetto per la verifica delle colpe – ha immediatamente indicato la strada della riduzione alla stato laicale e la collaborazione con i tribunali civili. Una fermezza che l'arcivescovo maltese fa direttamente risalire alle verità del Vangelo là dove Gesù, indicando la purezza dei bambini come la “vera” strada da seguire per poter aspirare al Paradiso, evoca per la prima e l'ultima volta una sorta di “pena” di morte per chi fa del male ai fanciulli. 

È di fatto il Cristo che ammonisce “Chi scandalizza e procura dolore anche ad uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che si appendesse al collo una macina d'asino e si buttasse nella profondità del mare...”,  che ha plasmato la formazione giudiziaria ed umana di Scicluna.
“Misticamente è espresso il ritmo duro e noioso della vita secolare, mentre il mare profondo rappresenta la più terribile maledizione", spiegò Scicluna in un discorso ai sacerdoti nella basilica di S.Pietro nel maggio del 2010. "Così, dopo aver preso una professione di santità, chiunque distrugga altri tramite parole ed atti (in primis preti pedofili e autori di violenze sessuali a giovani affidati loro, ndr), farebbe meglio a causare la propria morte in abito secolare, piuttosto che attraverso il proprio sacro ufficio (vale a dire rinunziando all'ordinazione e ritornando allo stato laicale)... Senza dubbio se fossero caduti da soli la loro sofferenza nell'Inferno sarebbe più facile da sopportare...”.

Non meno severo il giudizio verso quei vescovi e cardinali accusati di omissione e mancato controllo sulle violenze sessuali: “La negazione deliberata di fatti noti, e la preoccupazione fuori luogo che il buon nome dell'istituzione (la Chiesa) debba in qualche modo beneficiare di una priorità assoluta, sono nemici della verità e riflettono una cultura del silenzio mortale...”. Linee giudiziarie fatte proprie da Benedetto XVI e rilanciate dal successore Francesco, che ora ha affidato proprio a monsignor Scicluna il delicato compito di ascoltare le vittime di padre Fernando Karadima, oggi 87enne, ex parroco di El Bosque, accusato di abusi sessuali su minori negli anni '80, per i quali il Vaticano lo ha già condannato al silenzio e al ritiro. Il caso fu sollevato dallo stesso papa Francesco durante il recente viaggio in Cile e Perù, quando definì solo “calunnie” le voci di quanti accusano il vescovo di Osorno, Juan de La Cruz Barros Madrid, di aver coperto padre Karadima, assicurando che avrebbe parlato solo di fronte a “prove certe”. Prove su cui ora lavorerà Scicluna in Cile, ma senza ricorrere alle torture e ai roghi di Torquemada memoria.


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