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Canada: arriva il Trudeau 2

Il Premier uscente vince le elezioni ma non ha la maggioranza parlamentare. Farà un governo di minoranza, con l'appoggio esterno di un avvocato sikh e, probabilmente, dei nazionalisti del Québec

Trudeau-Singh-Canada

Redazione

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In Canada Justin Trudeau ha vinto il secondo mandato. Ma, poiché il suo Partito liberale non ha ottenuto la maggioranza parlamentare, tornerà al potere con un governo di minoranza.
Alle elezioni legislative che si sono tenute il 21 ottobre 2019 nel secondo Paese più grande al mondo, il primo ministro uscente ha ottenuto il 33,1 per cento dei consensi, che gli sono valsi 157 seggi. In termini di voto popolare, il suo avversario, il conservatore Andrew Scheer, ha riscosso un successo leggermente più alto: 34,4 per cento. Ma, a causa del sistema elettorale canadese, Scheer ha ottenuto meno seggi: 121. Una situazione simile a quella che si verificò nel 2016 nei vicini Stati Uniti, quando Hillary Clinton venne sconfitta nonostante avesse ottenuto quasi 2.900.000 voti popolari più di Donald Trump.
Rispetto al 2015, Trudeau ha perso 20 seggi parlamentari. «Gli hanno nuociuto alcuni scandali, ma soprattutto la sua politica verde» spiega Luigi Bruti Liberati, ordinario di Storia contemporanea alla Statale di Milano ed esperto di Canada, su cui ha scritto vari libri. «In particolar modo all'Ovest, la carbon tax ha distrutto il Partito liberale: nelle province dell'Alberta e del Saskatchewan, dove ci sono ingenti riserve di petrolio da sabbie bituminose e gas di scisto, i liberali non hanno preso neanche un seggio parlamentare. I seggi sono andati tutti ai conservatori, con l'eccezione di uno, conquistato dal Nuovo partito democratico».   
Dunque a 47 anni di distanza, il fotogenico premier (che ha proprio 47 anni) pare destinato a seguire le orme del leggendario padre Pierre, anch'egli costretto nel 1972 a guidare un governo di minoranza. Non bastasse, come Pierre anche Justin avrà bisogno dell'appoggio del Nuovo partito democratico, che sposterà a sinistra le posizioni del suo nuovo governo. Ma invece che con un giornalista ebreo (l'alleato del padre Pierre David Lewis), Justin dovrà vedersela con un avvocato sikh.  
Già, perché il nuovo governo Trudeau quasi certamente otterrà sostegno esterno dal Nuovo partito democratico, che alle elezioni ha ottenuto 24 seggi parlamentari. E il suo leader è Jagmeet Singh, il primo esponente di una minoranza a diventare leader di uno dei principali partiti dello schieramento politico canadese.
Il quarantenne avvocato per i diritti umani ha origini indiane, anche se è nato nei sobborghi di Toronto. Grazie ai suoi coloratissimi turbanti e ai suoi sobri abiti sartoriali, nel giugno 2015 Singh era stato consacrato dal sito BuzzFeed come il politico «più stiloso del Canada». Oggi la Bbc lo definisce il probabile «kingmaker» (vale a dire incoronatore) della politica canadese.
«Ma Trudeau non farà un'alleanza con Singh: si limiterà a cercarne i voti in Parlamento» precisa il professor Bruti Liberati. «Potrebbe chiedere un appoggio esterno anche al Bloc Québécois, il partito nazionalista del Québec che in queste elezioni ha conosciuto un grande ritorno. Nella provincia francofona, il Bloc Québécois ha conquistato quasi gli stessi seggi dei liberali: 32 contro 35». Ma che garanzie offre un governo di minoranza? «Parecchie. Si tratta di una tradizione canadese: dal 1867, quand'è nata la Confederazione, ci sono stati 14 governi di minoranza» risponde Bruti Liberati. «Occorre però aggiungere che sono stati tutti abbastanza brevi. Nessuno ha governato per quattro anni di fila nella stessa legislatura».
 

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