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Errori giudiziari: il caso Giuseppe Gulotta alla fine?

Oggi la Corte d'appello di Reggio Calabria dovrebbe decidere sulla richiesta di risarcimento dell'uomo che, torturato, ha fatto 23 anni di carcere da innocente

Oggi la Corte d'appello di Reggio Calabria dovrebbe decidere sulla richiesta di risarcimento presentata da Giuseppe Gulotta. Il suo è certamente uno dei peggiori (se non il peggiore) errore giudiziario nella storia d'Italia. Di certo è un monumento all’ingiustizia.

È dal 2012 che gli avvocati Pardo Cellini e Baldassare Lauria si battono contro lo Stato perché risarcisca un risarcimento a Gulotta, 58 anni, 23 dei quali trascorsi in carcere da innocente.

Arrestato nel 1976 a Trapani come sospetto omicida di due carabinieri, il diciottenne Gulotta per due giorni fu trattenuto in caserma, seviziato e torturato dai colleghi dei militari uccisi e costretto a confessare un reato mai commesso.

A nulla servì la ritrattazione in aula: condannato definitivamente all’ergastolo nel febbraio 1989, Gulotta fu scagionato soltanto nel 2010, quando uno dei carabinieri che aveva assistito alle torture ebbe un tardivo soprassalto di coscienza.

La revisione del processo lo ha definitivamente assolto "per non avere commesso il fatto" nel febbraio di tre anni fa. Da allora, Cellini e Lauria sono impegnati in un estenuante braccio di ferro con l’Avvocatura dello Stato, che si oppone al risarcimento con ogni argomento: "Sostengono perfino che nulla gli sia dovuto perché Gulotta 39 anni fa si confessò colpevole" dice Cellini, scuotendo la testa.

"La vita di Gulotta è stata letteralmente fatta a pezzi. Per questo abbiamo chiesto 56 milioni di risarcimento" dice Cellini. Chissà se il suo cliente, che oggi vive della generosità di un prete, vedrà mai riconosciute le sue ragioni.

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