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Pensioni, ecco chi verrà pagato il 10 del mese

Il provvedimento annunciato dal governo riguarderà solo chi percepisce un doppio assegno da Inps e Inpdap

Una precisazione che ha il sapore di una vera e propria marcia indietro. È stata infatti l’Inps, con una nota ufficiale, a comunicare che lo slittamento dei pagamenti delle pensioni al 10 mese, annunciato dal governo all’interno della legge di stabilità, riguarderà solo i soggetti che percepiscono un doppio assegno dall’Inps stessa e dall’Inpdap. In questo modo i soggetti interessati dalla misura scendono drasticamente a circa 800mila, mentre i restanti 15 milioni di pensionati continueranno a poter riscuotere il proprio assegno a partire dal primo del mese.

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A far retrocedere il governo dal proprio proposito sono state evidentemente le accese proteste che contro l’iniziativa in questione sono arrivate un po’ da tutte le parti, a cominciare da Cgil, Cisl e Uil. I tre sindacati infatti in queste ore avevano fatto sentire con vigore la propria voce, forti anche dell’appoggio di circa 6 milioni di iscritti pensionati. Una protesta che aveva preso le mosse dall’iniziale constatazione che non solo nessuna delle misure previste all’interno della legge di stabilità risultava di sostegno al mondo degli anziani, ma che addirittura la scelta di far slittare la data di pagamento degli assegni risultava come una sorta di accanimento verso i pensionati.

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Tra l’altro a rendere ancora più pressante la protesta c’è il fatto, forse a molti sconosciuto, che in molti centri abitati, soprattutto i più piccoli, dove la pensione viene ritirata cash presso piccoli uffici postali, già esistono programmi di pagamento che fanno automaticamente slittare di giorni la data di corresponsione del dovuto. In alcuni piccoli Comuni infatti è facile trovare all’interno dei locali uffici postali veri e propri scadenzari che, spesso facendo riferimento alla lettera iniziale del proprio cognome, fissano i giorni della settimana in cui potersi recare a ritirare il proprio assegno. E così, in maniera legalmente discutibile, i pensionati con iniziali tipo a o b, ricevono normalmente la pensione a inizio mese, ma i malcapitati con cognomi che vanno dalla s alla t, fino alla z, spesso possono intascare il proprio trattamento pensionistico solo dopo alcuni giorni.

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Spostare dunque al 10 del mese il pagamento di tutte le pensioni, in molti casi avrebbe comportato come conseguenza ancora più nefasta che la corresponsione dell’assegno a molti anziani sarebbe arrivata anche ben oltre la metà del mese. Il chiarimento arrivato dall’Inps placa dunque in parte gli spiriti bollenti delle organizzazioni sindacali che però in ogni caso non demordono e promettono che andranno avanti con le proteste fin quando per tutti i beneficiari di trattamenti pensionistici non saranno ripristinate le regole precedenti. Regole il cui cambiamento, è bene precisarlo, avrebbe fruttato allo Stato risparmi per circa 19 milioni di euro. Una cifra che sarà pure significativa in un periodo di crisi come quello attuale, ma che rappresenta davvero una goccia rispetto ad una manovra da 30 miliardi di euro. Di qui forse la scelta dell’esecutivo di fare marcia indietro e ripristinare per la stragrande maggioranza dei pensionati il pagamento degli assegni a inizio mese.

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