Le pensioni d'oro e i possibili tagli
Le pensioni d'oro e i possibili tagli
Economia

Le pensioni d'oro e i possibili tagli

Il ministro del lavoro, Enrico Giovannini, non esclude la possibilità di un prelievo sulle rendite dell'Inps più elevate. Ecco quanto frutterebbe, secondo gli economisti

Il ministro del lavoro, Enrico Giovannini , vi ha fatto solo un cenno nelle settimane scorse, senza scendere nei dettagli e senza snocciolare cifre o dati precisi. Ma l'idea di tagliare le “pensioni d'oro”, cioè le rendite Inps che superano una determinata soglia, si sta facendo nuovamente strada in Italia, da quando il governo Letta si è messo a caccia di risorse, per finanziare i piani contro l'emergenza-disoccupazione.

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME

Del resto, per trovare un di soldi nelle maglie del bilancio pubblico, è difficile che il nuovo esecutivo non vada a pescare proprio lì: tra gli assegni pensionistici superiori ad almeno 3mila euro lordi al mese, che sono in totale poco più di 700mila e costano alle casse dello stato circa 40 miliardi di euro all'anno. Si tratta di una voce di spesa pesante, che può essere dunque un terreno fertile per cospicui tagli.

LA RIFORMA PREVIDENZIALE DI ELSA FORNERO

A ben guardare, i tagli alle pensioni d'oro ci sono già stati in passato e a più riprese: prima li ha fatti il governo Berlusconi, che ha imposto un contributo di solidarietà del 5% sulla parte di rendita Inps superiore a 90mila euro lordi annui e del 10% sulla quota che oltrepassa i 150mila euro. Poi è arrivato il governo Monti che, con la regia del ministro del welfare Elsa Fornero, ha tagliato del 15% la fetta degli assegni sopra i 200mila euro. Con queste manovre, però, sono stati recuperati ben pochi soldi: qualche decina di milioni di euro in tutto, visto le soglie stabilite erano davvero molto alte e colpivano una ristretta cerchia di pensionati.

Ora, per rastrellare un po' di risorse in più, il ministro Giovannini potrebbe abbassare l'asticella dei tagli con dei piccoli prelievi (ma si tratta soltanto di ipotesi) per gli assegni sopra i 3mila euro o addirittura sopra i 2mila (anche se non sono proprio pensioni d'oro). Anche con questo provvedimento, però, non bisogna aspettarsi che l'esecutivo riesca a rastrellare cifre astronomiche. In totale, il gettito sarebbe infatti nell'ordine di 1,5-2 miliardi all'anno, secondo le stime effettuate di recente da Tito Boeri e Tommaso Nannicini, economisti del sito LaVoce.info .

GLI SCENARI POSSIBILI

La prima ipotesi presa in esame dai due studiosi è l'introduzione di un contributo del 2 per cento su tutti gli assegni pensionistici che superano i 2mila euro.  La somma ricavata ogni anno con queste misure sarebbe di 1,45 miliardi di euro. Il taglio medio previsto per l'assegno è invece di 41 euro mensili per chi guadagna tra 2mila e 2.500 euro, di 50 euro per chi ha una pensione lorda tra tra 2.500 e 3mila euro e di 82 euro per chi incassa dall'Inps più di 3mila euro ogni 30 giorni.

La seconda ipotesi di Boeri e Nannicini è che venga fissato contributo dell’1 per cento per gli assegni tra 2mila e 2.500 euro, un altro contributo del 2 per cento per le pensioni tra 2.500 e 3mila euro e un taglio del 3 per cento per le rendite sopra i 3mila. In questo caso, il gettito annuo sarebbe di 1,47 miliardi mentre il taglio medio ai danni dei pensionati sarebbe di 21 euro mensili per chi guadagna tra 2mila e 2.500 euro, di 50 euro per gli assegni tra 2.500 e 3mila euro e di 122 euro per le rendite sopra i 3mila.

Infine, i due economisti prendono in esame un terzo scenario che prevede l'introduzione di un contributo del 2 per cento per gli assegni tra 2mila e 3mila euro e di un taglio del 3 per cento per le rendite sopra i 3mila euro. In questo caso, lo stato ricaverebbe 1,75 miliardi di euro mentre la perdita per i pensionati sarebbe di di 41 euro mensili per gli assegni tra 2mila e 2.500 euro, di 50 euro mensili per gli assegni tra 2.500 e 3mila euro e di 112 euro per gli assegni sopra i 3mila.

I sacrifici richiesti non risulterebbero pesantissimi ma neppure la cifra ricavata dal governo sarebbe particolarmente consistente, soprattutto se rapportata alle risorse necessarie per far ripartire davvero la crescita e l'occupazione nel nostro paese. Per questo, ipotizzando dei tagli alle pensioni più alte, il ministro Giovannini ha detto che queste misure verrebbero adottate principalmente per un principio di equità, più che con l'obiettivo di fare cassa.

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