Tenacia, ambizione e cadute di stile: Moretti contro tutti
STEFANO SCARPIELLO / Imagoeconomica
Tenacia, ambizione e cadute di stile: Moretti contro tutti
Economia

Tenacia, ambizione e cadute di stile: Moretti contro tutti

L'amministratore delegato di Fs voleva fare il ministro e non c'è riuscito. Ora deve vedersela con la spending review di Carlo Cottarelli, a cui uno studio appena pubblicato ha suggerito di tagliare i soldi alle Fs. Facendolo andare su tutte le furie

La crescita dei ricavi e degli utili, lo sviluppo sui mercati esteri, gli 8 miliardi e mezzo di investimenti in "autofinanziamento" (ossia senza ricorrere allo Stato) per la rete e i treni: difficile immaginare un piano industriale delle Fs più ambizioso di quello che Mauro Moretti presenta il 25 marzo a Milano. Eppure l’appuntamento non è esattamente l’ultima tappa di una marcia trionfale per il manager riminese. La sua aspirazione, dopo quasi 8 anni da amministratore delegato, era quella di lasciare binari e pensiline per fare il ministro. Non c’è riuscito e ora gli tocca pure difendersi dalle forbici della spending review.

La nascita del governo Renzi ha certificato che la politica non è cosa per lui, almeno per ora. La sera del 20 febbraio in tanti giuravano che Moretti, forte della stima di Giorgio Napolitano e della consuetudine con il sottosegretario Graziano Delrio, fosse già in lista come responsabile dello Sviluppo economico o del Lavoro (non dei Trasporti: lì era saldamente insediato Maurizio Lupi). Ma il pomeriggio del 21, quando l’elenco è stato consegnato al capo dello Stato, il suo nome non c’era. In quella manciata di ore l’ex sindacalista della Cgil ha saggiato le resistenze di una parte del mondo politico ed economico e soprattutto l’avversione della gente di Viareggio straziata dal disastro ferroviario del 29 giugno 2009 (33 morti), per cui è stato rinviato a giudizio. Per scongiurare la sua nomina, il sindaco Leonardo Betti ha scritto al premier e la senatrice viareggina del Pd Manuela Granaiola ha minacciato addirittura di non votare la fiducia.

Tenacia e determinazione, le armi principali con cui Moretti (da sempre legatissimo a Massimo D’Alema, ma in ottimi rapporti con Gianni Letta per tutta la durata dell’ultimo governo Berlusconi) ha scalato la gerarchia di Fs, sconfinano talvolta in pericolose mancanze di sensibilità che ne fanno il suo vero punto debole. Accadde quando invitò i passeggeri inferociti dei treni bloccati dalla neve a portarsi dietro panini e coperte. E poi ancora, in modo assai più grave, durante le inchieste su Viareggio: parenti e amici delle vittime non gli hanno perdonato (nonostante le sue precisazioni) la definizione che diede della strage in un’audizione al Senato: «spiacevolissimo episodio».

Non c’è uno che se ne sia scordato, come si vide dalle proteste che accolsero la sua nomina a Cavaliere del lavoro nel 2010. Con un carattere del genere poteva farsi amici fra gli imprenditori concorrenti? Restano epici i suoi scontri con Diego Della Valle, socio con Luca di Montezemolo e Giuseppe Sciarrone nell’avventura di Ntv, che tenta di fare concorrenza a Fs sull’alta velocità. La compagnia ha sempre accusato Moretti di sfruttare il controllo della rete ferroviaria per renderle la vita impossibile. Lui contrattaccava ricordando che le ferrovie francesi, presenti al 20% in Ntv, bloccavano l’ingresso di Fs in casa loro. Gli impegni di maggior rispetto del concorrente appena presi in sede Antitrust (inspiegabilmente «venduti» da Fs come una grande vittoria) hanno fatto calare un po’ la tensione, ma non è detto che duri.

Né le cose vanno meglio nei rapporti con le regioni, che lamentano da sempre la scarsa efficienza dei treni locali, guadagnandosi regolarmente l’accusa di Moretti di non voler spendere il giusto. Riuscì a tenergli testa, quattro anni fa, l’allora presidente del Piemonte Mercedes Bresso, ottenendo l’abolizione della norma che imponeva di appaltare il servizio a Trenitalia per avere le sovvenzioni statali e allestendo una gara pubblica internazionale, che poi non si tenne a causa della successiva sconfitta elettorale. Moretti in ogni caso se la legò al dito. «Se prima avevamo un rapporto quasicordiale» racconta la Bresso a Panorama «da allora mi tolse il saluto». Ora si prepara un nuovo braccio di ferro con Veneto e Toscana, che lamentano le condizioni di viaggio dei loro pendolari e minacciano la disdetta dei contratti. Al netto del cattivo carattere, quasi tutti riconoscono che Moretti è un manager fra i più competenti del settore. Lui stesso non perde occasione per sbandierare i successi della sua gestione del gruppo, preso nel 2006 con 2 miliardi di perdite e portato in attivo.

Ma neppure questo è un rifugio sicuro. Nello studio «L’alta velocità della spesa ferroviaria», appena pubblicato sul sito dell’Istituto Bruno Leoni, gli economisti Ugo Arrigo e Giacomo Di Foggia sostengono che i servizi di Fs sono pagati dallo Stato e dalle regioni nettamente più della media europea, con un invito a nozze per il commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che ha subito previsto tagli alle Fs per 2,3 miliardi entro il 2016. Cosa che naturalmente ha fatto andare Moretti su tutte le furie. «Poiché le inesattezze contenute tratteggiano un quadro molto distante dalla realtà» ha subito replicato «Fs Italiane si riservano di adire le più opportune sedi a tutela del gruppo». Ma intanto pare si stia preparando per l’incontro con Cottarelli.

@stefcaviglia

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