Marchionne punta sull'Alfa Romeo (ancora)
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Marchionne punta sull'Alfa Romeo (ancora)

L'amministratore delegato della Fiat rilancia il ruolo del marchio. Ma non è la prima volta che lo dice...

L’operazione che ha portato Sergio Marchionne a conquistare la Chrysler e, di conseguenza, salvare la Fiat, è semplicemente strepitosa. Su questo non si discute. Quello che si può, e si deve, discutere è il futuro dell’auto in Italia che, stando alle parole dell’amministratore delegato della Fiat-Chrysler, percorrerà due strade: da una parte l’innalzamento del posizionamento delle auto piccole, Panda e 500, e dall’altro l’ingresso nel segmento Premium con il marchio Alfa Romeo e Maserati. Questo segmento è quello che, come dice Marchionne in un'intervista a Repubblica, dà i margini più elevati. Ed è vero. Ed è giusto tentare di entrarvi. Ma alla, più che legittima domanda del direttore del quotidiano (l'intervista è a firma di Ezio Mauro) sul perché questa strategia non sia stata implementata prima, Marchionne, in uno scatto di sincerità che gli fa onore, spiega semplicemente che non aveva i soldi mentre ora, con l’acquisto della Chrysler, lo spazio finanziario per gli investimenti c'è.

A parte il fatto che, stando al bilancio dei primi 9 mesi del 2013, la Chrysler, dopo aver pagato al fondo del sindacato 1,9 miliardi di dollari (sui 4,3 complessivi) sotto forma di dividendo straordinario resterà praticamente senza cassa (avevamo già parlato della genialata di Marchionne e dei veri conti del gruppo ), c’è da chiedersi come mai negli anni passati Marchionne avesse illuso il mercato, i dipendenti, gli analisti finanziari e la politica affermando che il rilancio dell’Alfa Romeo era in cima alle sue priorità.

Quello che Marchionne ha annunciato, infatti, è il quarto piano di rilancio dell’Alfa Romeo il cui risultato è il fatto che nel 2013 sarà il primo anno nella storia del marchio con vendite inferiori alle 100mila unità. Il 2014, se non saranno lanciate le tanto attese novità, potrebbero scendere addirittura sotto le 80mila. A fronte di questi dati Marchionne è sempre stato molto ottimista sul futuro dell’Alfa. Nel 2010 aveva detto che nel 2014 avrebbe venduto 500mila Alfa. Nel 2011 disse 400mila e nell’ottobre del 2012 scese a “più di 300mila”. Per entrare nel settore premium, Marchionne ha intenzione di puntare anche su un altro marchio della sua scuderia, la Maserati, ma nei primi 9 mesi dell’anno gli ordini ricevuti sono stati solo 22.700 mentre la produzione langue intorno a quota 10mila, 8200 del modello Maserati Quattroporte e 1800 Ghibli.

Insomma: se Marchionne intende davvero (e di nuovo) puntare sul settore premium ha ancora moltissima strada da percorrere e, per il momento, in attesa dei modelli che si stanno studiando in “capannoni-fantasma mimetizzati”, appare molto difficile che la società possa mantenere la promessa di riportare, “nel tempo”, al lavoro tutti i dipendenti Fiat. Senza chiudere nemmeno un impianto in Italia.

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Marco Cobianchi

Sono nato, del tutto casualmente, a Milano, ma a 3 anni sono tornato a casa, tra Rimini e Forlì e a 6 avevo già deciso che avrei fatto il giornalista. Ho scritto un po' di libri di economia tra i quali Bluff (Orme, 2009),  Mani Bucate (Chiarelettere 2011), Nati corrotti (Chiarelettere, 2012) e, l'ultimo, American Dream-Così Marchionne ha salvato la Chrysler e ucciso la Fiat (Chiarelettere, 2014), un'inchiesta sugli ultimi 10 anni della casa torinese. Nel 2012 ho ideato e condotto su Rai2 Num3r1, la prima trasmissione tv basata sul data journalism applicato ai temi di economia. Penso che nei testi dei Nomadi, di Guccini e di Bennato ci sia la summa filosofico-esistenziale dell'homo erectus. Leggo solo saggi perché i romanzi sono frutto della fantasia e la poesia, tranne quella immortale di Leopardi, mi annoia da morire. Sono sposato e, grazie alla fattiva collaborazione di mia moglie, sono papà di Valeria e Nicolò secondo i quali, a 47 anni, uno è già old economy.

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