Governo Renzi, le tre priorità sul lavoro
Alessandro Di Meo/Ansa
Governo Renzi, le tre priorità sul lavoro
Economia

Governo Renzi, le tre priorità sul lavoro

Contratto unico, nuovi ammortizzatori sociali, sgravi per i neoassunti e taglio al cuneo fiscale. I piani del premier incaricato per riformare il welfare e combattere la disoccupazione

La scadenza è fissata a marzo. Entro la fine del prossimo mese, il premier incaricato Matteo Renzi ha promesso di far partire un nuovo piano per il lavoro, con misure ad hoc per combattere la disoccupazione e stimolare la crescita economica. Probabilmente, le riforme ideate dal nuovo esecutivo avranno molti elementi in comune con il Job Act, il pacchetto di proposte che, proprio sul lavoro, lo stesso Renzi ha preannunciato nei mesi scorsi, in qualità di neo-segretario del Pd. A questo progetto, si aggiungeranno altri provvedimenti per il taglio del cuneo fiscale, cioè delle tasse e dei contributi che pesano sulle retribuzioni dei dipendenti. Ma ecco, in sintesi, quali misure potrebbero essere messe in cantiere nei prossimi mesi.

CONTRATTO UNICO

Uno dei pilastri del Job Act renziano è la creazione per i neo-assunti di un nuovo contratto unico di lavoro a tutele progressive. In pratica, si tratterebbe di un inquadramento a tempo indeterminato che, nei primi tre anni dall'ingresso nell'azienda, non gode delle tutele contro i licenziamenti previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (già in parte modificato dall'ultima riforma del welfare, ideata dall'ex-ministro Fornero). Inizialmente, secondo le proposte del Job Act, il dipendente licenziato da un'impresa senza un giustificato motivo non avrebbe diritto al reintegro nell'organico (come prevede in certi casi l'articolo 18) ma soltanto a un indennizzo in denaro che cresce nel tempo, man mano che aumenta l'anzianità di carriera. Dopo 36 mesi dall'assunzione, però, scatterebbero le tutele “piene”, sancite dallo Statuto del Lavoratori. Non è ancora ben chiaro, tuttavia, come verrà applicato nello specifico il piano di Renzi poiché il premier incaricato si è mantenuto vago sui dettagli.

IL JOB ACT SI MATTEO RENZI

A prima vista, la proposta dell'ex-sindaco di Firenze somiglia a quella avanzata da tempo dagli economisti Pietro Garibaldi e Tito Boeri (uno dei papabili ministri). Progetti simili sono stati però ideati e proposti in Parlamento anche dalla deputata del Pd Marianna Madia (che oggi è nello staff di Renzi nella direzione del Partito Democratico e si occupa proprio di lavoro). Resta inoltre da chiarire se questo contratto unico, con meno tutele contro i licenziamenti, sostituirà completamente molte assunzioni precarie oggi esistenti (come vorrebbe il segretario della Fiom, Maurizio Landini) o se sarà considerato soltanto come una semplice alternativa agli inquadramenti flessibili.

AMMORTIZZATORI SOCIALI

Tra i cavalli di battaglia del premier incaricato, c'è anche l'estensione dei sussidi ai disoccupati, includendo tra i beneficiari anche chi oggi non li ha (per esempio numerosi dipendenti inquadrati con contratti flessibili come le collaborazioni a progetto o le “false” partita iva). Per allargare il raggio di azione degli ammortizzatori sociali, occorrono però molti soldi. Un'ipotesi in campo è quella di utilizzare una parte delle risorse oggi destinate alla cassa integrazione (soprattutto quella straordinaria). Su questo punto, tuttavia, ci sono forti resistenze dei sindacati.

CUNEO FISCALE

Il taglio delle tasse e dei contributi sul lavoro (il cosiddetto cuneo fiscale) viene considerato da Renzi una delle priorità per rilanciare la crescita economica. Pure su questo fronte, però, i dettagli dei futuri provvedimenti restano ancora tutti da scoprire. Si parla per esempio di sottrarre dalla base imponibile dell'irap (l'imposta regionale sulle attività produttive) l'intero costo del lavoro, che oggi è deducibile solo parzialmente. Un'altra ipotesi è una riduzione delle aliquote irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) sulle retribuzioni medio-basse e soprattutto sugli stipendi dei neo-assunti con meno di 30 anni (per combattere così la disoccupazione giovanile). Sono invece molto ristretti i margini di manovra per attuare una riduzione dei contributi a carico del lavoro, oggi rappresentati prevalentemente da contributi previdenziali, destinati a pagare le pensioni di chi si è già messo a riposo. Renzi è da tempo un sostenitore dei tagli alle pensioni d'oro , cioè degli assegni Inps più alti. Si tratta però di un provvedimento già attuato (seppur in piccola parte) dal governo Letta, con l'ultima Legge di Stabilità.

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