Crisi di Governo e Borsa: in fumo 12 miliardi
Crisi di Governo e Borsa: in fumo 12 miliardi
Economia

Crisi di Governo e Borsa: in fumo 12 miliardi

Volati via in un giorno tra capitalizzazione di Borsa persa e discesa media dei titoli di Stato. Ma poteva andare peggio. C'è ancora fiducia in un Letta Bis

Alla fine è andata, secondo gli analisit, meglio del previsto: a Piazza Affari l’indice di riferimento, l’S&P/Mib, ha chiuso in calo dell’1,2%, il Btp decennale è salito di mezzo punto percentuale al 4,43% e lo spread Btp-Bund ha toccato al termine della giornata borsistica quota 273 punti (+0,6%). Il messaggio dei mercati per ora è chiaro: gli investitori hanno fiducia in un Letta Bis. Mercoledì quando il premier affronterà le Camere si vedrà. Ma non è ancora finita e soprattutto, anche se poteva andare peggio, il conto da pagare è comunque salato. Sarebbe stato meglio evitarlo. Oggi sono andati in fumo 12 miliardi tra capitalizzazione di Borsa e titoli governativi. In particolare hanno sofferto le banche che, per l’appunto, hanno le casse piene di titoli di Stato.

Nel dettaglio, come spiega Gabriele Roghi, responsabile consulenza investimenti Invest Banca, posto che Piazza Affari venerdì aveva chiuso con una capitalizzazione di 417 miliardi di euro, la discesa di oggi dell’1,2% si traduce in un ammanco di 5,1 miliardi. Non solo. Anche se il rialzo dello spread di 3 punti base è “risibile”, a giudizio dell’esperto, il deprezzamento dei Btp di oggi ha travolto le banche. Considerando i circa 2.000 miliardi di titoli di Stato in circolazione e valutando la discesa media dei prezzi dei titoli governativi nello 0,30%, o 30 basis point, come sottolinea Roghi, al conto già salato si aggiunge una ulteriore minusvalenza di circa 7 miliardi di euro. Ad essere penalizzate sono in particolare le banche italiane che hanno in cassaforte 400 miliardi di debito pubblico italiano. Anche per questo Mediobanca, almeno fintanto che dura la turbolenza politica, sconsiglia di stare sui titoli bancari e assicurativi (in particolare Intesa Sanpaolo, Mps, BP e Generali), in quanto esposti alla brusca caduta dei Btp.   

Sia Roghi che Edoardo Chiozzi Milelire, responsabile per l’Italia di Convitions Am, sono tuttavia convinti che poteva andare peggio. Tanto più che l’incertezza politica italiana si inserisce in un quadro di debolezza internazionale. "L’interesse generale dei policy makers è di far continuare a girare la giostra del debito e quindi una soluzione ancorché pasticciata sarà fatta passare per un toccasana o un occhio sarà comunque chiuso per mantenere in carreggiata borse e rendimenti, unici indicatori che possono far pensare che il peggio della crisi sia alle spalle" nota Roghi. "L’Italia non può fallire. Le banche europee sono piene di titoli di Stato italiani" commenta Chiozzi che poi conclude: "Anche per questo mi attendo dei segnali chiari da Mario Draghi, numero uno della Bce, nella conferenza stampa prevista mercoledì 2 ottobre a Parigi".  

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