Disoccupazione: le assunzioni in calo e la bocciatura dell'Ilo
Disoccupazione: le assunzioni in calo e la bocciatura dell'Ilo
Economia

Disoccupazione: le assunzioni in calo e la bocciatura dell'Ilo

Calano ancora le assunzioni, mentre l'Organizzazione Internazionale del Lavoro bacchetta le politiche italiane sul welfare, comprese alcune misure ideate dal governo Letta

 Circa 50mila in meno rispetto all'anno scorso. E' il numero delle nuove assunzioni effettuate in Italia nel primo semestre del 2013, secondo le stime della Cgia (la Confederazione degli artigiani di Mestre) da cui è giunta oggi l'ennesima cattiva notizia per la nostra economia. Tra gennaio e giugno del 2013, i nuovi posti di lavoro creati in tutto il paese sono stati infatti poco più di 330mila, di cui molti stagionali, con un calo di ben il 13,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

LA GENERAZIONE NEET

Le cifre poco confortanti diffuse dalla Cgia si accompagnano al giudizio negativo appena espresso dall'Ilo (l'Organizzazione Internazionale del Lavoro) sulle politiche italiane contro la disoccupazione, anche su alcune misure appena ventilate dal governo Letta (e ancora tutte da attuare). In particolare, gli esperti dell'Ilo hanno concentrato l'attenzione sulle note dolenti che da sempre caratterizzano il nostro paese. La prima è la mancanza di efficaci politiche attive per il lavoro (cioè per il reinserimento dei disoccupati nel mondo produttivo), per le quali l'Italia spende meno della metà rispetto alla media europea. Il secondo punto critico è la sempre maggiore presenza di lavoratori atipici e precari: un problema che non è stato certo risolto dalla recente riforma del welfare, ideata da Elsa Fornero.

I PIANI DEL GOVERNO CONTRO LA DISOCCUPAZIONE

Per questo, secondo gli esperti dell'Il,o occorre imprimere una inversione di tendenza, agendo su diversi fronti. Innanzitutto, devono essere introdotti incentivi fiscali per le assunzioni dei giovani (soprattutto i disoccupati di lunga data) e vanno stimolati gli investimenti produttivi anche con un nuovo intervento pubblico nell'economia. In particolare, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro propone di “rafforzare il mandato del Fondo Italiano d’Investimento” (che dipende dal Ministero dell'Economia) per sostenere “i piani aziendali promettenti e garantire una parte del rischio sui finanziamenti” erogati alle imprese dalle banche e da altri soggetti privati .

LA GARANZIA GIOVANI

Gli analisti dell'Ilo promuovono anche l'idea di avviare al più presto la Garanzia Giovani, cioè i piani contro la disoccupazione degli under25enni messi in agenda dall'Europa. Una mezza bocciatura viene invece riservata a un provvedimento sui cui il governo Letta sembra intenzionato a puntare con decisione. Si tratta della Staffetta Generazionale , cioè la progressiva sostituzione negli organici delle aziende dei dipendenti più anziani con i giovani neo-assunti (con l'offerta di un orario part-time a chi è vicino alla pensione, contemporaneamente all'ingresso di nuovo personale nell'impresa).“I giovani non devono prendere il posto degli adulti nel mercato del lavoro e il governo dovrebbe considerare altri mezzi per stimolare l’occupazione”, sostengono gli esperti dell'Ilo nel loro rapporto sull'Italia, “poiché il contatto con i dipendenti più sperimentati attraverso il tutoraggio può fornire consigli ai neo-assunti, istruire alle buone pratiche sul luogo di lavoro e aiutare a dissipare i malintesi ”.

La staffetta generazionale, insomma, non riscuote grandi consensi tra gli economisti dell'Ilo. E neppure tra quelli del sito LaVoce.info, dove Tito Boeri e Vincenzo Galasso hanno criticato i piani del governo sostenendo che ricordano molto (seppur con alcune differenze) “le politiche del mercato del lavoro in voga negli anni '70 e '80, quando in tutta Europa era consentito alle imprese di mandare in pensione anticipata i lavoratori anziani (spesso anche solo cinquantenni) per far posto ai giovani”. Secondo Boeri e Galasso, però, “queste politiche si sono rivelate disastrose, poiché la disoccupazione è aumentata sia tra i giovani che tra gli anziani, a causa del forte incremento dei contributi previdenziali necessari per attuarle e della conseguente crescita del costo del lavoro”. In sintesi, secondo gli economisti de LaVoce.info, si continua a far leva sull’idea sbagliata che, per dar lavoro ai giovani, è necessario “toglierlo” agli anziani. Ogni volta che un dipendente esperto e ricco di competenze è prossimo pensione, infatti, non sempre (o quasi mai) può essere sostituito nelle aziende da un neo-assunto alle prime armi.

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