Disoccupazione: la classifica in Europa
Disoccupazione: la classifica in Europa
Economia

Disoccupazione: la classifica in Europa

La percentuale del tasso di disoccupazione torna ai livelli del 1977, portando il nostro Paese ai livelli di Bulgaria e Slovacchia

Le lancette del mercato del lavoro in Italia tornano indietro al 1977.

Lo scorso novembre, secondo i numeri diffusi stamane da Istat, la percentuale dei senza lavoro è salita al 12,7%: è il livello più alto registrato negli ultimi 37 anni.

Una percentuale che, a detta di alcuni economisti, è destinata ad aumentare nel corso dell'anno appena iniziato, nonostante le previsioni di una lenta e debole ripresa dopo un biennio di profonda recessione.

A preoccupare è soprattutto la disoccupazione giovanile: nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni la percentuale dei senza lavoro sul totale degli occupati o di quanti cercano un impiego (espressa appunto dal tasso di disoccupazione) è salita di 4 punti percentuali in un anno al 41,6%.

Ma come si posiziona l'Italia rispetto all’Europa? Allargando lo sguardo all’area che ha adottato la divisa comune, il tasso di disoccupazione del nostro Paese si pone ben al di sopra della media, ferma a novembre al 12,1%.

Il primato negativo, stando ai dati Eurostat, spetta a tutti i paesi dell'Europa mediterranea.

La maglia nera, in particolare, va ai due che più degli altri hanno sofferto la crisi finanziaria dello scorso biennio, Grecia e Spagna, con una disoccupazione che si tiene intorno al 27%. Segue in terzultima posizione Cipro (17%).

L'Italia, che in Europa si trova sei posizioni più in alto di Atene davanti a Bulgaria, Slovacchia e Portogallo, è però tra i paesi che hanno registrato l’aumento più deciso dei senza lavoro in un anno (la percentuale a novembre 2012 era 11,3%), assieme alla Grecia (passata da 26 a 27,4%) e all’Olanda (da 5,6 a 6,9%). 

Tra i paesi colpiti dall'ultima crisi finanziaria si segnala invece la rimonta dell'Irlanda: nello stesso mese ha visto il calo più deciso dei senza lavoro in un anno, passando da 14,3 a 12,3%, così come il Portogallo (da 17 a 15,5%) e l’Ungheria (da 11 a 9,5%).

Considerando gli altri grandi paesi dell'Europa, infine, si avvicina al nostro Paese la Francia (10,8%), mentre viaggiano ancora su livelli decisamente più bassi il Regno Unito (7,4%), che è fuori dall'area euro, e la Germania (5,2%). 

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