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Economia

Il Decreto Dignità è legge: ecco cosa prevede

I contenuti del primo provvedimento di rilievo del governo, che introduce una stretta sui contratti a termine, approvato in via definitiva

Dopo la Camera anche l'aula del Senato ha dato il via libera al Decreto Dignità, con 155 sì, 125 no e 1 astenuto.  Il decreto è così legge dello Stato.

È la prima misura di rilievo prodotta dal governo Lega-5Stelle ed è stata voluta fortemente dal vice-premier e ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi di Maio.


Ecco, nei paragrafi seguenti, una sintesi del pacchetto di misure che hanno l'obiettivo di modificare alcune regole del Jobs Act e del Decreto Poletti, due riforme del lavoro approvate dal governo Renzi tra il 2014 e il 2015.

Tra i  provvedimenti più importanti contenuti nel Decreto Dignità c'è una stretta sui contratti di lavoro a tempo determinato. Di Maio ha parlato di una vera e propria rottamazione del Jobs Act anche se si tratta in realtà di una modifica non proprio radicale. Nello specifico, verranno reintrodotti solo alcuni vincoli esistenti fino al 2014 sulle assunzioni a termine. Ecco, di seguito, una panoramica sulle principali misure del Decreto Dignità. 

Torna la causale per il tempo determinato

Chi recluta un dipendente con un inquadramento precario, dopo 12 mesi dovrà specificare nel contratto la causale, cioè il motivo per cui è stata utilizzata l'assunzione a tempo determinato al posto di quella stabile (per esempio la presenza di picchi di produzione o esigenze temporanee). In assenza di causale, il contratto a termine viene assimilato all'inquadramento  tempo indeterminato. Per le assunzioni a termine che sono già in essere e devono essere prorogate, il nuovo regime della causale si applica soltanto a partire dal 31 ottobre. 

Indennizzi più alti

Non ritornerà l'articolo 18 ma aumenteranno gli indennizzi che un'azienda deve dare a un dipendente che viene licenziato ingiustamente (tra quelli assunti dal 2015 dopo l'arrivo del Jobs Act). Oggi il risarcimento varia da un minimo di 4 mesi di stipendio a un massimo di 24 mesi, a seconda dell'anzianità di servizio. Con il Decreto Dignità l'indennizzo salirà da un minimo di 6 a un massimo di 36 mesi  (leggi qui per approfondire cosa cambia per i licenziamenti). 

Meno rinnovi e durata più breve dei contratti

Saranno introdotti limiti più stringenti delle stesse assunzioni precarie che oggi, per un medesimo lavoratore, possono essere reiterate dall'azienda per ben 5 volte nell'arco di tre anni. Il limite scenderà a 4 rinnovi nell'arco di due anni e la durata massima dell'assunzione a termine, oggi fissata a 36 mesi, scenderà a 24 mesi.

Più contributi per le aziende

I contratti precari verranno resi più onerosi, con un aggravio dello 0,5% dei contributi da pagare sulla retribuzione, ogni volta che l'assunzione giunge a scadenza e viene rinnovata. Già oggi, l’azienda che recluta un lavoratore a tempo determinato deve versare (oltre ai contributi previdenziali) una quota dell’1,4% dello stipendio lordo per finanziarie la Naspi, cioè il sussidio alla disoccupazione. 

Si tratta di un balzello superiore di qualche decimo di punto rispetto allo 0,7% della retribuzione che le aziende pagano invece, sempre per finanziare la Naspi, sui contratti di lavoro a tempo indeterminato. Con l'aggravio dei contributi previsto dal Decreto Dignità, i contratti precari verranno dunque a costare almeno uno o due punti in più rispetto a quelli stabili.

Lavoro su somministrazione

Vengono introdotti vincoli sul lavoro su somministrazione (quello delle agenzie ex-interinali). Non potranno assumere a termine più del 30% dei loro dipendenti, in rapporto alla totalità degli organici.

Delocalizzazioni

Alle aziende che hanno ricevuto aiuti pubblici e portano all'estero la loro attività entro 5 anni, devono restituire il contributo ricevuto con un interesse del 5%. Se la delocalizzazione è destinata a un paese extra-Ue, verranno applicate anche multe salate, comprese tra 2 e 4 volte il sostegno ricevuto dallo Stato.

Per saperne di più

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