ANSA/ANGELO CARCONI
Economia

Debito pubblico, come ridurlo

Anche il ministro dell'economia sottolinea la necessità alleviare il peso dell’indebitamento dell’Italia. Ma solo la crescita ci può aiutare

Primo obiettivo: ridurre il debito pubblico. E’ quello fissato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, durante il suo discorso in Parlamento, tenuto mentre la maggioranza Lega-5Stelle presentava una sua risoluzione sul Def, il Documento di Economia e Finanza. 

La politica economica del governo, almeno a sentire Tria, terrà dunque conto delle raccomandazioni dell’Europa che da tempo chiede all’Italia di ridurre appunto il suo indebitamento e di tenere a bada il disavanzo. Riguardo al deficit, il ministro dell’economia non sembra  intenzionato a fare muro contro muro con le autorità di Bruxelles. Piuttosto, ci sarà soltanto una “ una seria riflessione con l’Ue, in sede di predisposizione del quadro programmatico”. Ma come si fa a ridurre il debito pubblico italiano, che è stato anche uno degli argomenti più dibattuti nella campagna elettorale per le elezioni politiche italiane?

Il debito/pil

Di ricette miracolose non ce ne sono e  la strada da percorrere appare oggi una sola: riportare la crescita economica reale stabilmente sopra il 2% annuo e tenere nello stesso tempo sotto controllo il deficit. Quando si parla di riduzione del debito, infatti, di solito non si fa riferimento al valore assoluto dell’indebitamento italiano, che ha raggiunto ormai cifra monstre di circa 2.300 miliardi di euro ed è difficilmente abbattibile. Si fa riferimento piuttosto alla necessità di far calare il rapporto tra il debito e il pil (prodotto interno lordo), cioè la ricchezza nazionale.

Quanto più questo indicatore è contenuto, maggiore è la probabilità di un paese di onorare i propri impegni finanziari senza problemi, cioè rimborsare tutti i titoli di stato alla regolare scadenza. Per far calare il rapporto debito/pil, che in Italia è oggi attorno al 130%, si può agire su due fronti. Innanzitutto si può intervenire sul numeratore, tenendo a bada il deficit, cioè facendo aumentare di poco ogni anno il valore assoluto del debito. Oppure si può agire sul denominatore, cioè far crescere il pil in maniera più sostenuta.

La logica del Fiscal Compact

Questa è la logica che sta alla base anche del tanto vituperato Fiscal Compact, il trattato europeo firmato nel 2012 che impone a tutti i paesi dell’Unione Monetaria di riportare il loro rapporto debito/pil al 60% nell’arco di 20 anni. Il Fiscal Compact fa però riferimento al valore del pil nominale su cui influisce, oltre alla crescita economica reale, anche l’inflazione (il valore assoluto del prodotto interno lordo sale infatti ogni anno anche per effetto dell’aumento dei prezzi).

Dunque, nel caso di una crescita economica reale del 2% annuo e di un’inflazione del 2%, il valore nominale del pil sale di circa il 4% ogni 12 mesi. Se si avvera questo scenario, basta tenere il deficit annuo sotto l’1% del pil, per veder scendere il rapporto tra debito e prodotto interno lordo di circa 3 punti percentuali ogni 12 mesi. Crescita economica sopra il 2%, un po’ di inflazione e deficit sotto controllo: ecco il mix di fattori che serve davvero per ridurre il peso del gigantesco debito pubblico italiano.

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