Lasciateci aiutare le imprese
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Economia

Lasciateci aiutare le imprese

È giusto abolire l’iscrizione obbligatoria delle aziende alle Camere di commercio? Renzi è convinto di sì, mentre il sistema camerale si oppone. Rivendicando, come ricorda il presidente di Unioncamere, il sostegno fornito all’economia senza costi per lo Stato

I primi timidi spiragli di un risveglio economico si stanno facendo strada nel nostro Paese. Ma il cammino della crescita si presenta ancora lungo e, certo, non privo di difficoltà. Per questo oggi più che mai occorre aiutare le imprese ad agganciare questi deboli segnali di ripresa per accelerare il percorso di una nuova rinascita italiana. Perché senza impresa non c’è lavoro. Internazionalizzazione, semplificazione, accesso al credito, efficienza della giustizia: sono queste alcune delle priorità sulle quali è necessario intervenire più incisivamente per accompagnare la risalita del nostro sistema produttivo.

E su questi temi le Camere di commercio vengono spesso chiamate a dare un contributo importante per rispondere con misure concrete al grido di aiuto che si eleva a gran voce dal mondo imprenditoriale, dal Sud al Nord del Paese. Il sistema camerale è stato più volte chiamato dai governi, di ogni colore politico, a svolgere compiti crescenti in ambiti sempre più va riegati. Per questo nel tempo ha conquistato un ruolo strategico di cerniera tra Stato e impresa, rendendo più fluido il dialogo tra pubblica amministrazione e sistema produttivo.

Lo ha fatto con il Registro delle imprese che, sin dagli anni 90, è stato concepito in maniera completamente digitale con forti investimenti delle Camere di commercio che dedicano personale altamente qualificato a un registro divenuto un modello per l’Europa, senza costi per il bilancio dello Stato. E oggi è anche uno strumento indispensabile per la sicurezza, la certezza, la trasparenza e la garanzia del mercato. Lo sanno bene magistratura e forze dell’ordine che ogni anno effettuano più di 6,5 milioni di accessi (sugli oltre 40 milioni di visure effettuate ogni anno) per le proprie indagini di contrasto alla criminalità. La Comunicazione unica, poi, ha reso possibile far nascere un’impresa in un sol giorno.

Un sogno sino a quattro anni fa! Attraverso la loro azione, dunque, le Camere di commercio italiane hanno dimostrato di sapere davvero semplificare la vita delle nostre imprese, permettendo loro di risparmiare tempo e denaro ma anche di recuperare competitività. Un obiettivo, quest’ultimo, verso il quale convergono tutti gli sforzi dell’attività di sistema. Dalla tutela del Made in Italy alla promozione delle economie locali, dalla giustizia alternativa al sostegno dei consorzi fidi per dare ossigeno alle imprese alle prese con il credit crunch. Basti pensare che solo lo scorso anno il sistema camerale ha investito 85 milioni di euro per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese con un forte effetto moltiplicatore. Ha lanciato Worldpass, la rete di sportelli fisica e virtuale per l’internazionalizzazione, per aiutare le imprese italiane a fare affari con l’estero. E organizzato, sempre in questa direzione, 400 missioni commerciali.

Quello camerale dunque è un sistema che funziona bene. Ma è certamente migliorabile. Ed è pronto a farlo, per rendere ancora più efficace la sua azione e valorizzare al meglio le proprie potenzialità al servizio del Paese.

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