Cos' è lo Swap, il derivato che piace tanto a Varoufakis
Cos' è lo Swap, il derivato che piace tanto a Varoufakis
Economia

Cos' è lo Swap, il derivato che piace tanto a Varoufakis

Il ministro delle Finanze ellenico lo ha proposto in versione "doppia". Ecco come funziona il baratto di flussi di cassa su mercati non regolamentati

Barattopoli. In altre parole: il regno degli swap. In inglese: baratto, appunto. O, ancora, scambio. Si tratta di contratti derivati a tutti gli effetti. In soldoni: ci si mette d’accordo per scambiarsi flussi di cassa a una o più date certe, seguendo una formula “magica” predefinita dagli interessati. È una sorta di giro del fumo. Con una particolarità: lo scambio avviene sui mercati non regolamentati (i cosiddetti “over the counter”).

Inventati nei primi anni ’80 da qualche mago della finanza che ci fiutava l’affare (e che affare!), oggi sono tornati di gran moda grazie al neo ministro delle Finanze greche Yanis Varoufakis la cui sola apparizione nel grigiore istituzionale Ue gli è valsa frotte di fan giovani e meno giovani. Due i suoi punti di forza: un look molto rock (il total black è d’ordinanza, e sul pubblico femminile pare abbia la prevalenza) e una parlantina che non guarda in faccia a nessuno ("diciamoci la verità, la Grecia è fallita dal 2010!", cit.).

Ordunque: per risolvere la crisi del debito monstre di Atene, Varoufakis vorrebbe un doppio swap sui bond in circolazione, il primo con titoli indicizzati al Pil e il secondo con obbligazioni perpetue. Il primo “affare” è riservato ai governi dell’Eurozona esposti nei confronti della Grecia per 200 miliardi di euro. Se accettano il “baratto” si vedranno sostituire gli attuali bond in mano con nuove obbligazioni indicizzate al tasso di crescita nominale dell’economia greca. Tasso di crescita tutto da dimostrare, ovvio!

Il secondo “affare” è riservato ai titoli nel portafoglio della Bce pari a 26 miliardi circa e come la definizione stessa lascia intendere è senza scadenza. In altre parole: questi titoli potrebbero non essere mai rimborsati. E alla Bce rimarrebbe il premio consolatorio degli interessi incassati qua e là.

Niente male, Yanis! Quasi quasi lo propongo alla mia banca quale forma innovativa di rimborso mutuo. Peccato che abbia la pressoché totale certezza che la risposta sarebbe in linea con quella di Super Mario Draghi: “No”. Il capo della Bce ha risposto picche a ipotesi anche solo ventilata perché in contrasto con i trattati dell’Eurozona. La mia banca è probabile che mi manderebbe direttamente l’ufficiale giudiziario.

E ora? L’idea del primo swap lato governi dell’Eurozona resta in piedi fino a prova contraria. Ma ora Varoufakis & Co hanno un altro e più urgente problema da risolvere. Mercoledì 11 febbraio c’è l’Eurogruppo straordinario chiamato a discutere proprio l’emergenza Grecia in vista del Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Unione fissato per il 12 a Bruxelles. E sempre l’11 la Bce smetterà di accettare titoli pubblici ellenici a garanzia dei prestiti. Sembrerebbe voglia staccare la spina ad Atene.

Ma siamo sicuri che non voglia mandare un avvertimento a Frau Merkel perché la smetta di trincerarsi dietro l’austherity a tutti i costi e si sieda al tavolo delle trattative? Io dico la seconda. E sono pronta a scommettere che pure Yanis scenderà a qualche compromesso. Magari accettando pro-tempore l’estensione dell’accordo di salvataggio fatto con la Trojka in cambio di ossigeno? Gli servono 10-15 miliardi di euro per risolvere i problemi più urgenti della Grecia. E il tempo delle chiacchiere è scaduto.

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