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Da Parigi molti punti interrogativi sul futuro della Libia

Tra Egitto, Stati Uniti e Russia, Macron prova a tornare centrale sul dossier libico. L'Italia dovrebbe quindi fare molta attenzione

Sono essenzialmente tre gli elementi evidenziati dalla conferenza sulla Libia, svoltasi oggi a Parigi. Si è innanzitutto stabilito che verranno comminate delle sanzioni a quegli attori che cercheranno di far deragliare il processo politico in atto. In secondo luogo, il consesso ha ribadito il proprio sostegno alle elezioni che dovrebbero tenersi nel Paese il prossimo 24 dicembre. Infine, si è tornati ad auspicare –come già in passato– un ritiro completo dei mercenari: un'esortazione, questa, rivolta principalmente ad Ankara e Mosca. Tutto questo, senza infine dimenticare una netta condanna degli "abusi contro i migranti, il contrabbando e la tratta di esseri umani". Se questi auspici sono indubbiamente importanti, vale la pena tuttavia chiedersi se tale conferenza abbia reali possibilità di determinare un impatto concreto sulla difficile situazione libica.

In primis, il summit ha visto uno scarso coinvolgimento della Turchia. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, non ha infatti voluto partecipare personalmente, in polemica con l'invito rivolto al premier greco, Kyriakos Mitsotakis. E' anche in questo senso che il Sultano ha deciso di farsi rappresentare dal viceministro degli Esteri turco, Sedat Önal: l'invio di una figura relativamente secondaria mostra come Ankara non abbia probabilmente considerato la conferenza parigina un evento troppo rilevante. Il punto è che questo scarso coinvolgimento dei turchi rischia di pesare negativamente sul processo politico in atto in Libia. Ricordiamo, da questo punto di vista, che Ankara continui a mantenere una significativa influenza sulla parte occidentale del Paese sotto il profilo politico, economico e militare. Il fatto dunque che un attore tanto centrale abbia quasi snobbato la conferenza non lascia oggettivamente ben sperare per il futuro.

Un secondo elemento da sottolineare è che la leadership libica si è presentata a Parigi divisa al suo stesso interno. Ricordiamo infatti che il presidente del Consiglio presidenziale, Mohamed al-Menfi, e il primo ministro, Abdul Hamid Dbeibeh, siano attualmente ai ferri corti soprattutto a causa della recente sospensione del ministro degli Esteri libico, Najla Mangoush. A tutto questo si aggiunga poi l'incognita di Khalifa Haftar. Stando a varie indiscrezioni, il generale sarebbe infatti in procinto di candidarsi alle elezioni libiche. In tal senso, qualche giorno fa Haaretz ha riferito di un viaggio recentemente condotto dal figlio del militare, Saddam Haftar, in Israele per tenere un incontro segreto con alcuni funzionari israeliani. Sembrerebbe, secondo Haaretz, che Saddam –per conto del padre– abbia promesso una normalizzazione dei rapporti tra Libia e Israele in cambio di "sostegno militare e diplomatico". Ricordiamo che il maresciallo della Cirenaica fosse storicamente appoggiato dalla Russia e dall'Egitto, oltre che dalla stessa Francia.

E' anche in quest'ottica che forse deve quindi essere inquadrato il cordiale bilaterale, tenutosi sempre oggi tra Macron e il presidente egiziano, Abdel-Fattah al-Sisi. Tra l'altro, appena pochi giorni fa, proprio Haftar ha fatto sapere che farà partire dalla Libia 300 mercenari che lo avevano spalleggiato: una mossa che sarebbe arrivata su richiesta francese. In tutto questo, è vero che Vladimir Putin non abbia preso parte alla conferenza parigina: ma è altrettanto vero che abbia inviato in sua vece il potente ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Segno dunque che, differentemente dalla Turchia, Mosca abbia puntato molto su questo summit. Insomma, da quanto si vede sembrerebbe emergere (almeno potenzialmente) un allineamento astrale favorevole ad Haftar (tra Francia, Egitto e Russia). Quell'Haftar che – rammentiamolo – è invece giurato nemico di Erdogan e della Fratellanza musulmana. Sotto questo aspetto va anche evidenziato che il maresciallo della Cirenaica non intrattenga ottimi rapporti con il nostro Paese: l'Italia aveva infatti riconosciuto il governo di Fayez al Serraj e, in secondo, la crisi dei pescatori dello scorso anno rappresentò un momento particolarmente difficile nei rapporti tra Roma e Bengasi.

Ulteriore elemento da sottolineare è poi la presenza di Kamala Harris a questa conferenza. La vicepresidente degli Stati Uniti è arrivata a Parigi qualche giorno fa e, mercoledì scorso, aveva avuto un incontro particolarmente cordiale con Macron (un incontro suggellato dall'annuncio di una nuova partnership sullo spazio). Del resto, lo scopo primario del suo viaggio francese era proprio quello di ricucire i rapporti tra Casa Bianca ed Eliseo, dopo le significative turbolenze dovute alla crisi dei sottomarini. Non è quindi del tutto escludibile che, pur di garantire il ripristino dei rapporti, Joe Biden possa decidere di spalleggiare Macron sulla Libia. Uno scenario, questo, che si annuncerebbe fortemente insidioso per il nostro Paese. In primis, gli interessi libici di Roma e Parigi sono spesso stati divergenti. In secondo luogo, Mario Draghi ha scommesso fin da subito sull'appoggio di Biden per far tornare l'Italia protagonista nel Paese nordafricano. Roma, insomma, deve prestare molta attenzione. Perché dalla conferenza parigina potrebbero sorgere fattori significativamente problematici.

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