Tanzania: l’attentato che non c’è
L'ambasciata francese a Dar es Salaam. Nel riquadro, l'aggressore Hassan Hamza Mohamed.
Tanzania: l’attentato che non c’è
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Tanzania: l’attentato che non c’è

Lo strano silenzio del governo francese dopo la sparatoria vicino alla sua ambasciata di Dar es Salaam.

Lo scorso 25 agosto intorno a mezzogiorno quattro persone sono state uccise e altre sei ferite in una sparatoria vicino all'ambasciata francese a Dar es Salaam, capitale della Tanzania. L'aggressore identificato come Hassan Hamza Mohamed, 30 anni, cittadino somalo, è stato ucciso dalle Forze di sicurezza fuori dall'ambasciata lungo Ali Hassan Mwinyi Road.

A perdere la vita sono stati tre agenti di polizia e un agente di sicurezza privato che hanno impedito all'uomo di entrare all'interno dell'Ambasciata dove era diretto. I video diffusi dai media locali e sui canali Telegram mostrano un uomo armato di fucile automatico con indosso una camicia a scacchi e un kufi bianco (berretto da preghiera musulmano, n.d.r.), che cammina su un marciapiede. Viene poi visto sparare mentre si trova di fronte l'ingresso dell'Ambasciata.

Inizialmente le autorità, stando al capo delle operazioni di polizia Liberatus Sabas, si erano dette prudenti: ‹‹È troppo presto per concludere che si tratti di terrorismo, stiamo ancora indagando sui motivi››. Poi con il passare nei giorni nel silenzio, o quasi, della stampa internazionale sono emersi alcuni dettagli della vita di Hassan Hamza Mohamed che dopo essersi recato recentemente in Egitto parlava solamente di jihad, di guerra santa contro gli infedeli.

Il presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan ha espresso le sue condoglianze per i quattro decessi e ha chiesto un'indagine completa. Anche l'opposizione rappresentata dal Partito Alleanza per il cambiamento e la trasparenza (ACT Wazalendo) ha chiesto approfondite indagini: ‹‹Esorto fortemente lo Stato, e in particolare i servizi di sicurezza, a indagare a fondo su quanto accaduto oggi e a comprenderne la causa. Dobbiamo sapere se si è trattato di un evento isolato o (se ci sono) maggiori implicazioni per la sicurezza della nostra nazione›› ha dichiarato su Twitter il leader del partito Zitto Kabwe.

Sebbene la Tanzania non abbia subito un grave incidente terroristico dall'attentato contro l'Ambasciata degli Stati Uniti nel 1998, si sono verificati numerosi incidenti su scala minore. Nell'ottobre 2020, ad esempio, è stato attaccato il villaggio di Kitaya nella regione di Mtwara, vicino al confine con il Mozambico, attacco rivendicato da estremisti islamici che operano dal nord del Mozambico.

La maggior parte degli attacchi mira alle Forze di sicurezza locali, sebbene sono possibili anche attacchi contro gli interessi occidentali. Oltre agli Al-Shabaab somali il pericolo per la Tanzania è rappresentato dal Ahlu al-Sunna Wal Jamaa (al-Shabaab), la branca locale dell'Isis del Mozambico che da tempo ha messo a ferro fuoco la provincia di Cabo Delgado (ricchissima di petrolio e gas) e che ora vuole estendere la sua influenza nel Paese confinante facendo arrivare uomini e mezzi attraverso il fiume Ruvuma, che passa tra il Mozambico e la Tanzania.

Infine per tornare all'attacco all'ambasciata francese, su alcuni canali Telegram c'è il video del 30enne somalo girato il giorno prima nel quale pistola alla mano, ripete ossessivamente un nasheed (canto di guerra, n.d.r.). Da registrare anche lo strano silenzio da parte del governo francese che non ha voluto commentare l'attentato.

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