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(M. Buholzer, Getty Images)
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La Svizzera approva norme più severe contro il radicalismo islamico

Più strumenti per Polizia ed inquirenti contro l'islam radicalizzato. E da noi?

Il popolo svizzero ha approvato ieri con il 56,6% dei voti la nuova Legge antiterrorismo che fornisce alle autorità più strumenti nei confronti di chi si radicalizza, chi progetta attentati o chi sta pianificando la partenza per il "Siraq" o altre aree di conflitto.

L'esito finale della votazione dice che che a favore hanno votato 25 cantoni su 26; i Sì sono stati 1'811'765, contro i 1'390'355 No.

La nuova legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) è stata avversata da numerose personalità politiche in particolare appartenenti allo schieramento di sinistra (Socialisti e Verdi), da due comitati referendari e da un gruppo di ex procuratori pubblici ticinesi (di Area progressista), che contestano la legittimità dell'impianto della nuova Legge perché gli articoli di legge a loro avviso "violano i diritti dell'infanzia e mettono in pericolo i cittadini irreprensibili".

Il Consiglio federale e il parlamento svizzero avevano difeso la nuova legge raccomandando il Sì in quanto la nuova normativa rende possibile alle Autorità di poter intervenire per tempo con chi aderisce ai circoli dell'islam radicale e può bloccare sul nascere le attività di chi viene ritenuto una seria minaccia per la sicurezza nazionale. Secondo il Consigliere nazionale Marco Romano (Alleanza del Centro): "Un risultato chiaro. La polizia gode di fiducia e legittimità popolare. Il sistema di tutela dell'Ordine pubblico e di repressione di attività terroristiche si rafforza ulteriormente. Chi ha osteggiato la riforma non aveva reali argomenti, ma cercava solo di delegittimare ideologicamente le autorità di Polizia, il chiaro risultato fa emergere una Svizzera che vuole nettamente maggiore sicurezza, sempre nel rispetto della sfera privata e della proporzionalità".

Non è la prima volta che in Svizzera si vota una legge che divide il Parlamento e l'opinione pubblica; Il 29 novembre 2009 il popolo svizzero e i Cantoni accolsero a larghissima maggioranza l'iniziativa popolare "Contro l'edificazione di minareti", stesso esito lo scorso 7 marzo cosį come fatto da altri Paesi europei con l'introduzione del divieto di dissimulare il volto nei luoghi pubblici.

Tra i parlamentari in prima linea nel difendere la nuova legge antiterrorismo c'è Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) che a Panorama.it esprime tutta sua soddisfazione: "L'approvazione della nuova Legge contro il terrorismo è sicuramente una bella notizia. La Svizzera è, infatti, un Paese a rischio terrorismo islamico (rischio peraltro già concretizzatosi in due attentati in tempi recenti, in un caso c'è stato un morto). Questo a causa di vari fattori. Ad esempio, l'accesso 'facile' dei migranti economici ad uno stato sociale troppo generoso con questa categoria; oppure il rifiuto, da parte delle maggioranze politiche, di proibire i finanziamenti esteri alle moschee, come pure di mettere fuori legge l'islam politico. Grazie alla nuova legge, che – contrariamente a quanto asserito dal fronte dei contrari - è comunque estremamente garantista, sarà possibile intervenire a titolo preventivo su persone potenzialmente pericolose, tramite una serie di misure di intensità crescente (si va dall'obbligo di partecipare a dei colloqui a quello di non lasciare un edificio) a seconda del pericolo rappresentato dal singolo. Tutte le misure sottostanno a verifica giudiziaria. Si spera, in questo modo, di prevenire la messa in atto di azioni criminose. Ovviamente, questa Legge costituisce un tassello in un mosaico che deve essere più ampio, e comprendere anche misure volte ad evitare il proliferare dell'islam politico in Svizzera, come quelle indicate sopra. Si spera che il Sì popolare alla nuova Legge antiterrorismo incoraggerà le maggioranze politiche finora ostaggio del politicamente corretto a rivedere certe loro posizioni. Questo nell'interesse della sicurezza nazionale".

«L'approvazione della Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) - commenta Piero Marchesi, Presidente Udc Ticino - è una chiara e dovuta risposta alla minaccia di terrorismo che grava anche sul nostro paese. In Svizzera, fortunatamente, non abbiamo sino ad ora subito pesanti attacchi terroristici, ma i servizi d'informazione della Confederazione attestano che la minaccia sia quantomai presente. Prevenire è meglio che curare, questa è la chiara decisione del popolo svizzero che è stato chiamato ad esprimersi sulla legge a seguito di un referendum lanciato da ambienti di sinistra che, come spesso accade, osteggiano ogni irrigidimento delle leggi atte a garantire più sicurezza, trasformandosi di conseguenza nei migliori alleati di chi vuole delinquere e commettere atti terroristici. Con la nuova legge le forze di polizia potranno finalmente essere proattive nel sorvegliare soggetti a rischio e prevenire attentati che minano alla sicurezza del nostro paese.

Il Popolo svizzero quindi ha deciso. Sipario.

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Stefano Piazza