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Svezia e Finlandia nella Nato; Putin ha perso la sua guerra

Comunque vada a finire in Ucraina il leader russo si ritrova il «nemico» più vicino di prima. E dal punto di vista militare i paesi scandinavi sono forti e tecnologicamente avanzati

Il presidente finlandese Sauli Niinisto e la premier Sanna Marin lo scorso 12 maggio 2022 hanno ufficializzato cio’ che era chiaro da settimane ovvero che «La Finlandia deve aderire alla Nato senza esitazioni»; cosi’ dopo settant’anni di orgogliosa neutralità, Helsinki spaventata dall’invasione russa in Ucraina, aderirà all’Alleanza Atlantica. Stessa decisione ha preso la Svezia che il prossimo 15 maggio 2022 presenterà formale richiesta di adesione. Quindi per Vladimir Putin l’autogol è doppio.

La reazione del Cremlino che dovrebbe solo fare il “mea culpa” è stata scomposta come avviene ormai dal 24 febbraio 2022; il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov ha dichiarato che l’adesione della Finlandia alla Nato «E’ sicuramente una minaccia e non può che suscitare il rammarico della Russia ed essere motivo di risposte simmetriche corrispondenti». Le minacce invece sono arrivate dalla portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova; «Helsinki deve essere consapevole della responsabilità e delle conseguenze di tale mossa che provocherà gravi danni alle relazioni bilaterali russo-finlandesi».

Secondo la portavoce del ministero degli Esteri l’adesione finlandese all’Alleanza Atlantica, sarebbe una manifesta violazione del Trattato di pace di Parigi del 1947 e del Trattato del 1992 tra Russia e Finlandia che prevedevano una sorta di neutralità forzata da Mosca ma è bene ricordare che alla Russia dei trattati non importa nulla tanto che invaso l’Ucraina. Per quanto riguarda le minaccie Maria Zakharova ha dichiarato «La Russia sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia di tipo tecnico-militare che di altra natura, al fine di fermare le minacce alla sua sicurezza nazionale che insorgono a questo proposito». A lei e a Peskov hanno fatto eco una serie di deputati russi anche se la reazione più forte è stata quella di Dmitrij Medvedev, ex premier ed ex presidente russo che da qualche tempo utilizza un linguaggio apocalittico tanto caro a Vladimir Putin. Per Medvedev l’adesione della Finlandia alla Nato provocherà «scenario catastrofico per tutti» e sarà la causa di un «conflitto diretto tra l’Alleanza e la Russia che «rischia sempre di più di trasformarsi in una vera e propria guerra nucleare». Si tratta pero’ di dichiarazioni incendiarie che servono più a mostrare la propria fedeltà a Vladimir Putin che ad impaurire le autorità finlandesi che hanno fatto la loro scelta forte del 76% dei cittadini a favore dell’adesione alla Nato.

Secondo Marco Rota consulente strategico «gli Stati neutrali, in tempi brevi, non esisteranno più. Vale anche per la Svizzera, ma è una mia opinione. Mi sembra interessante la posizione svedese in quanto, pur partecipando con la Finlandia al partenariato Nordefco insieme ad Islanda, Danimarca, Norvegia per cooperare in ambito Nato, Stoccolma mette fine a un'ambiguità storica che si trascinava dalla Seconda Guerra Mondiale, quando lasciò passare i nazisti sul proprio territorio per non farsi fagocitare dall'Urss. Adesso non si tratta tanto di partecipare a missioni militari internazionali in forma di neutralità armata, come in Kosovo, ma di integrarsi in un sistema di difesa internazionale ben più vasto della Nato, che in prospettiva andrà dal Regno Unito al Giappone, passando per la Scandinavia, l'India, Taiwan, lo stesso Israele».

E a proposito di quanto dichiarato ieri dalle autorità di Helsinki che tipo di cambiamenti provocherà? «L'adesione della Finlandia alla Nato è ovvia continua Rota- il rapporto bilaterale con Washington è fortissimo, lo puntellò il generale Mattis nel 2018 sul piano militare. Oggi, se la Finlandia venisse attaccata da Putin, gli Stati Uniti interverrebbero subito. Con la Nato o senza la Nato. Lì si è lavorato su un modello di integrazione politico-militare che in Ucraina non è stato completato. Grande errore. Siamo in piena ristrutturazione del sistema globale, di cui l'invasione russa dell'Ucraina rappresenta un pezzo, un capitolo. Non casualmente si parla di energia, cibo, acqua, catene di approvvigionamento, valute di riserva, internet, fusione nucleare. Sta cambiando tutto. Si va verso la nuova Globalizzazione a due camere stagne, quella cinese e quella americana. Indipendenti e non più interdipendenti. Sembra incredibile ma è così. Non a caso gli Stati Uniti hanno ricominciato a produrre tutto (ci vorrà tempo) e a limare e rifinire il collegamento con India (la prossima fabbrica del mondo) e Giappone.

Il sistema cinese, checché ne dicano i media italiani, tiene in pugno anche la Russia. Pechino poteva impedire a Putin di invadere l'Ucraina. Aveva il peso politico ed economico per esercitare quest'influenza, tuttavia ha lasciato fare ai russi quello che stiamo vedendo tutti. In questa nuova Globalizzazione non ci sarà più spazio per la neutralità, ogni Stato sarà chiamato a schierarsi, a contribuire con uomini e mezzi, anche perché il mondo non è mai stato così insicuro, in lotta per la sopravvivenza del diritto internazionale e per l'accaparramento delle risorse essenziali. L'Anglosfera è unita, tutti gli altri attori statali dovranno scegliere tra mondo libero e sistema dispotico, anche per collocarsi geopoliticamente nei flussi finanziari, energetici, alimentari». Ma dal punto di vista militare cosa possono offrire Finlandia e Svezia all’Alleanza Atlantica? In questo compito ci aiuta il Generale di Corpo d’Armata Maurizio Boni:

«Le forze armate finlandesi e svedesi mantengono capacità e reputazione di prim'ordine e sono da lungo tempo interoperabili con quelle della NATO. Quando parlo di interoperabilità intendo sia quella sul terreno che quella, non meno importante, concettuale. Infatti, personale di staff dei due paesi presta regolarmente servizio nei comandi dell’Alleanza.

Dal 2014, a seguito dell’invasione russa della Crimea, i due paesi hanno approvato un piano d’azione comune in tema di difesa e scurezza che ha incrementato sensibilmente l’interoperabilità dei rispettivi strumenti operativi. Forse l’aspetto più importante da considerare anche ai fini del prosieguo delle iniziative in tema di sicurezza future è l’idea condivisa da Helsinki e Stoccolma di considerare Finlandia e Svezia come elementi di uno stesso spazio strategico, da estendere anche alla Norvegia, altro paese con il quale vengono condivise regolarmente esperienze addestrative.

Le forze di difesa finlandesi possono contare su circa 12.000 soldati in servizio attivo, ma con la possibilità di mobilitarne in un mese circa 280.000. Sono tutti coscritti che una volta completato il servizio militare diventano riservisti. Tutti addestrati ad assolvere il compito fondamentale di difendere i 1300 chilometri di confine della Finlandia da un grande attacco russo. Questo è stato il fulcro della formazione del personale militare anche nell’ultimo decennio, a differenza della maggior parte dei paesi della NATO che avevano orientato la gestione delle rispettive risorse operative alla gestione delle crisi tralasciando il conventional warfare. E il sistema funziona benissimo. Basti pensare che In un sondaggio effettuato lo scorso dicembre, prima che l'intenzione della Russia di invadere l'Ucraina fosse evidente, il 73% dei finlandesi intervistati approvava il mantenimento del servizio militare, mentre solo il 7% era a favore di forze armate completamente professionali.

Il coinvolgimento dei cittadini nella sicurezza nazionale e il sostegno popolare alla causa della difesa nazionale si manifesta anche, e soprattutto, attraverso l’applicazione del concetto di “Difesa Totale” che condivide con la Svezia. Ciò significa che non sono solo i membri delle forze armate ad essere responsabili della difesa del paese in caso di invasione, ma ogni singolo adulto e ogni istituzione della società. Tutte le agenzie governative, i comuni, le organizzazioni di volontariato, i consigli regionali, le imprese, i sindacati, gli organismi commerciali e le organizzazioni religiose sono tenuti a prepararsi e, in caso di invasione, a partecipare alla difesa del paese. Nel corso di difesa nazionale che si tiene annualmente della durata di tre settimane, il personale dirigente di tutti i settori della società apprendono e discutono i principi della difesa nazionale e il ruolo delle organizzazioni che rappresentano. Quando si parla di “resilienza” delle società ci si riferisce soprattutto a questi modelli. E anche per questo la mobilitazione nazionale in caso di aggressione è in grado di esprimere un livello di difesa incredibilmente efficace. Tutto questo costituisce una risorsa per la NATO.

Dal punto di vista strettamente militare, la Finlandia dispone di un’ottima capacità di sorveglianza e interdizione delle acque costiere, di guerra sottomarina e di un eccellente sistema integrato di difesa aerea. Un'altra notevole abilità che la Finlandia porterebbe all'alleanza è la sua intelligence militare, l'accumulo di più di 100 anni di osservazione e analisi del potente paese della porta accanto.

Anche la Svezia porterebbe punti di forza, tra cui una marina che sta svolgendo un ruolo cruciale nel Mar Baltico e che condivide con la Finlandia un'esperienza molto importante nel campo della caccia sottomarina. Alla fine del 2020 il parlamento di Stoccolma ha approvato un incremento del 40% del bilancio della difesa per il quinquennio 2021-2025, unitamente a un piano di potenziamento dello strumento militare che include un incremento del personale militare dagli attuali 55.000 a 90.000 soldati. Il piano comprende la ricostituzione di molti reggimenti che erano stati disattivati nel corso della guerra fredda e il raddoppio del numero dei coscritti (8000) rispetto alla situazione del 2019. Si tratta del più grande incremento del bilancio della difesa in 70 anni».

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