nizza attentato
(Ansa)
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Dal Mondo

«Siamo davanti ad un nuovo terrorismo islamico»

Lupi solitari, migranti e non residenti, che si radicalizzano su internet e colpiranno ancora

Dopo gli attentati in Francia un clima di terrore ha avvolto l'Europa. L'ultimo episodio c'è stato ieri a Lione dove un altro religioso è stato ferito con un fucile a canne mozze mentre chiudeva la chiesa.

Gli attacchi terroristici sono cambiati, si tende a colpire in modo mirato chi ha disonorato il profeta e sono compiuti come negli ultimi tre casi da migranti giovanissimi reclutati dalla rete.

«Nel periodo di coronavirus e con il lockdown iniziato in Francia il rischio di attentati è ancora più alto. Il numero dei ragazzi che potrebbero avvicinarsi al jihadismo dalla rete con l'emergenza aumenterà» - ci spiega Francesco Marone, ricercatore dell'Ispi e associate fellow dell'International Centre for Counter-Terrorism dell'Aja, in Olanda

Cosa ne pensa degli ultimi attacchi terroristici avvenuti in Francia?

«La Francia è il paese più nel mirino in assoluto. Dal 2014 ci sono stati più di 30 attacchi terroristici. La propaganda jihadista è ossessiva contro la Francia a differenza dell'Italia, che viene citata di rado e dove il rischio è basso. Le modalità degli attacchi sono cambiate. Non siamo più alle grandi stragi come nel caso del Bataclan, ma ad attentati mirati. Si colpiscono dei singoli soggetti per punire chi ha disonorato la figura del profeta, attirando inevitabilmente simpatie dal mondo islamico. Uccidere 100 persone innocenti è un atto ingiustificato che trova sdegno, mentre uccidere degli infedeli colpevoli di blasfemia può attirare consensi anche da chi non è integralista facendo crescere il sentimento di rivalsa e giustizia: "Io ho ucciso perché hanno disonorato il profeta". Siamo in un momento delicato in un mese ci sono stati 5 attacchi in Francia, il primo il 25 settembre fuori la redazione di Charlie Hebdo. Il fatto che Macron abbia difeso il diritto alla blasfemia dopo lo sdegno provocato dalle caricature blasfeme di Charlie Hebdo trovate offensive dal mondo mussulmano, è stato sfruttato certamente dai Jihadisti. Inoltre il presidente francese nel suo discorso del 2 ottobre afferma che "l'Islam è in crisi in tutto il mondo" e questa affermazione sicuramente è stata strumentalizzata per motivi propagandistici».

Alta la polemica sollevata da Francia e Italia sul migrante che ha ucciso tre persone sbarcato da Lampedusa. I flussi migratori secondo lei influiscono sugli attentati terroristici?

«Ci sono stati diversi episodi di terrorismo in Europa e i nostri studi hanno dimostrato che gli attentatori sono persone ben radicate nel Paese dove si è consumato l'attacco. Il terrorismo islamico è slegato dal problema delle migrazioni ma ultimamente la tendenza potrebbe essere cambiata. A dimostrarlo gli ultimi tre attacchi in Francia che sono stati compiuti da migranti. Il professore assassinato all'esterno della scuola dove insegnava è stato ucciso da un giovane di origine cecena, per aver mostrato in classe la vignetta di Charlie Hebdo. L'assalitore ad Avignone era pakistano e l'uomo che ha ucciso tre persone a Nizza nella cattedrale di Notre Dame è un tunisino di 21 anni. Inoltre è cambiata anche la modalità degli attentati. I nuovi attacchi sono stati compiuti da singoli individui, causano meno morti e si usano come armi per colpire dei coltelli perché sono più facili da nascondere. Tutte questioni che rendono queste persone più difficili da individuare. Gli ultimi attentatori molto probabilmente non appartengono ad associazioni strutturate nè hanno fatto corsi di addestramento militare ma è probabile che siano stati reclutati dalla rete dove solitamente iniziano corsi online sui canali radicali. Alcuni di loro cominciano ad informarsi e non proseguono ma chi intende progredire con questo percorso ha bisogno di contatti con altre persone. Un esempio è stato il caso dell'assassino del professore Samuel Paty, il ragazzo materialmente era solo ma se si scava un po' ricostruendo i suoi contatti si arriva a capire che era un jihadista russo in Francia».

Quanto conta internet per la rete jihadista?

«Internet è importante sempre, tutti i jadisti sono passati per internet e lo sarà ancora di più in questo periodo di coronavirus e con il lockdown appena iniziato. Il numero dei ragazzi che potrebbero avvicinarsi al jihadismo dalla rete con l'emergenza aumenterà ed il rischio di attentati sarà ancora più alto. È evidente che la Francia è sotto attacco, non mi stupirebbero altri attentati anche se hanno rafforzato la sicurezza. Le misure messe in campo non sono sufficienti perché questo genere di attacchi non possono essere previsti».

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