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Il presidente somalo Mohamed Abdullahi Mohamed (Getty Images).
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Dal Mondo

La pericolosa crisi della Somalia

In vista delle elezioni, è scontro aperto tra presidente e primo ministro. Intanto l'instabilità cresce e i jihadisti di al-Shabaab potrebbero approfittarne.

Sta salendo la tensione politica in Somalia, dove il presidente, Mohamed Abdullahi Mohamed (conosciuto come Farmajo), ha recentemente sospeso il potere del primo ministro, Mohammed Hussein Roble, di nominare e licenziare funzionari, portando così all'intensificazione di uno scontro istituzionale che si protrae ormai da mesi.

«Il primo ministro ha violato la costituzione di transizione, quindi i suoi poteri esecutivi sono ritirati... in particolare i suoi poteri di rimuovere e nominare funzionari, fino al completamento delle elezioni» ha dichiarato l'ufficio del presidente. Una sospensione che – come abbiamo visto – terminerà non prima delle elezioni di quest'anno, che dovrebbero tenersi tra il primo ottobre e il 25 novembre. In particolare, secondo Farmajo, il premier avrebbe travalicato indebitamente la propria autorità. Una mossa che tuttavia, neanche a dirlo, Roble ha duramente criticato. «Il primo ministro ricorda al presidente di preservare i principi costituzionali della separazione dei poteri delle istituzioni del governo» ha affermato in un comunicato stampa.

Stando a quanto quanto riferito dalla Bbc, lo scontro tra i due si è intersecato con la misteriosa sparizione della venticinquenne Ikran Tahlil: un'agente dei servizi segreti sparita lo scorso 26 giugno. Se il governo ha affermato che sarebbe stata rapita e uccisa dal gruppo jihadista al-Shabaab, è anche vero che – ha riportato sempre sempre la Bbc – la nota sigla jihadista abbia respinto le accuse. Una circostanza strana, visto che questo gruppo solitamente enfatizza i propri attacchi contro il governo somalo. Non solo. Anche la madre della scomparsa ha infatti espresso dei dubbi. «Non credo che al-Shabaab abbia ucciso mia figlia, perché quando è stata rapita, era con persone di cui si fidava nell'agenzia. Penso che sia trattenuta da qualche parte, e questa è una cortina fumogena» ha affermato.

A seguito di questi strani eventi, il premier aveva silurato il capo dell'agenzia di intelligence, Fahad Yasin: una mossa che era tuttavia stata bloccata da Farmajo, inasprendo così il già difficile rapporto tra i due uomini politici. D'altronde, il caso di Ikran Tahlil non rappresenta l'unica ragione dello scontro tra il presidente e il premier. In particolare, il «duello» è cominciato lo scorso aprile, quando Farmajo aveva tentato di prolungare il proprio mandato presidenziale, che era scaduto a febbraio. Oltre alla reazione critica di Roble e alle perplessità di ampi settori della comunità internazionale, tutto questo aveva determinato delle forti tensioni e provocato degli scontri.

Il timore adesso è che l'aggravarsi della crisi istituzionale possa portare a una nuova situazione di violenza: del resto, secondo quanto riferito da Agenzia Nova lo scorso 16 settembre, si sarebbero già verificati dei tafferugli nell'area di Mogadiscio. Inoltre, come sottolineato dalla Bbc, le divisioni sono arrivate nel cuore stesso dell'agenzia di intelligence somala, la National Intelligence and Security Agency, che risulterebbe internamente spaccata tra una fazione fedele al presidente e una al premier.

Insomma, la polarizzazione politica rischia di aumentare vertiginosamente. Ed è per questo che le Nazioni Unite stanno tentando di mediare tra i due uomini politici: per ora tuttavia senza grandi risultati. A tutto questo si aggiunga poi la profonda instabilità in cui versa la Somalia proprio a causa dell'attività di al-Shabaab: basti pensare che, a fine agosto, i miliziani del gruppo jihadista abbiano riconquistato la città di Amara, che era stata ripresa dalle forze governative appena poche settimane prima. Alla luce di tutto questo, la crisi istituzionale in corso appare particolarmente preoccupante. Perché rischia di paralizzare gli sforzi diretti contro il jihadismo, aprendo inoltre le porte a inquietanti scenari di guerra civile.

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