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(Getty Images)
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Liz Truss nuovo premier britannico: donna, conservatrice e nessuno va nel panico

L'erede di Boris Johnson è una donna pronta alla guerra totale con Putin. E nessuno a Londra grida alla rovina del paese come invece avviene in Italia da due mesi se si pensa alla Meloni

Niente sorprese eclatanti al fotofinish. Con il 57% dei consensi, il ministro degli Esteri britannico, Liz Truss, ha battuto l’ex cancelliere dello scacchiere, Rishi Sunak, nella competizione per la leadership del Partito conservatore. Sarà quindi lei a sostituire da domani il premier uscente, Boris Johnson, alla guida di Downing Street. Si tratta della terza donna che diventa primo ministro britannico, dopo Margaret Thatcher e Theresa May (anche loro conservatrici).

“Ho fatto una campagna da conservatore e governerò da conservatore. Amici miei, dobbiamo dimostrare che ce la faremo nei prossimi due anni”, ha detto nel discorso della vittoria. “Offrirò un piano audace per tagliare le tasse e far crescere la nostra economia. Risponderò alla crisi energetica, occupandomi delle bollette energetiche delle persone, ma affronterò anche i problemi a lungo termine che abbiamo sull'approvvigionamento energetico”, ha aggiunto, per poi proseguire: “Voglio anche ringraziare il nostro leader uscente, il mio amico Boris Johnson. Boris, hai fatto la Brexit. Hai schiacciato Jeremy Corbyn. Hai lanciato il vaccino e ti sei opposto a Vladimir Putin”. “Consegneremo una grande vittoria per il Partito conservatore nel 2024”, ha concluso.

Sin da subito, Liz Truss è risultata tra i nomi favoriti per prendere il posto di Johnson. Quello che la attende è tuttavia un compito piuttosto arduo. Innanzitutto, Bbc ha rilevato che la premier in pectore ha ricevuto un numero di voti inferiore alle attese: si tratta di un campanello d’allarme notevole, perché le spaccature interne al Partito conservatore, che hanno contribuito alla caduta di Johnson, potrebbero riemergere presto. Bisognerà quindi capire se la Truss riuscirà dove il predecessore ha fallito: nel federare, cioè, le varie anime dei Tories (dai thatcheriani ai conservatori sociali).

Ma non sono solo le beghe di partito che la nuova leader dovrà affrontare. Come sottolineato dal suo stesso discorso, un tema particolarmente urgente è quello della crisi energetica e della pressione fiscale: dossier rispetto a cui il predecessore ha incontrato più di una difficoltà. Nella fattispecie, l’aumento dei prezzi dell’energia si sta facendo sentire sulle fasce meno abbienti della popolazione, mentre – secondo il Financial Times – il prezzo del gas naturale è quasi cinque volte quello di un anno fa. Tutto questo, mentre – stando alle stime della Banca d’Inghilterra – l’inflazione potrebbe salire al 13% entro la fine del 2022.

È d’altronde possibile che tali problematiche interne si intersechino con le dinamiche di politica estera. La Truss è sempre stata fortemente al fianco di Johnson sulla crisi ucraina, sostenendo energicamente Kiev e promuovendo – insieme alla Polonia e ai Paesi baltici – la linea dura nei confronti di Mosca all’interno della Nato. È quindi plausibile che la nuova premier punterà a far sì che Londra continui a mantenere un peso significativo in seno all’Alleanza atlantica, per quanto non sarà facile evitare di lasciarsi totalmente assorbire dalle spinose questioni di politica interna. Le sfide che attendono Liz Truss sono numerose. Dovrà mostrare buone doti di leadership, disponibilità al compromesso dentro il suo partito senza restare in mezzo al guado e capacità di osare. Certo: non è facile. Ma neanche impossibile.

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