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La minaccia di tagliare il web: distruggere i cavi sottomarini non conviene neppure agli Houthi

L'allarme rimbalzato sui media occidentali apre a scenari preoccupanti. Nella zona transita circa il 17% del traffico dati mondiale e sabotarli sarebbe un clamoroso autogol per gli stessi autori

Soltanto congetture o esiste realmente la minaccia per sabotare i cavi per le telecomunicazioni che giacciono sul fondo del Mar Rosso? Quanto i media stanno facendo rimbalzare da giorni è la conseguenza di un’informativa delle società di servizi web yemenite secondo la quale i ribelli Houthi che incrociano al largo delle coste minaccerebbero di distruggere le infrastrutture sottomarine che collegano l’Europa al Medio Oriente, all’Africa e a gran parte dell’Asia, come il sistema Sea-Me-We-3, che unisce tra loro il Sud-Est asiatico, il Medio Oriente e l’Europa occidentale.

Si tratta di una questione apparsa nel dicembre scorso alla quale il Ministero delle telecomunicazioni yemenita aveva risposto con una critica, smentendo il fatto che le infrastrutture sarebbero a rischio. In pratica, un’eventuale azione di sabotaggio potrebbe compromettere soltanto una parte del volume di dati che transita tra il Vecchio Continente e l’Asia con il Medioriente. Ma la notizia è stata diffusa lunedì scorso dal Guardian per poi comparire su decine di testate, alzando la preoccupazione per i cavidotti che corrono lungo la costa orientale dell’Africa.

tratto da https://www.submarinecablemap.com/

A rendere l’ipotesi d’attacco concreta è stata la pubblicazione da parte di un canale Telegram collegato agli Houthi della mappa dei cavi, con il messaggio: “Esistono mappe dei cavi che collegano tutte le regioni del mondo attraverso il mare. Sembra che lo Yemen sia in una posizione strategica, poiché le linee Internet che collegano interi continenti passano vicino ad esso”. Nasce quindi spontanea la domanda su quanto sia reale e significativa questa minaccia per la stabilità di internet e su quanto gli africani dovrebbero preoccuparsi di subire eventuali disservizi.

Una ricerca sul web stesso svela che da quelle parti transita circa il 17% del traffico dati mondiale distribuito una ventina di grandi conduttori posizionati su una larghezza di 25 chilometri nella zona tra Gibuti e lo Yemen, a circa 25-60 metri di profondità, per poi attraversare lo stretto di Bab al-Mandeb (Porta delle Lacrime), dove però il fondale diventa di quasi cento metri, rispetto alla profondità media di 400 metri presente altrove. Del resto, la posa si fa dove conviene per ragioni di manutenzione e questo comporta che la zona in questione sia il luogo con i maggiori rischi in caso di azioni distruttive. Vero è che la “Porta delle Lacrime” è protetta da basi militari su entrambi i lati che osservano il traffico aeronavale con attenzione, riducendo così la probabilità che un attacco passi inosservato.

Più facili da attaccare sarebbero invece le regioni più a ovest lungo il confine yemenita, ma i cavi, che hanno un diametro di 20 mm, sono più distanziati l’uno dall’altro e un sabotaggio comporterebbe maggiori difficoltà. Teleyemen, una società di telecomunicazioni di proprietà statale, ha diffuso questa nota: “Il Ministero delle telecomunicazioni e dell'informatica smentisce ciò che è stato pubblicato dai social e da altri media riguardo alle minacce contro i cavi sottomarini che attraversano Bab al-Mandeb nel Mar Rosso yemenita.”

Ed è evidente il motivo, sarebbe un clamoroso autogol che porterebbe il Paese all’isolamento, cosa che non conviene neppure agli Houthi, sempre in cerca di visibilità. Resta il fatto che poter disporre liberamente di talune informazioni, peraltro sensibili, non è una grande idea per la sicurezza, ma non ci si può certo arrabbiare con siti come www.submarinecablemap.com, che lo fanno per dare un servizio utile ai tecnici e per avvertire il traffico marittimo su dove non gettare le ancore, che causano il maggior numero di danneggiamenti, più numerosi di quelli causati dagli eventi sismici sottomarini, come accaduto nel caso della rottura dei cavi Wacs, Sat-3 e Ace al largo della costa della Repubblica Democratica del Congo nell’agosto 2023, fatto che però causò soltanto rallentamenti nelle connessioni con una maggiore latenza per gli utenti. Insomma, a parte le dotazioni degli Houthi, che per attaccare le infrastrutture dovrebbero dotarsi di soldati addestrati, strumenti idonei e mine sottomarine, anche riuscissero nell’impresa, accettando rallentamenti delle connessioni esisterebbero percorsi alternativi per mantenere le connessioni attive.

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