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Dal Mondo

Generale Battisti: «La mia Africa...»

L'ex comandante della missione Onu UNOSOM 2 ci spiega cosa sta succedendo ora con il ritorno del terrorismo islamico, e non solo

I gravi fatti di sangue e avvenuti in Kenya negli scorsi giorni riportano all’attenzione del grande pubblico il pericolo rappresentato dall’organizzazione terroristica somala degli Al-Shabaab (I Giovani, ndr) fedele alleata di Al-Qaeda che continua a minacciare la Somalia e l’intera regione. Chi conosce bene la realtà somala è certamente il Generale di Corpo d'Armata Giorgio Battisti che nell’estate del 1993 nell’ambito della missione delle Nazioni Unite UNOSOM 2 (1992 – 1995) operò con l’incarico di Chief JOC (Joint Operations Center) – Capo Sala Operativa del Comando della Forza impegnata sul terreno.

Che ricordo ha della missione ?

‹‹Sono stato in Somalia nell’estate del 1993 nell’ambito della missione delle Nazioni Unite UNOSOM 2 (1992 – 1995) con l’incarico di Chief JOC. Era il periodo degli intensi combattimenti sostenuti dai contingenti internazionali contro le milizie di Aidid che provocarono numerosi caduti tra i peacekeepers dell’ONU. I miei ricordi riguardano una missione iniziata nel dicembre 1992 per portare aiuto alla popolazione somala, interessata da una grave crisi umanitaria, che gradualmente si è trasformata in una operazione combat e si è conclusa senza conseguire gli obiettivi prefissati di pacificare la regione e di concorrere all’insediamento di un governo locale credibile che potesse reggere le sorti del Paese. Alle fine UNOSOM 2, come l’Afghanistan, è stata oggetto di polemiche e critiche in quanto considerata un inutile spreco di vite umane e di risorse se non un ulteriore problema per la stabilità regionale>>.

In quale contesto si sono affermati gli Al-Shabaab?

‹‹L’Islam politico era presente in Somalia sin dagli anni ‘60 quando la minoranza salafita si opponeva alla maggioranza sufi. Inizialmente represso dal regime di Siad Barre, riemerge negli anni ‘90, quando la Somalia era senza un Governo e preda dell’anarchia, trovando l’opposizione dei warlord ma l’appoggio della società civile in cerca di sicurezza, sviluppandosi in diversi movimenti armati: Al Itihadal Islamia, Al Qaeda East Africa, Islamic Court Union, Hizb Al Shabaab (Partito della gioventù) emerge tra il 2003 e il 2006 come l’ala più radicale delle milizie delle Corti Islamiche, affiliata ad Al Qaeda, che avevano l’obiettivo d’imporre in tutto il Corno d'Africa uno stato islamico fondato sulla sharia. L’intervento militare di Addis Abeba nel 2006, sostenuto dagli USA, che temeva un governo islamista a propri confini, ha costretto alla fuga le Corti Islamiche, le quali nel 2005 avevano preso Mogadiscio, generando tuttavia un notevole risentimento locale per i secolari contrasti tra le due Nazioni (Etiopia e Somalia avevano combattuto anche una cruenta guerra nel 1977-78), che aveva determinato un'ondata di sostegno ad Al Shabaab, rimasta a contrastare con una logorante guerriglia (urbana) i soldati etiopi. Il prestigio ottenuto in questi anni di lotta ha consentito ad Al-Shabab di acquisire piena autonomia dagli altri movimenti jihadisti e diventare nel 2008 la fazione armata più radicale e potente in Somalia, con migliaia di reclute. Dopo il ritiro delle forze etiopi nel 2009, la formazione terroristica prende il controllo di ampie zone della Somalia centro-meridionale, e di gran parte di Mogadiscio, abitata da circa tre milioni di persone, creando un proprio governo che, anche se severo con l’imposizione della Sharia, aveva portato una parvenza di ordine e di giustizia dove prima regnava il caos››.

Nonostante le molte operazioni antiterrorismo i terroristi somali mantengono la loro pericolosità e non solo in Somalia, com’è possibile?

‹‹Gli Al-Shabab, in contrasto con l’ISIS che dal 2015 prova a infiltrarsi nel Paese, non hanno reali possibilità di successo ma costituiscono il maggior fattore di destabilizzazione della regione. Il movimento mantiene una significativa capacità militare: controlla molte aree rurali, effettua posti di blocco (per i pedaggi) lungo le strade principali ed esercita la sua influenza nelle città nominalmente controllate dal Governo. Ha mostrato flessibilità tattica, intensificando le azioni con Improvised Explosive Device (IED), attacchi complessi, interrompendo le linee di rifornimento, prendendo di mira i convogli militari, assassinando i leader che collaborano con le forze straniere e conducendo incursioni notturne nei villaggi. Al Shabaab è responsabile di circa 50% degli attacchi nel Paese, per la maggior parte nell’area della Capitale somala. L'influenza di Al Shabaab si estende anche nel cuore di Mogadiscio, dove il gruppo e i suoi sostenitori si sono infiltrati nel Parlamento, nella comunità d'affari e nei Servizi di sicurezza. Il Governo somalo sostenuto dall'Occidente è inefficace, diviso dalla corrosiva politica dei clan che ha paralizzato gli sforzi internazionali per creare una solida ed efficiente struttura istituzionale. Dato il sistema giudiziario corrotto e lento, molti cittadini si rivolgono (a malincuore) al movimento per risolvere le controversie. Il movimento mantiene la sua identità somala e i suoi leader principali sono somali anche se miliziani stranieri, specialmente africani dell'est, combattono nelle sue fila. Si finanzia con tasse, rapimenti ed estorsioni (anche sul porto di Mogadiscio per movimentare i container) e sfrutta le relazioni claniche per acquisire informazioni e mantenere libertà di movimento. La sua agenziadi intelligence, l'Amniyat, si è infiltrata in molte delle strutture di sicurezza del Governo, permettendogli di organizzare ripetuti attacchi a Mogadiscio (nel 2017, un camion bomba ha ucciso almeno 587 persone – uno degli atti terroristici più letali della storia moderna) e in altre città>>.

Come visto anche recentemente non si accontentano più di attaccare solo in Somalia. Quale è la situazione sul campo?

Recentemente gli Al Shabaab hanno esteso gli attacchi nei Paesi vicini, soprattutto in Kenya (ad esempio: l’assalto al complesso alberghiero DusitD2 di Nairobi il 15/16 gennaio 2019), allo scopo di aumentare la pressione sui Paesi che schierano truppe in Somalia (Burundi, Djibouti, Etiopia, Kenya, Uganda). Un aumento degli attacchi aerei degli Stati Uniti su obiettivi di Al-Shabaab negli ultimi due anni ha ridotto la mobilità dei suoi leader ma, secondo valutazioni statunitensi, non sufficientemente per indebolire il gruppo che ha ancora una struttura di comando relativamente unificata. Dopo la vittoria dei Talebani in Afghanistan (agosto 2021), i militanti di Al Shabaab hanno festeggiato, sperando di poter anche loro cacciare gli stranieri e prendere nuovamente il potere. Se le forze dell'Unione Africana si ritirassero, probabilmente gli Al Shabaab ritornerebbero a Mogadiscio.

Ci sono molte similitudini con quanto accade in Afghanistan o mi sbaglio?

‹‹La situazione somala appare, purtroppo, molto simile a quella afghana. I decennali sforzi della Comunità Internazionale, e in particolare dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, rischiano – come in Afghanistan – di essere vanificati da una classe politica locale corrotta, divisa e perennemente in lotta al proprio interno, che tuttavia trova il tempo di organizzare con le forze addestrate dalle missioni straniere un tentativo di colpo di stato. L’unica eccezione in questo scenario non certo promettente è rappresentata dalla Turchia che dona meno denaro ma investe in progetti di alto profilo come nuove strade, moschee, ospedali, caserme e altre infrastrutture››

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