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Dal Mondo

La destra francese al voto con molti nomi ma senza unità. E Macron ne approfitta

Roland Lombardi racconta lo stato attuale del Presidente Macron capace di usare tutta la poca forza che ha, mentre a destra dovrebbero imparare a lavorare insieme

È già entrata nel vivo la campagna per le presidenziali francesi e oltre al Presidente, che vuole un secondo mandato, in campo per la corsa all’Eliseo troviamo ancora Marine Le Pen, stavolta però insidiata a destra da un’altra amazzone: la neoeletta leader dei Republicains, Valérie Pécresse, considerata l’ala gollista e «moderata» della droit francese. A sua volta, la prima donna di destra a correre per la presidenza è tallonata dal giornalista indipendente Eric Zemmour, intorno al cui Partito - dal nome assai evocativo: Reconquête («Riconquista»)- si saldano le anime più irrequiete di Francia. In ogni caso per Emmanuel Macron, reduce dal viaggio trionfale nel Golfo Persico nel quale ha incassato diciannove miliardi di euro di commesse a vantaggio dell’industria bellica transalpina, le prossime elezioni non saranno una formalità. Ma che Presidente è stato Emmanuel Macron?

Secondo Roland Lombardi, storico e geopolitologo francese «Macron ha dimostrato negli ultimi quattro anni di non avere la dimensione di uno statista. Tuttavia, il Presidente francese è ancora un buon politico. È un giocatore fortunato che sa che nell'epoca dell'immagine, la sua comunicazione, anche se rifiutata dalla maggioranza dei francesi, può fare la differenza nelle nostre democrazie moderne, ultra-mediatiche e malate. Sa che il sostegno popolare massiccio non è più essenziale per vincere nelle urne. È in un calcolo elettorale permanente e l’obiettivo è la sua rielezione nel 2022. Nonostante il suo partito che ora è un semplice comitato di sostegno e una crescente disaffezione popolare, ha un strategia chiara»

Dove ha avuto successo e dove ha fallito?

«La narrazione di Macron basata sul suo famoso “allo stesso tempo” è globalmente negativa o addirittura catastrofica in molti settori. La crisi dei Gilet Gialli, una gestione della pandemia calamitosa e ancora onnipresente e la politica sanitaria sono i fallimenti più eclatanti. Ma potremmo anche menzionare la mancanza di risultati del mandato quinquennale in termini di riforme realizzate. Il suo deplorevole record sulla moralizzazione della vita pubblica, sul controllo delle migrazioni, sul terrorismo, sul lassismo e l'insicurezza che è letteralmente esplosa, sul debito pubblico e il deficit abissale. O lo stato del commercio estero, dell'industria francese, la disoccupazione, la povertà, la coesione sociale, le libertà e la fiducia nella democrazia, e infine l'arretramento della Francia sulla scena internazionale, come la sua esclusione da tutte le crisi del Medio Oriente... Senza dimenticare le sue posizioni spettacolari sulla decostruzione della storia francese, "il maschio bianco" o la colonizzazione come "crimine contro l'umanità"».

Però il recente viaggio nel Golfo Persico alla ricerca di contratti per le aziende francesi è stato un successo.

«Per una volta, dobbiamo salutare uno dei rari successi, soprattutto a livello commerciale, della visita di Emmanuel Macron negli Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita. I contratti militari e civili firmati nel Golfo con i veri alleati contro l'islam politico in tutte le sue forme, vale a dire gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita sono una manna enorme in termini di ricadute per l'industria francese e le centinaia di migliaia di posti di lavoro che vi sono legati. E innegabilmente, è uno dei pochi successi politici e internazionali di Emmanuel Macron. Dopo quattro anni e mezzo di esitazione e di adattamento, il Presidente francese ha saputo progressivamente anteporre gli interessi della Francia - certamente ancora e prima di tutto economici - ai "valori" o agli interessi di certe lobby pro-Qatar, ancora molto influenti a Parigi. Macron sembra aver finalmente capito che le lezioni morali non si mescolano bene con la Realpolitik!»

Valérie Pécresse, la candidata dei Republicains, può vincere?

«La Presidente della regione Ile-de-Franc, Valérie Pécresse, che ha sconfitto al secondo turno delle primarie Éric Ciotti, il candidato più attaccato ai valori della destra tradizionale, è una donna di centro-destra che nonostante la sua eccessiva fermezza durante i dibattiti, pensa erroneamente (come la direzione del suo partito), che le elezioni si vincono al centro. Questo è un grande errore. Il suo secondo errore, dopo la vittoria, è quello di non aver formato un ticket con Ciotti che avrebbe potuto sedurre e attirare l'elettorato più a destra. Il 70% degli astensionisti alle ultime elezioni francesi, composto da quelli delusi da Sarkozy, Fillon e anche Marine Le Pen, sembra aver già scelto per il prossimo aprile. Sono sempre più convinti del "fenomeno Zemmour". Pécresse rischia di finire al quarto posto perché l'elettorato centrista dovrebbe scegliere un "Macron donna" (come è già soprannominata) piuttosto che l'originale già installato all'Eliseo?»

E Marine Le Pen è destinata alla sconfitta anche stavolta?

«Lei è ancora l'avversario ideale per Macron. Per decenni, la Le Pen è stata l'assicurazione sulla vita del sistema. Macron sa soprattutto che, come la storia e gli eventi recenti dimostrano che il sostegno popolare massiccio non è sufficiente per imporsi nelle democrazie moderne. A meno che non si voglia solo mantenere un'attività elettorale redditizia e sterilmente polemica, non si arriva al potere da soli, isolati e senza l'appoggio, per quanto piccolo, di quello che alcuni chiamano il "sistema" o lo “Stato profondo”. E soprattutto senza un'alleanza! Questo è il suo caso tanto più che Zemmour è in procinto di farla sembrare una nerd...»


Quali sono le possibilità realistiche di Éric Zemmour e da chi prenderà i voti? Marine Le Pen?

Il rullo compressore politico-mediatico, che gli è ostile si abbatterà duramente su di lui. Nulla gli sarà risparmiato. Ma a differenza di Marine Le Pen, Zemmour è forse l'unico che ha una piccola possibilità, anche se è davvero minuscola, di creare una sorpresa contro il presidente uscente. La sua trasformazione in tribuno è riuscita durante il suo ultimo incontro, resta da vedere se la sua trasformazione in animale politico avrà luogo... In un'elezione presidenziale, la gente vota per una persona, non per un partito. Tuttavia, la mancanza di apparato, di alleanze locali per qualsiasi candidato, non importa quanto sgargiante e d'impatto, restano handicap pesanti.

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