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Joe Biden (Getty Images)
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Ennesima disfatta di Biden: naufraga il Build Back Better

Il senatore dem Joe Manchin ha affossato il mega pacchetto di misure sociali auspicato dalla sinistra dem. Una nuova tegola per il presidente, che si ritrova a dover gestire un Asinello sempre più spaccato.

Non c’è pace per Joe Biden. Come se non bastasse l’elevato numero di dossier in cui è rimasto impantanato in questi mesi, una nuova tegola si è abbattuta sul suo capo. Domenica scorsa, il presidente americano ha infatti visto pesantemente arenarsi in Senato il Build Back Better Act: il mega pacchetto, dal valore di quasi 2.000 miliardi di dollari, contenente ambiziose misure sociali e ambientali. Un mega pacchetto che era caldeggiato soprattutto dall’ala sinistra del Partito democratico e che, proprio domenica, è stato di fatto affondato dal senatore dem centrista del West Virginia, Joe Manchin.

«Le mie preoccupazioni sono solo aumentate con l'aumento della pandemia, l'aumento dell'inflazione e l'aumento dell'incertezza geopolitica in tutto il mondo» ha dichiarato lo stesso Manchin in una nota. «Ho sempre detto: "Se non posso tornare a casa e spiegarlo, non posso votarlo". Nonostante i miei migliori sforzi, non posso spiegare l'ampio Build Back Better Act in West Virginia e non posso votare per andare avanti su questo gigantesco atto legislativo» ha aggiunto.

Una posizione, quella di Manchin, che ha scatenato un terremoto all’interno dell’Asinello. La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha accusato il senatore di «aver violato i suoi impegni». La sinistra dem, dal canto suo, è andata su tutte le furie. «Penso che avrà molte spiegazioni da dare alla gente del West Virginia» ha tuonato il senatore socialista Bernie Sanders. «Abbiamo avuto a che fare con il signor Manchin mese dopo mese dopo mese. Ma, se non ha il coraggio di fare la cosa giusta per le famiglie lavoratrici del West Virginia e dell'America, voti "no" davanti a tutto il mondo» ha proseguito. Durissima poi la presa di posizione della deputata democratica, Ilhan Omar. «Siamo chiari: la scusa di Manchin è una stronzata» ha twittato.

La situazione complessiva si sta facendo incandescente. Ricordiamo che, dopo un pericoloso stallo, il Partito democratico avesse raggiunto un accordo interno alcune settimane fa: la sinistra avrebbe accontentato i centristi votando prima a favore della riforma infrastrutturale, mentre i centristi si sarebbero in cambio impegnati a sostenere subito dopo il Build Back Better Act (che, come detto, sta particolarmente a cuore al fronte progressista). Il risultato è stato che la riforma infrastrutturale alla fine è passata, mentre – dal canto suo – Manchin ha continuato a nutrire dei forti dubbi sul mega pacchetto.

Un mega pacchetto che ha già mostrato in passato tutta la sua problematicità. Basti pensare che esso un tempo valesse ben 3.500 miliardi di dollari: una cifra che poi Biden si è trovato costretto a ridurre a poco meno di 2.000 miliardi, proprio per rendere la misura più digeribile all’ala centrista del Partito democratico (un’ala, ricordiamolo, che è fortemente preoccupata da aumenti sconsiderati della spesa pubblica). In questo quadro aggrovigliato, il Build Back Better Act ha alla fine ottenuto il via libera dalla Camera lo scorso novembre con appena sette voti di scarto (e registrando la defezione di un deputato dem). Tuttavia non è mai stato un mistero che la strada in Senato si sarebbe rivelata significativamente in salita. E la posizione di Manchin sta lì a dimostrarlo.

Adesso per Biden si configura infatti l’ennesimo stallo. In Senato i democratici hanno 50 seggi su 100: dal momento che neppure un repubblicano è disposto a sostenere il provvedimento, la defezione di Manchin risulta ovviamente letale per il Build Back Better Act. Il presidente americano deve quindi innanzitutto gestire le nuove tensioni che sono esplose in seno all’Asinello tra centristi e sinistra: una situazione che rischia di paralizzare la sua stessa azione di governo. In secondo luogo, bisognerà capire come cercherà di uscire dall’impasse. Ed è qui che si aprono due strade. La prima è la linea dura proposta da Sanders: come abbiamo visto, il senatore del Vermont vuole andare comunque al voto, seguendo essenzialmente la logica di un redde rationem. La seconda possibilità, ventilata nelle scorse ore dalla testata The Hill, è che Biden apra a un (ulteriore) compromesso con Manchin.

Un’ipotesi, questa, che nascerebbe da due necessità. Innanzitutto il presidente sa che, visti i numeri in Senato, alienarsi del tutto il sostegno del senatore rischierebbe di impantanare completamente l’agenda parlamentare della Casa Bianca. In secondo luogo, va tenuto presente il fattore elettorale: il West Virginia risulta infatti un'area complicata per i democratici. Mettere alla berlina Manchin rischierebbe quindi di spingere quello Stato sempre più saldamente tra le braccia dei repubblicani. Ecco: queste due considerazioni potrebbero portare il presidente a un tentativo di distensione con il senatore riottoso. Uno scenario, questo, che – se si verificasse – irriterebbe tuttavia ancor di più la sinistra dell’Asinello. Biden sembra insomma piombato in un (nuovo) dilemma senza via d’uscita. Un problema non di poco conto, con le elezioni di metà mandato che si avvicinano.

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