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Putin e Kirill sulla piazza Rossa il 4 novembre 2018 (Getty Images).
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Dal Mondo

«La chiesa di Mosca è totalmente succube della dottrina Putin»

Per il sociologo Salvatore Abbruzzese, «la riconquista dell’Ucraina, dove le popolazioni russofone del Donbass potrebbero perdere l’identità slavofila, è presentata come una missione di salvezza».

Dopo oltre quaranta giorni di conflitto,emergono «le differenze morali e spirituali che contrappongono la società russa a quella occidentale e che stanno legittimando, anche agli occhi della Chiesa ortodossa, la riconquista dell’Ucraina». Intanto il Patriarca russo Kirill, che ha espresso giudizi severi sulla società occidentale, si è spinto a difendere la guerra durante un incontro con le forze armate russe: «Siamo un Paese che ama la pace e non abbiamo alcun desiderio di guerra. Ma amiamo la nostra Patria e saremo pronti a difenderla nel modo in cui solo i russi possono difendere il loro Paese».

Salvatore Abbruzzese, frusinate di Arce, classe 1954, è ordinario di Sociologia dei processi culturali e Sociologia della religione presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento. Dopo la laurea in sociologia a La Sapienza di Roma, ha conseguito, nel 1981 il dottorato in Sociologia all’Université Paris V-René Descartes. Suo principale interesse di ricerca è il rapporto tra religioni e modernità nella società contemporanea. Tra le sue pubblicazioni più recenti sul tema, Un moderno desiderio di Dio. Ragioni del credere in Italia (Rubbettino 2010), Modernità e individuo. Sociologia dei processi culturali (ELS La Scuola 2016), Il Meeting di Rimini: Dalle inquietudini alle certezze (Morcelliana, 2019). Panorama lo ha incontrato per evidenziare «gli aspetti anche religiosi che stanno caratterizzando il conflitto russo-ucraino».

Professore, il dramma della guerra sta rivelando una differenza profonda tra Chiesa cattolica e Chiese ortodosse.

«Esiste una differenza profonda, potremo dire “strutturale”, tra le cosiddette chiese autocefale e quelle che si vogliono riconoscere in una dimensione universale che non prevede Chiese regionali. Le posizioni della Chiesa ortodossa russa e di quelle ucraine sono diverse, perché essendo inserite entrambe in due contesti particolari finiscono per essere profondamente segnate dalle dinamiche nazionali presenti all’interno dei rispettivi Stati. Diverso il discorso per la Chiesa universale cattolica che, avendo al proprio interno una pluralità di contesti nel corso dei secoli, ha dovuto necessariamente adottare un atteggiamento universalistico. Questa differenza tra la Chiesa cattolica da un lato e le Chiese ortodosse dall’altro è assolutamente preliminare».

Il Patriarca di Mosca ha esordito in maniera roboante...

«La netta presa di posizione del Patriarca Kirill è, innanzitutto, il risultato della dimensione ideologica, più precisamente “morale”, della stessa struttura di potere che attualmente governa la Russia, e di cui la Chiesa ortodossa è parte integrante, quasi a rappresentarne la coscienza religiosa. Non dimentichiamo che a rafforzare la posizione intransigente del governo centrale russo, ovvero dell’ideologia putiniana, gioca l’immagine di un Occidente decadente e, per certi versi, immorale».

Cosa vuole dire «dimensione morale»?

«In questo caso, il termine indica semplicemente la dimensione dei “principi primi”, quelli fondanti la società e diretti a dare risalto al benessere tra i consociati. Principi che, a loro volta, altro non sono che altrettante direzioni normative che orientano le persone a scegliere di integrarsi o meno nella società nella quale si trovano a vivere».

Si riferisce alla scelta di integrarsi e riconoscersi in un’appartenenza?

«Certo: riguarda i principi etico-morali e i valori comportamentali caratterizzanti la collettività nella quale ci si trova a risiedere. È su questo piano che si realizza anche un giudizio sulle “proposte culturali” provenienti dall’esterno».

Questo è il piano teorico. Attualizziamolo al nostro ragionamento…

«La prossimità della società occidentale e la sua incombenza culturale, oltre che politica, fanno riemergere l’antico conflitto con la cultura slavofila. Il giudizio sull’Occidente “corrotto” pronunciato dal patriarca Kirill non è che l’ultima manifestazione di un dissidio di lunga data tra la modernità occidentale e la cultura slavofila. L’Occidente, interpretato secondo i “canoni morali” propri di questa cultura, appare un continente alla deriva, in pieno degrado morale che oggi pare manifestarsi anche sul piano politico».

Può suggerirci un esempio?

«Certo, e molto lampante: ciò che è accaduto in Afghanistan, dopo 20 anni di pieni poteri da parte degli Stati Uniti, con il ritiro precipitoso delle truppe americane, è stato interpretato come una sorta di gesto “pilatesco”. Le scene di afghani che, nella disperazione, si aggrappavano letteralmente agli aerei in partenza, pur di non essere abbandonati, è stata la peggior immagine che l’Occidente, rappresentato in questo caso dagli Stati Uniti, poteva lasciare di sé».

Una fuga usata dalla propaganda politica. E religiosa.

«La condanna di immoralità, di questa “fuga” dell’Occidente, costituisce un “fine partita” inglorioso che l’ideologia putiniana ha interpretato come un segno di incapacità manifesta. Sotto quest’aspetto, la “benedizione” da parte del patriarca Kirill appare del tutto conseguente. La riconquista dell’Ucraina, pericolosamente attratta nell’influenza occidentale, con il rischio di far perdere l’identità slavofila alle popolazioni russofone che vivono nelle enclave del Donbass, è presentata come una missione di salvezza».

E contro quest’Occidente si è scagliato proprio il Patriarca.

«Pronunciando parole dal forte contenuto ideologico, secondo cui “la maggior parte dei Paesi del mondo è ora sotto l’influenza colossale di una forza, che oggi, purtroppo, si oppone alla forza del nostro popolo. Allora dobbiamo essere anche molto forti. Quando dico ‘noi’, intendo, in primis, le Forze armate ma non solo. Tutto il nostro popolo oggi deve svegliarsi”».

La netta presa di posizione della Chiesa ortodossa ha avuto anche risvolti pratici?

«Assolutamente, ma non solo da oggi. Credo che abbia notevolmente influito anche sul blocco delle adozioni di bambini russi da parte di coppie italiane, non appena si è avuto il sentore che quest’ultime potessero essere costituite anche da coppie omosessuali: una forma di unione del tutto condannata nella Federazione Russa. Il rischio che in Italia alcuni bambini potessero essere adottati da coppie omossessuali ha fatto apparire il nostro Paese “a rischio”, esposto a derive morali incompatibili con la rigida dottrina ortodossa».

L’Italia, insomma, Paese inaffidabile.

«Precisamente: l’ideologia putiniana al potere, benedetta dal patriarca di Mosca, considera la Santa madre Russia titolare di valori secolari e universali assolutamente incompatibili con il degrado morale e civile che, invece, dilaga nell’Occidente, da cui promanano segnali pericolosi di degrado, prima morale e ora politico. Tuttavia, lo ripeto, si tratta di una presa di posizione di lunga data».

Mosca fa leva sul degrado occidentale.

«Gli esempi addotti non mancano: un’America spaccata in due, come nel caso delle contrastate elezioni di Joe Biden, con l’ex presidente Trump che ha moralmente guidato la sollevazione dell’ala più estrema del suo schieramento all’occupazione del Campidoglio. Per non parlare della Francia con la lunga stagione dei “gilet gialli” che, visti da Mosca, sono il chiaro segnale di un Paese che, al di sotto della sua vernice scintillante e della sua cultura liberale, cela profondi disagi sociali, e non solo nelle banlieue delle città d’Oltralpe».

Degrado occidentale espresso anche con l’uso di terminologia.

«Il presidente ucraino Zelenskji è subito entrato nel mirino della propaganda russa: Putin lo ha apostrofato, sin da subito, con il termine di “drogato”, facendo così ricorso a uno stereotipo deviante per colpire la sua persona e la sua immagine, avvicinandola a quella della società occidentale degradata».

Il declino dell’Occidente, per riprendere un’espressione tornata in voga...

«Oggi ancor di più: queste condizioni precarie della società occidentale, filtrate attraverso gli occhi severi della tradizione culturale e del ristretto cerchio di potere che ruota attorno allo zar Vlamidir Putin, stanno evidentemente contribuendo a disegnare l’Occidente come un modello politico, sociale e culturale da evitare. Insomma, Putin ha incentrato la sua propaganda di guerra sull’immagine decadente della società occidentale riassunta nella droga, nell’omosessualità e nelle coppie gay».

E ora anche il patriarcato di Mosca ha alzato la voce, schierandosi con Putin.

«Non dimentichiamo che durante il sermone della “Domenica del Perdono”, che in Russia apre la Quaresima, il patriarca Kirill, all’interno nella Cattedrale moscovita del Cristo Salvatore, pur non avendo mai pronunciato la parola “guerra”, ha affermato che lo “scoppio delle ostilità” è arrivato dopo che “per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che esiste nel Donbass, dove c'è un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale”».

Sono le parole stesse del patriarca che colpiscono per la loro totale assuefazione all’ideologia putiniana…

«Addirittura secondo Kirill “oggi esiste un test per la lealtà a questo governo, una specie di passaggio a quel mondo felice, al mondo del consumo eccessivo, al mondo della libertà visibile”. Il riferimento del Patriarca è alle manifestazioni gay e Lgbt “progettate”, ha detto, “per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei Paesi è necessario organizzare una parata del Gay Pride. E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e come questa resistenza viene repressa con la forza. Ciò significa che si tratta di imporre con la forza un peccato condannato dalla legge di Dio”.»

Viene spontaneo chiedersi come possa conciliarsi questa «dimensione morale» rivendicata dalla Chiesa ortodossa con il dramma della guerra in corso?

«Non è conciliabile, ovviamente, e per questo Mosca è arrivata a negare gli orrori della guerra, dando un’altra lettura degli avvenimenti. La censura russa in merito a questi giorni di guerra serve proprio per far filtrare, il meno possibile, le immagini delle atrocità in atto in alcune città, nei villaggi, lungo le strade. Riflettiamo sull’assenza di giornalisti occidentali embedded al seguito delle truppe russe, che avrebbero avuto il compito di raccontare, in presa diretta, lo svolgimento della guerra».

La posizione ufficiale della Chiesa ortodossa russa è di appoggio incondizionato alla riconquista dell’Ucraina.

«Riconquista è termine occidentale: l'"operazione speciale” in corso è finalizzata alla liberazione delle zone russofile dall’incursione dell’immoralità Occidentale, che è arrivata a fagocitare l’Ucraina, con il possibile ingresso nell’Unione europea e, addirittura, nella Nato. E questa deriva occidentale non è concepibile per la Chiesa ortodossa russa».

E il Vaticano, come ha preso la posizione della Chiesa ortodossa?

«Nell’incontro con il cardinale Kirill del 16 marzo Papa Francesco ha stigmatizzato il concetto di “guerra giusta” ritenendolo improponibile nel presente. Tuttavia, proprio nella ricerca della pace, il Vaticano non può che andare alle radici comuni che la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica riconoscono. Adorare lo stesso Dio incarnato e la stessa dottrina di salvezza, avere mille anni di tradizione patristica condivisa sono aspetti assolutamente consolidati che assicurano, soprattutto a Papa Francesco, una “potenza di fuoco” dottrinale che gli permette un canale privilegiato sul quale fare leva».

Lo sfondo è comune…

«Certo, patristico, condiviso e fondato sullo studio storico e dottrinale delle opere dei Padri della Chiesa: a Oriente Sant’Atanasio, San Basilio, San Gregorio, San Giovanni Crisostomo, mente in Occidente San Girolamo, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino. Ma nello stesso tempo Papa Francesco ha tutte le possibilità di non avallare le azioni portate avanti in queste settimane, chiamandole con il loro nome, ovvero aggressione bellica, crimine contro l’umanità. Nel modo dei figli di Dio, la guerra non può essere un modello di comunicazione».

Intanto pare che Papa Francesco si prepari ad andare a Kiev…

«Il tema è aperto ed è in una situazione di stallo. Andare a Kiev è già un punto di arrivo, implica cioè un percorso di pacificazione già avviato, magari affiancato da un incontro potenzialmente parallelo a Mosca. Non può essere in alcun modo un punto di partenza. Considerarlo tale significherebbe negare all’altra parte ogni legittimità e privare il Santo Padre di quella posizione di “terzietà” che oggi costituisce la sua forza».

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