Cronaca

Terremoto in Centro Italia: perché la ricostruzione è un miraggio

Il 92% delle macerie è ancora per le strade e solo l'8% delle casette è stato consegnato. Ecco i tristi dati di una rinascita che ancora non c'è

Amatrice

3.620 le casette ordinate da 51 Comuni colpiti dal terremoto del Centro Italia, solo 296 quelle consegnate ad oggi, appena l'8%
A otto mesi dalla sequenza sismica che ha messo in ginocchio le aree appenniniche di Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria il 92% delle macerie non è stato ancora rimosso. 


Le pagine di Repubblica il 20 giugno denunciano le tante promesse mancate, dal Governo Renzi, prima, quindi da quello Gentiloni. Parlare di ricostruzione, quando ancora le strade sono piene di strutture crollate, detriti, vissutti frantumati, sembra un miraggio.  

Le casette che non ci sono 

Sono 131 i Comuni coinvolti nel cratere sismico. 51 di questi hanno ordinato 3.620 Sae (Soluzioni abitative d'emergenza): 222 in Abruzzo, 731 nel Lazio, 782 in Umbria, 1.885 nelle Marche. Delle 296 casette consegnate, solo 188 sono effettivamente abitate e solo in due comuni, Amatrice e Norcia. 

E pensare che il 23 settembre scorso l'allora primo ministro Renzi prometteva: "Entro Natale daremo le prime venti casette antisismiche ad Amatrice". In verità sono state consegnate solo a marzo. 

La provincia di Macerata è quella più colpita dal sisma per estensione e danni (non di vite umane). Il sindaco di Visso (Mc) Giuliano Pazzaglini denuncia: dopo aver comunicato a gennaio scorso la necessità di 225 casette, ancora non ne ha vista neanche mezza.  

La Protezione Civile ha reso noto di aver completato i lavori per l'insediamento delle abitazioni temporanee in 18 aree (3 a Norcia, 3 ad Accumoli, 11 ad Amatrice e una ad Arquata). Ma ci sono altre 131 aree ritenute idonee alla costruzione delle casette da abilitare con opere mirate di urbanizzazione (in 44 di queste i lavori sono in corso). 

 

Le macerie ancora da rimuovere 

Parlare di ricostruzione oggi ha poco senso. Sono ancora 2,3 milioni circa le tonnellate di marcerie da rimuovere nei paesi terremotati. 

Dal 24 agosto 2016, quando il sisma ferì mortalmente Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli, sono state portate via solo 176 mila e 700 tonnellate di macerie: meno dell'8%

Tra le quattro regioni colpite, le Marche è quella più in ritardo (com'è stata anche la più colpita dalla scossa del 30 ottobre): i lavori di rimozione sono iniziati solo ad aprile e al momento è stato raccolto solo il 6,5% delle macerie (65mila su un milione). Nel Lazio la rimozione è iniziata a novembre e sono 98 mila le tonnellate portate via. In Umbria ne sono state sgomberate 98 mila su un milione. In Abruzzo 10 mila su 100 mila.

Sopralluoghi sulle case lesionate non ultimati

Anche i sopralluoghi degli edifici danneggiati vanno a rilento. La Protezione Civile ne ha fatti 184.700 sui 208.000 necessari. Ne mancano 23.000, di cui 19.200 nelle Marche. 

Per avere i contributi statali per la ricostruzione delle prime e delle seconde case, sotto il controllo diretto del commissario Errani, bisogna però presentare la domanda (con allegato lo stato dell'immobile, la scheda Aedes) entro il 31 luglio 2017.
Il motivo dei ritardi? La burocrazia che  tutto rallenta. Secondo i tecnici della Presidenza del consiglio la colpa è di ordinanze che cambiano di continuo, che li hanno costretti a star fermi a studiare il da farsi per nove mesi. 

Solo a maggio sono partiti i rilievi per i progetti di ristrutturazione. Il governo promette che, se sarà necessario, la scadenza di fine luglio slitterà. Altrimenti? Altrimenti i terremotati rischiano di perdere il treno dei contribuiti statali. Oltre al danno - e che danno! - la beffa. 

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