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Lo yacht Dilbar dell'oligarca russo Usmanov in Costa Smeralda nell'estate 2021 (Ansa).
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Cronaca

La Sardegna perde 220.000 russi, il 20% degli incassi della Costa Smeralda

A causa delle sanzioni, gli oligarchi non mettono più piede nell'isola. Un danno enorme, denuncia la Cisl: «Solo Alisher Usmanov garantiva 200 buste paga».

«I russi che arrivano in Sardegna sono circa 220.000, ma anche se rappresentano un 2% sul totale delle presenze la perdita economica è enorme, perché spendono cifre elevatissime e danno lavoro a migliaia di persone che ora stanno lavorando senza stipendio». È questo l’allarme lanciato da Mirko Idili segretario provinciale della Cisl di Gallura, dopo il congelamento dei beni agli oligarchi russi. Per anni la Sardegna e in particolare la Costa Smeralda è stata la meta preferita dei milionari russi, che hanno contribuito a far crescere l’economia sull’isola. Voli privati, yacht, ville, feste e servizi per un giro di centinaia di milioni di euro, ma che adesso con il congelamento dei beni dovuto alle sanzioni europee sono andati persi. Solo Federalberghi Sardegna ha stimato per il periodo di luglio e agosto una perdita pari a circa 200 milioni di euro. Mentre fonti riferiscono a Panorama che, senza la presenza dei russi, il Consorzio Costa Smeralda potrebbe subire una perdita sul bilancio annuo tra il 15 e il 20%. Gli oligarchi solo per vigilanza delle loro proprietà spendono anche oltre 1 milione e 200.000 euro l’anno. Ma il danno più grave, secondo quanto riferisce la Cisl, resta quello causato ai tantissimi sardi che lavoravano e lavorano in esclusiva nelle ville e sugli yacht dei milionari russi e che non percepiscono più alcuna retribuzione.

Quante persone sono rimaste senza stipendio?

«Le ville e le grandi proprietà che sono in mano a società riconducibili agli oligarchi russi assicurano buste paga non solo per la stagione, ma anche il resto dell’anno con 14 mensilità. Se lei pensa che uno yacht può dare lavoro a un centinaio di persone, capirà di che numeri parliamo, dato che un oligarca può averne anche tre o quattro. Ad esempio, il russo Usmanov nel territorio assicura oltre 200 buste paga tra lavoratori e dipendenti e tutto l’indotto che ne consegue».

E ora sono stati licenziati?

«Non non sono stati licenziati. Purtroppo Il dramma che viviamo, e che stiamo denunciando come sindacato, è che i lavoratori a seguito delle sanzioni stanno lavorando senza ricevere stipendio e questo sta causando degli effetti negativi sulle loro famiglie. È una situazione paradossale che ci hanno segnalato tantissimi lavoratori, i quali continuano ad andare a lavorare nonostante il congelamento del bene. Le proprietà sequestrate vengono frequentate quotidianamente dai dipendenti, che hanno il compito di fare manutenzione. Una situazione insostenibile, perché queste persone non sono state licenziate e allo stesso tempo non è possibile pagare i loro stipendi e quindi stanno anticipando i soldi per recarsi al lavoro. Chi vive a Olbia e deve andare ogni giorno a Porto Rotondo o a Porto Cervo deve fare più di 50 chilometri. Se fossero stati licenziati, almeno avrebbero avuto un ammortizzatore e si sarebbero cercati un altro lavoro».

Di che cifre parliamo?

«Al momento non sono in grado di quantificarle esattamente, ma di sicuro si tratta di milioni. E poi non ci sono solo i migliaia di lavoratori coinvolti, ma anche tutto l’indotto che gira intorno a queste grandi proprietà, compresi gli yacht. Non dimentichiamo poi il cibo, i vini pregiati e tutti gli altri servizi del territorio. In pratica, viene a mancare una parte un importante del Pil perché anche se i russi non sono molti, lasciano sul territorio tantissimo denaro. Anche i cantieri nelle ville da milioni di euro sono stati bloccati da chi si era aggiudicato i lavori. Gli imprenditori locali in via precauzionale hanno lasciato a casa i loro dipendenti. A Porto Rotondo, ad esempio, nella villa di un russo 10 giardinieri sono stati mandati via perché la società esterna li ha dovuti licenziare».

I costi di gestione dei beni congelati agli oligarchi russi sono a carico dell’Agenzia del Demanio, che ad oggi ci ha confermato che non ha ancora pianificato le spese di gestione per il mantenimento di queste proprietà.

«La norma di legge in materia di congelamento di beni è del 2007. Ci stiamo ponendo il problema della sua attualità.Il congelamento con parole semplici è una sorta di sequestro che di norma esige che il bene venga conservato nello stato in cui viene dato in custodia, si tratta degli obblighi del “custode”. Stiamo discutendo con il Ministero dell’Economia e delle finanze su come comportarci in una situazione del tutto peculiare come questa.Tra l’altro la disciplina di legge prevede un organismo apposito, il Comitato di sicurezza finanziaria, per le decisioni importanti sul bene e in questo caso, visto il valore del bene, le decisioni sono praticamente tutte importanti. Tra queste decisioni rientra ovviamente la pianificazione delle spese, per cui è necessario interloquire sia con il CSF che con ogni Amministratore/Custode che è stato (o sarà) nominato per ciascun bene, al fine di stilare un piano generale delle spese e dei fabbisogni».

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