A Roma in arrivo una nuova ondata di rifiuti

La società di smaltimento Saf potrebbe bloccare le 350 tonnellate al giorno di "monnezza" romana che riceve. Ma la giunta Raggi sembra non preoccuparsene

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Cumuli di rifiuti vicino ai cassonetti in via Collatina, Roma - 8 gennaio 2018 – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Stefano Caviglia

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La spensieratezza con cui la giunta di Virginia Raggi ha bloccato l’invio dei rifiuti di Roma in Emilia Romagna, in quanto la città avrebbe a suo dire ben resistito alla valanga di rifiuti natalizia, comincia a ricordare i passeggeri danzanti prima del naufragio sul Titanic.

A parte le situazioni critiche (con cumuli di immondizia crescenti intorno ai cassonetti) già esistenti a Ostia e in diversi quartieri di Roma Est e di Roma Nord, il problema è che fra pochi giorni potrebbe mettersi in moto una vera e propria escalation, di cui inspiegabilmente nessuno sembra preoccuparsi nella giunta 5 Stelle.

La decisione della Saf

L’iceberg piazzato sulla rotta dell’amministrazione grillina è la prossima assemblea di una società pubblica di trattamento dei rifiuti chiamata Saf (Società Ambiente Frosinone) i cui soci, sindaci di una novantina di comuni della provincia, si riuniranno il 15 gennaio prossimo per decidere se continuare o meno ad accogliere le circa 350 tonnellate giornaliere di rifiuti che Roma Capitale conferisce da mesi (negli ultimi tempi un po’ meno, ma nessuno sa quanto) all’impianto di trattamento meccanico biologico di Colfelice e che finiscono poi nella discarica privata di Roccasecca, sempre nella provincia di Frosinone.

Come finirà l’assemblea della Saf, ovviamente, nessuno può saperlo in anticipo. Quel che invece è ben noto è che i sindaci della provincia di Frosinone hanno già deliberato nei mesi scorsi di non accettare più questi rifiuti nell’impianto di Colfelice a partire dal 1° gennaio 2018. È stato l’amministratore delegato della società a decidere, a sorpresa e per ragioni ancora non ben chiare, di prorogare il trattamento, passando nuovamente la palla ai sindaci per una nuova decisione nell’assemblea di lunedì prossimo.

L'opposizione dei sindaci ciociari

Altra cosa ben nota è che fra i sindaci della zona monta da tempo un’ondata di insofferenza che non promette niente di buono per Roma Capitale. “Ci siamo caduti già una volta 25 anni fa” spiega a Panorama.it il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani “con una discarica che doveva risolvere un’emergenza temporanea ed è arrivata a 650 mila tonnellate. Non vogliamo ripetere lo stesso errore: se per assurdo la maggioranza dell’assemblea di lunedì dovesse votare per continuare a smaltire i rifiuti di Roma, noi del capoluogo valuteremmo seriamente l’uscita dalla Saf”.

Non aiuta certo a migliorare la situazione l’atteggiamento della sindaca Raggi e dell’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari, che continuano a dichiarare urbi et orbi che Roma non ha bisogno di discariche né di inceneritori. Così stando le cose, i romani possono solo incrociare le dita e sperare che i sindaci del circondario di Frosinone evitino di scaricare la capitale.

Un’incognita ulteriore riguarda la situazione di Ostia, dove le difficoltà delle scorse settimane hanno praticamente costretto l’Ama a mettere in funzione, qualche giorno fa, il tritovagliatore che la stessa sindaca di Roma aveva giurato e spergiurato in campagna elettorale non sarebbe mai stato attivato. La cosa non fa ovviamente piacere agli attivisti del Movimento e neppure ai seguaci di Casapound che a Ostia sono numerosi e, com’è noto, non particolarmente accomodanti.

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