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(Ansa)
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Le riaperture non salvano i matrimoni

Normative e limitazioni portano i promessi sposi a rinviare all'autunno le loro cerimonie. Ed il settore rischia altri 4 mesi di sofferenza. Forse decisiva

Riaperture, è questa la parola d'ordine del Governo. Draghi ed il suo esecutivo hanno appena approvato e varato una sorta di calendario per la riaperture delle attività sospese da mesi, se non da un anno e più. Palestre, ristoranti, cinema, parchi divertimento, stadi, tutti con le loro concessioni e date di partenza.

Anche per i matrimoni ci sono novità; concessioni che però non convincono chi ha in programma di sposarsi. La richiesta del pass vaccinale per gli invitati ed il numero limitato rendono poco appetibile cerimonia e festa. Così tutti, ma proprio tutti, hanno scelto l'ennesimo rinvio, a settembre ed ottobre, regalando al settore altri 4 mesi di difficoltà. Che potrebbero essere fatali per le attività ed il personale che ruota attorno ad eventi come questo

Alessandra Moretti, lei è la vicepresidente di Federmep, associazione che rappresenta le imprese e i professionisti del settore Matrimoni ed eventi. Il Governo ha varato il decreto legge sulle riaperture, comprendendo anche il vostro settore, siete soddisfatti?

Soddisfatti perché finalmente è stata indicata una data, insoddisfatti per tutto il resto. Perché dovremo aspettare ancora un mese, perché è stata introdotta l'obbligatorietà del green pass, perché sarà fissato un tetto massimo ai partecipanti. Sa cosa significa di fatto? Che tanti, tantissimi committenti decideranno di rinviare i loro eventi. La sensazione è che abbiano deciso la ripresa per avere un carico in meno sui ristori, ma la realtà è diversa: sarà una riapertura, ma non una ripresa. E migliaia di operatori economici continueranno a non lavorare per altri mesi. Ma se non ci consentono di lavorare sappiano che dovranno prevedere rimborsi adeguati e non quella miseria che è arrivata sino ad oggi.

Una falsa partenza, quindi. Ma almeno il divieto è caduto.

Non solo una falsa partenza, ma il solito compromesso alla meno, la solita bulimia normativa di cui si gioveranno i furbetti. Perché si verificherà quel che già sta accadendo: feste mascherate da pranzi al ristorante, eventi 'clandestini'. E a pagare saranno al solito gli operatori responsabili e rispettosi delle norme. Anche se ci sembrano senza senso. Mi pare ci sia un dissociamento dalla realtà.

Un'accusa grave.

Grave è che non si sia preso coscienza che con queste regole non si colpirà tanto la diffusione del virus quanto la resilienza – parola tanto di moda oggi – delle imprese e dei professionisti del settore. La politica ha abdicato agli scienziati, altrimenti non si spiegano i tanti paradossi.

In che senso?

Se metti il green pass obbligatorio perché prevedere un limite di capienza? O l'uno o l'altro, altrimenti ammetti che anche il green pass non è decisivo. E ancora, non mi pare siano chiari i requisiti per avere il passaporto vaccinale, chi dovrà controllare la sua validità, come evitare che qualcuno aggiri – neanche troppo difficilmente – la norma. Il tampone obbligatorio avrebbe potuto avere un senso come strumento per anticipare la ripartenza degli eventi già dall'inizio del mese di maggio, per poi essere tolto successivamente. Ma renderlo obbligatorio e farci ripartire da metà giugno è folle. Oppure dobbiamo pensare che siano folli i francesi, gli spagnoli, i portoghesi, gli inglesi, che già permettono le feste con alcuni limiti ma senza passaporti vaccinali.

E ora, cosa pensate di fare?

Federmep in questo difficile anno ha portato avanti una battaglia tenendo alto l'orgoglio di un settore composto da decine di migliaia di operatori economici seri e responsabili. Lo abbiamo fatto avanzando proposte concrete e indicando soluzioni adottabili. Né il governo Conte, né duole dirlo, il governo Draghi hanno dimostrato di aver compreso l'importanza e il peso specifico del nostro lavoro. Continueremo a fare pressione perché la riapertura sia una vera ripartenza e non un timido passettino in avanti. Ne va della sopravvivenza di migliaia di imprese e della difesa di decine di migliaia di posti di lavoro.

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Andrea Soglio