Cronaca

Processo Thyssen, pene ridotte in appello

La Corte d'assiste d'appello di Torino ha ritoccato al ribasso le condanne degli imputati. L'indignazione dei parenti e dell'unico superstite

Redazione

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Condanne ridotte per gli imputati del processo Thyssenkrupp. L'incendio che nel 2007 uccise sette operai al lavoro nello stabilimento torinese della multinazionale dell'acciaio viene punito dalla giustizia con pene che oscillano fra i nove anni e otto mesi e i sei anni e otto mesi di carcere. Questa la decisione della Corte d'assise d'appello di Torino che, al termine di un processo lampo, ha ritoccato al ribasso le sanzioni. Gli sconti, a seconda delle posizioni, oscillano fra i quattro e i diciotto mesi. Ed è quanto basta per scatenare la furia dei parenti delle vittime. "È uno schifo", urla una donna subito dopo la lettura del dispositivo. "Come si fa a dare solo sei anni per sette morti?" si sfoga tra le lacrime Laura Rodinò, la sorella di un operaio deceduto, Rosario. "Fabrizio Corona è in galera per due foto e questi sono ancora a piede libero", grida Nino Santino mostrando la t-shirt con la foto di Bruno, il figlio perito nel rogo.

Antonio Boccuzzi, oggi parlamentare del Pd, unico sopravvissuto della squadra di operai Thyssenkrupp (dove lavorava) coinvolta nell'incidente, esprime "rammarico". "Da quella maledetta notte - osserva - ne sono passate 2.729. Ci sono state quattro sentenze e ogni volta è stato tagliato un pezzettino". In primo grado l'amministratore delegato Harald Espenhahn era stato condannato a sedici anni e mezzo di carcere perché riconosciuto colpevole di omicidio volontario con dolo eventuale. L'accusa, definita "assurda" dalla difesa, era caduta in appello e trasformata in omicidio colposo come per tutti gli altri imputati. Oggi per lui la pena è scesa da dieci anni a nove anni e otto mesi.

"Ci aspettavamo - spiega l'avvocato Ezio Audisio - una riduzione più consistente. Purtroppo invece è quasi impercettibile. E questo ci lascia insoddisfatti. Noi avevamo chiesto che si tenesse conto dell'effettivo grado di responsabilità nell'accaduto, del suo essere un manager sempre attento alla sicurezza, dell'incensuratezza, dell'attenuante del risarcimento del danno. Se ci saranno gli estremi, faremo ricorso". Ambienti vicini alla difesa comunque assicurano che, se la sentenza dovesse diventare definitiva, gli imputati (compreso Espenhahn) saranno subito a disposizione delle autorità competenti per l'esecuzione della condanna.

Il nuovo processo d'appello era stato ordinato dalla Cassazione (il 24 aprile dell'anno scorso) perché venissero "rimodulate" le pene. I sei dirigenti erano colpevoli - a diversi livelli - di avere trascurato lo stabilimento di Torino, che in quel periodo era sul punto di chiudere, e di non avere installato sulla linea 5, quella andata a fuoco, un impianto di rilevazione e spegnimento incendi. La Suprema Corte, però, aveva trovato degli errori nei calcoli dei giudici di merito. Una complicatissima questione da specialisti: era necessario - spiegarono - escludere un'aggravante e applicare il cosiddetto "concorso formale" fra i reati di omicidio colposo e di incendio. Adesso le condanne sono 7 anni e 6 mesi per Daniele Moroni (9 anni nel processo precedente), 7 anni e 2 mesi per Raffaele Salerno (8 anni e mezzo), 6 anni e 10 mesi per Gerald Priegnitz e Marco Pucci (7 anni) e 6 anni e 8 mesi per Cosimo Cafueri (8 anni). E restano fra le più alte mai inflitte in Italia per un incidente sul lavoro. (ANSA)

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