sabrina quaresima
(Ansa)
sabrina quaresima
Cronaca

Chi restituisce dignità alla preside innocente ma «sputtan...»?

La Rubrica - Lessico Familiare

Sputtanamento”, sostantivo maschile indicante una pubblica rivelazione di magagne o malefatte imputabili a qualcuno, per esporlo al pubblico ludibrio e determinarne una lesione dell’onorabilità e prestigio. Quando una parola del gergo comune e triviale diventa parte del vocabolario Treccani.

E’ chi è più sputtanata di tutti, in questo momento, se non la Preside del liceo romano accusata di irretire gli studenti e portarseli a letto, oggetto per settimane di scritte sui muri, proteste pelose dei collettivi studenteschi, dei suoi colleghi, messa nel mirino dalla stampa, elevata a novella Elisabeth Bathory da radio e TV, destinataria di ispezioni ministeriali e indagini?

Tanto tuonò che non scese manco una goccia: tutto archiviato, indagine chiusa. L’Ufficio scolastico regionale del Lazio ha deciso che nell’istituto romano Liceo Montale “non c’è stata nessuna violazione del codice disciplinare”.

Il ragazzo, pomo dello scandalo, non avrebbe fornito le chat incriminate agli ispettori, chat che - secondo i rumors - sembrerebbero essere ben diverse da quelle ventilate all’origine della vicenda, tanto da non essere state prodotte. Così Sabrina Quaresima rimane al suo posto e la vita può andare avanti.

Però intanto la donna è sputtanata.

La ‘lettera scarlatta’ l’ha impressa a vita e chiunque avrà a che fare con la stessa non potrà esimersi dal collegarla a quella vicenda pruriginosa in salsa scolastica, dove si intrecciano libido, accenni di pedofilia, ricatti, iniziazioni sessuali.

Siamo nella fenomenologia tipica della gogna mediatica dove la condanna pubblica oscura l’assoluzione giudiziale, imprigionando la mente della collettività nel discredito a prescindere dalla verità dei fatti.

Le "sentenze mediatiche" sono verdetti di condanna pubblica che producono immediati effetti sociali ed economici, con conseguenze devastanti sulla vita sociale, sul mondo degli affetti, sulla cerchia professionale del colpevole mediatico: disagio e isolamento sociale, vergogna, che possono destabilizzare perfino la salute psichica della persona.

Lo sa bene quell’esercito di sputtanati che hanno visto legare la propria immagine pubblica agli scandali generati da accuse indimostrate o clamorosi errori giudiziari: emblematico quello di Enzo Tortora, prima additato come ‘cinico mercante di morte’, portato via in manette urbi et orbi e poi assolto da ogni accusa.

Questo tritacarne mediatico fu per lui talmente devastante che ne decretò la morte. La Preside non ne seguirà certo le orme ma il danno è fatto e nessuno le chiederà mai scusa o dimenticherà mai quelle settimane di visibilità al vetriolo.

Questo caso fa riflettere sul cambio di paradigma del male e sul suo potere di imbrogliare le menti: nel Duomo di Orvieto c’è un affresco di Luca Signorelli che ritrae Satana nell’atto di sedurre le folle presentandosi con le sembianze di Gesù Cristo.

Il mondo è ormai suggestionato dai media che hanno assorbito ogni credo e permeato ogni mente, sicché oggi sono loro i nuovi profeti che indirizzano il comune sentire.

Da qui la doppia lama che offrono, la fama elevata alla massima potenza e non necessariamente connessa a particolari meriti, il disonore generalizzato quando si finisce nella dark side of the moon.

Il rischio è elevato e temibile, se persino il celebre Napoleone Bonaparte, agli albori dei mass media, ebbe a riferire che “C'è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette”.

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