Se la Nuova Zelanda apre all'aborto totale
(Ansa)
Se la Nuova Zelanda apre all'aborto totale
Cronaca

Se la Nuova Zelanda apre all'aborto totale

Un disegno di legge autorizzerebbe l'interruzione di gravidanza fino al parto. Un obrobrio da fermare

La Nuova Zelanda evoca pensieri di lontananza, essendo il paese più agli antipodi del nostro, di natura selvaggia – setting di lungometraggi epici favoriti da scenari incontaminati - di imbattibili giocatori di rugby che incutono timore agli avversari con gestualità bellicose (la famigerata haka), di qualità di vita.

Già, di vita.

Vita che sembra stia per perdere ogni valore per i nascituri se, come riportano alcuni quotidiani e siti di orientamento cattolico e pro-vita, dovesse passare una legge voluta dai laburisti della femminista premier Jacinta Ardern che liberalizza e depenalizza l'interruzione volontaria di gravidanza, udite udite, sino al parto.

Ovviamente non vorrei credere a tale abominio ma comprenderete che le verifiche non mi competono e, per quel che mi riguarda, mi baso su ciò che plurime fonti rilanciano come notizia di questi giorni.

E' curioso come la Nuova Zelanda rischi di passare dall'essere stato uno degli ultimi paesi occidentali a vietare l'aborto a quello con la legge più estrema al mondo.

In Italia la legge 194, dopo un discusso referendum, vige dal lontano 1978 mantenendo un mai sopito dibattito che vede contrapporsi, da un lato, movimenti per la tutela della vita, di orientamento cattolico e abolizionista, e associazioni di matrice 'radicale' (di ispirazione pannelliana per intenderci) che vorrebbero allargarne le maglie, dall'altro.

Sta di fatto che da noi esistono quantomeno regole specifiche che disciplinano la possibilità di ricorrere all'interruzione di gravidanza sino ai 90 giorni, superabili solo per motivi gravissimi e tassativi.

Nel paese della Ardern pare – e ripeto 'pare' – che il disegno di legge dei laburisti si sia volutamente dimenticato questa soglia con la conseguenza inaccettabile di sancire il principio per cui un bambino è 'vita' solo dopo l'uscita dal grembo materno, non prima.

Per fortuna da noi non è così ed esistono norme e pronunce che attribuiscono dignità giuridica anche ai nascituri sul presupposto di riconoscere diritti 'in fieri' al feto, una sorta di compromesso fra un'impostazione laica dello stato, voluta dai padri costituenti, e il millenario retaggio cristiano che connota le nostre radici culturali.

E' interessante la relazione ministeriale del 2019 sull'interruzione volontaria di gravidanza nel nostro paese che fotografa dati rilevanti: oltre ad una stragrande maggioranza di medici obiettori di coscienza che rifiutano di praticare l'aborto, 7 su 10 (con picchi di 9 su 10 in determinate province), risulta che poco meno della metà delle donne che vi ricorrono sono senza figli mentre un quarto (che è tantissimo) è recidiva: significa che chi abortisce una volta, tende poi a reiterare il gesto derubricandolo quasi a sistema contraccettivo, percentuale personalmente inquietante quanto inaccettabile.

Per fortuna per i nostri nascituri l'Italia è tra gli stati 'di retrovia' in Europa a praticare l'aborto, guardando da lontano i dati spaventosi dei paesi scandinavi come Finlandia e Svezia dove le percentuali sono tali da sconfessare gli argomenti dei pro-abortisti che fanno leva su esemplificazioni moralistiche di incesti, malformazioni, violenze, per convincere i più restii che considerano questa soluzione un omicidio legalizzato: o nella penisola scandinava vi è un tasso estremo di stupri, patologie prenatali e rischi per le donne gravide, o è evidente che si ricorre all'interruzione di gravidanza preferibilmente per scelte che non hanno a che fare con questi presupposti.

Forse 'lassù', fra fiordi e laghi incantati, così come 'laggiù' in Nuova Zelanda, fra montagne altissime e mare incontaminato, non hanno mai letto il capolavoro di Oriana Fallaci, Lettera ad un bambino mai nato, il lacerante quanto struggente percorso di una donna convintamente laicista che si sentiva padrona della propria vita e di quella del bambino che cresceva in lei, capace però di realizzare – ad un certo punto – l'errore drammatico dei propositi iniziali, sopraffatta dal prepotente urlo del bambino nel suo grembo che reclamava il diritto ad esistere.

Info: www.danielamissaglia.com

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