Cronaca

Meglio le famiglie delle comunità, lo dice la Cassazione

Una recente sentenza della Suprema Corte detta le linee guida sui casi di affidi_: prima la famiglia, le comunità solo extrema ratio. Ma la realtà delle cose è differente

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Daniela Missaglia

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Il 4 novembre 2019 la Cassazione ha smentito la Corte d’Appello di Venezia che, in aderenza alla precedente pronuncia del Tribunale per i Minorenni della città lagunare, aveva confermato il collocamento di due bambini in una comunità, lontano da mamma e papà, senza accogliere la richiesta dei nonni di affido temporaneo.

Gli Ermellini, annullando la sentenza, hanno, ancora una volta, censurato il malvezzo di non considerare un principio basilare collegato alle situazioni in cui i genitori risultino incapaci di assolvere al proprio ruolo.

Vien da chiedersi, di fronte alle tragedie di Bibbiano e di tutti i casi che hanno preceduto questa inchiesta, se i nostri Tribunali siano sintonizzati con i principi che la Suprema Corte di Cassazione continua ad enunciare, annullando le sentenze delle corti di merito che perseverano nel privilegiare le strutture esterne alle famiglie quali luoghi in cui disporre affidi temporanei dei bambini strappati ai genitori (per presunte inadeguatezze).

Principio secondo il quale occorre sempre privilegiare il contesto familiare dei minori, cui i nonni appartengono a pieno diritto, onde indirizzare i bambini tolti ai genitori presso queste figure con cui hanno un legame affettivo e di relazione.

Insomma: la comunità deve costituire solo l’extrema ratio, la scelta ultima quando ogni possibilità di affidamento presso gli ascendenti o altri parenti appaia impercorribile.

E’ ovvio, è logico, è umano persino, applicando solo il buon senso. E invece no, pare.

Perché le comunità etero-familiari proliferano e si diffondono in tutta Italia, lucrando (in troppi casi, ma non in tutti, sia chiaro) proprio sulla violazione di questo enunciato principio che salvaguarda la famiglia d’origine del minore in luogo di qualsiasi alternativa esterna ad essa.

Senza contare che, ad oggi, i controlli sulle Comunità etero familiari si riducono a mere autocertificazioni delle stesse, atteso che le procure presso i Tribunali per i Minorenni non paiono sufficientemente attrezzate per farlo direttamente.

E’ un dato di fatto che il giro di denaro che si origina è davvero notevolissimo per quanto ingiustificato visto che, nella stragrande maggioranza delle fattispecie, i nonni (o gli zii) prenderebbero con sé i minori in difficoltà con tutto l’amore possibile e pure a gratis.

E chi paga queste scelte?

Tutti noi, anche quando non ve ne sarebbe bisogno: Bibbiano sta scoperchiando un vaso di Pandora di incarichi e commesse legati agli affidi temporanei che farebbe girare la testa a chiunque, in termini di spesa non necessaria.

Altro che spending review, altro che Cottarelli.

Un ingegnere giapponese, Shingo Shigeo, divenuto celebre dopo la seconda guerra mondiale, dedicò la sua vita allo studio dei sistemi per migliorare e rendere più efficienti i processi industriali e coniò un detto che lo rappresenta ma che ben si adatta a queste situazioni: il tipo di spreco più pericoloso è quello che non siamo in grado di riconoscere.

Un giro miliardario (sì, miliardario) che - unito ad altri osceni business - fanno dell’Italia uno scolapasta dai cui fori escono rivoli di denaro pubblico che potrebbe essere destinato ad altro.

Senza contare che molti dei giudici onorari che decidono gli affidamenti dei minori sono ancora oggi in un palese conflitto di interessi, già ben censurato dal Consiglio Superiore della Magistratura.

In altre parole, ancora oggi, l’operatore sociale è spesso il giudicante.

Anche nella graduatoria per il triennio 2020 -2022, sono stati ( ri) confermati alcuni Giudici Onorari, in barba alle ultime circolari del Consiglio Superiore della Magistratura sulle incompatibilità previste per i componenti dei collegi giudicanti di primo grado o delle sezioni per i minorenni delle corti d'appello.

Morale: le leggi e i principi ci sono ma il sistema pare allergico agli stessi.

Dunque, i poveri nonni, per poter difendere i diritti dei nipotini, dovranno passare attraverso tre gradi di Giudizio, sperando di essere ancora vivi alla fine del percorso giudiziario.

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