Cronaca

Maltempo: perché i fenomeni atmosferici sono sempre più violenti

Mareggiate, piogge, ma anche caldo e interminabili periodi di siccità saranno sempre più frequenti e non solo in Italia

Maltempo: nubifragio nel Catanzarese, allagamenti e disagi

Barbara Massaro

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La parola chiave è "Record". Quando si parla di fenomeni meteorologici in Europa, che siano d'estate o d'inverno, sempre più spesso esperti, studiosi e mezzi d'informazione bollano con il sigillo record il caldo, il freddo, il vento, le mareggiate o le piogge.

Cosa sta succedendo al clima

In realtà, però, non si tratta di anomalie circostanziate al cospetto delle quali rimanere con la bocca aperta o col punto di domanda disegnato sulla fronte, ma di eventi atmosferici che sono la diretta conseguenza dell'innalzamento della temperatura terrestre, dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità che si registrano su scala globale.

Ecco che allora i 156 centrimetri d'acqua a Venezia della scorsa settimana o i venti che hanno soffiato a 180 chilometri l'ora causando onde di cinque metri nell'Adriatico sono parenti stretti dei 35 gradi di temperatura registrati in Norvegia lo scorso agosto o dell'alga tossica che si è sviluppata per il troppo caldo sul litorale polacco. Dalla Mongolia colpita dalla siccità alla Thailandia messa in ginocchio dalle alluvioni; dall'Australia devastata dagli incendi alle comunità dell'Himalaya minacciate dallo scioglimento dei ghiacciai la situazione climatica a livello mondiale è frutto della cattiva gestione che l'essere umano sta facendo del pianeta che lo ospita.

Il caso Italia

L'ondata di maltempo che è arrivata sull'Italia lo scorso lunedì, ad esempio, era attesa, ma a sette giorni di distanza dall'inizio della perturbazione nessuno si sarebbe aspettato di dover contare 12 morti150 mila persone rimaste senza luce, 100 mila senza acqua potabile, danni alle coltivazioni, strade allagate da nord a sud, il 70% di Venezia sotto l'acqua, fiumi esondati e 500 mila alberi abbattuti dalle frane.


 

Il problema è che, nonostante l'allarme lanciato da anni da qualsiasi organismo e organizzazione che si occupi di ambiente dall'ONU in giù sia a livello politico sia a livello territoriale sia nella percezione stessa della coscienza ecologica del singolo cittadino non si fa abbastanza e si sottovaluta la complessità del problema.

Perché è vero che il riscaldamento globale dovuto alla continua crescita e concentrazione delle emissioni di gas a effetto serra come il biossido di carbonio (o CO2), il metano e il protossido di azoto rende l’atmosfera più calda e instabile e aumenta l'evaporazione, ma è anche vero che a minacciare gli equilibri del nostro pianeta non è soltanto l'innalzamento della temperatura.

Difendere la biodiversità

Cristiana Paşca Palmer, numero uno dell'Onu in tema di biodiversità, intervistata dal Guardian ha parlato di un "killer silenzioso" che sta minacciano il nostro pianeta. Si tratta della perdita di biodiversità.

"La perdita di biodiversità è un killer silenzioso - ha spiegato - È diversa dai cambiamenti climatici i cui effetti sono visibili alle persone nella vita di tutti i giorni. Con la biodiversità non è così chiaro, ma nel momento in cui scopri ciò che sta accadendo, potrebbe essere troppo tardi".

Secondo la Palmer entro il 2020 deve essere sottoscritto un accordo globale affine a quello firmato al termine della conferenza sul clima di Parigi del 2015 che responsabilizzi e impegni i Paesi sul tema della tutela delle diversità biologiche nel pianeta

Entro il 2050, infatti, ci si aspetta che l'Africa perda il 50% dei suoi uccelli e mammiferi e che la pesca in Asia crolli completamente. La perdita di piante e vita marina ridurrà la capacità della Terra di assorbire il carbonio, creando un circolo vizioso dalle conseguenze devastanti che porterà a un ulteriore innalzamento delle temperature che determinerà il precipitare di una situazione già ora al limite del collasso.

Secondo Greenpeace l'essere umano potrebbe essere il primo a documentare la sua stessa estinzione.

I cambiamenti climatici nella storia della Terra sono sempre avvenuti a causa dell'oscillazione dell'asse terrestre o della caduta di meteoriti o di altri fenomeni prettamente naturali, ma sono stati più graduali di quello messo in atto per mano dell'uomo.

L'anomalia italiana

La situazione dell'Italia, poi, è particolarmente grave. Oltre al fatto che rispetto alla media globale la temperatura nel nostro Paese si stia innalzando a una velocità doppia si assommano una serie di concause endemiche che determinano danni a persone e cose che sarebbero stati evitabili se il territorio fosse stato gestito con più cura.

Basti pensare a quanto detto dal geologo Fabio Tortorici, presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi e consigliere dello stesso.

Tortorici è stato intervistato da Ansa a proposito della tragedia di Casteldaccia dove 9 persone hanno perso la vita a causa dell'esondazione del fiume Milicia che ha invaso la villetta abusiva abitata da una famiglia palermitana. E' vero che quella villetta avrebbe dovuto essere abbattuta due anni fa, ma è anche vero che il problema della cura e mantenimento dei bacini idrogeologici in Italia è sottovalutato.

"Bisogna considerare tutto il bacino idrografico - ha ammonito il geologo - che è esteso 130 chilometri quadrati, se comprende canali o torrentelli".

Tortorici ha ricordato inoltre che "Le norme che si occupano della pulizia idraulica risalgono al 1904 e quindi va rivisto il governo del territorio, che non è cosa di semplice soluzione. Da decine di anni nei territori non c'è un'adeguata manutenzione. La questione della pulizia idraulica investe tutta l'Italia".

Poi c'è il tema degli smottamenti e delle frane. Come è possibile che per la pioggia cadano 500 mila alberi in pochi giorni?

La forza della natura vs l'incuria umana

I boschi spazzati via in Veneto con gli scenari apocalittici che si sono creati sulle Dolomiti sono l'esito dell'eccessiva forestazione del primo dopo guerra quando per far tornare a vivere l'area carsica sono stati piantati troppi alberi oggi crollati come fossero fruscelli.

E poi ci sono i paesi edificati troppo a ridosso del mare (Genova ad esempio) o alle pendici di montagne che rischiano smottamenti (il disastro del Vajont) vicino a vulcani (Napoli) o in zone sismiche.

Il male tutto italiano è quello di sottovalutare la forza della natura e pensare che l'uomo possa insidiarsi in maniera approssimativa senza fare i conti con il territorio. Perciò oltre a politiche volte alla riduzione delle emissioni di gas serra per limitare i danni futuri, l'Italia ha urgenza di mettere in atto strategie di adattamento rispetto alla conseguenze dei cambiamenti del clima che sono già in corso.

Il prossimo appuntamento politico per parlare di clima e biodiversità è nel 2019 al G7 in Francia a Biarritz a febbraio. Lì bisognerà, tra l'altro, rivedere gli impegni presi a Parigi nel 2015 (dopo l'uscita degli USA)  e approfondire il tema della tutela delle biodiversità, dell'economia ecosostenibile e della riduzione degli inquinanti nella grande industria.

L'impegno a non superare il 1,5 gradi centigradi d'innalzamento della temperatura non basta; per cercare di salvare il pianeta bisogna fare di più e più in fretta perché la natura si sta ribellando e il tempo è quello che manca all'uomo.

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